Antigone (Alfieri)/Atto secondo/Scena I

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Atto secondo. Scena I

Antigone (Alfieri)/Atto secondo Antigone (Alfieri)/Atto secondo/Scena II IncludiIntestazione 26 gennaio 2012 50% Teatro

Atto secondo Atto secondo - Scena II
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ANTIGONE


Tempo, che a' rei Nepoti, infami Figli
Del delitto obbedii: ma se l'orrendo
Lor nascimento con più orrenda morte 15
Emendat'hanno, eterno oblio li copra.
Compiuto appena il lor destin, più puro
In Tebe il Sol, l'aer più sereno, i Numi
Tornar più miti: or sì sperar ne giova
Più lieti dì.

Emone.

            Tra le rovine, e il sangue 20
De' più stretti Congiunti ogn'altra speme,
Che di dolor, fallace torna. Edippo,
Di Tebe un Rè (che tale egli è pur sempre)
Di Tebe un Rè, ch'esul, ramingo, cieco
Spettacol nuovo a tutta Grecia appresta: 25
Duo Fratelli, che svenansi; Fratelli
Del Padre lor; Figli dìincesta Madre
A te Sorella, e di sua man trafitta:
Di nomi or vedi orribile mistura,
E di morti, e di pianto: ecco gli auspicj, 30
Ecco la strada, onde a regnar salisti:

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ATTO SECONDO


Ahi! Padre, esser puoi lieto?

Creonte.

              Edippo sol
Questa per lui contaminata Terra,
Col suo più starvi, alla terribil'ira
Del Ciel fea segno. Era dover che sgombra 35
L'avesse alfin. _ ma i nostri pianti interi
Tu non narrasti: ahi scellerato Edippo!
Che non mi costi tu? La morte i' piango
Anco d'un Figlio: il tuo maggior Fratello
Menèceo sì, che all'empie, e stolte frodi, 40
A' vaticinj menzogneri, e stolti
D'un Tiresia credè: Menèceo ucciso
Di propria man, per salvar Tebe; ucciso
Mentre pur vive Edippo. _ a' falli suoi
Poca vendetta è il suo perpetuo esiglio. 45
Ma seco apporti in altri lidi Edippo
Quella, che ovunque i passi ei mova, il segue
Maledizion del Ciel.Pianger non vale
A far, non sia ciò, ch'è. Dare all'oblio
Dessi il passato; e di Fortuna il crine 50

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ANTIGONE


Forte tener.

Emone.

             Instabil Dea, non ella
Forza al mio cor può far. Del Ciel lo sdegno
Bensì temer, Padre, n’è forza. Or soffri,
Libero i’ parli: il tuo crudel divieto,
Che le fiere de’ Greci Ombre insepolte 55
Acheronte varcar non lascia, al Cielo
Grida vendetta. Oh! Che fai tu? Di Regno,
E di prospera sorte ebro, non pensi,
Che Polinice è regio Sangue, e Figlio
Di Madre a te Sorella? E sì pur giace 60
Ignudo in Campo: almen l’esangue busto
Di lui Nipote tuo lascia, che s’arda.
L’ultimo eccidio Antigone de’ Suoi
Tacendo soffre: del Fratello il corpo
Quella Vergine illustre abbiasi in dono. 65

Creonte.

A par degli empj suoi Fratelli FFiglia
Non è costei di Edippo?

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ATTO SECONDO


Emone.

            A par di loro
Dritto ha di Tebe al Trono. Esangue corpo
Ben dar puoi per un Regno.

Creonte.

             A me nemica
Fiera è Costei.

Emone.

             Nol credi.

Creonte.

              Edippo ell'ama, 70
E Polinice; odia Creonte dunque.

Emone.

Oh Ciel! Del Padre, del Fratel pietade
vuoi tu ch'ella non senta? In pregio forse
Più la terresti, se spietata .....

Creonte.

              In pregio
Più, nò; ma meno i' l'odieria d'assai. 75
Rè prevenir dè gli odj; ognun nemico
Stimar, che offeso stima. Ogni pretesto

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ANTIGONE

Di ribellarsi Antigone superba
Perdè col Padre. Esuli, unit entrambi
Potean, vagando, un Rè trovar, che velo 80
Fesse all’innata ambizion d’Impero
Di mentita pietade; e in armi a Tebe,
Qual venne Adrasto, ne venisse. Figlio,
Biasmare i’t’odo il mio divieto, a cui
Alta ragione, che tu non sai, mi spinse. 85
Ti fia poi nota; e benchè dura legge,
Vedrai, ch’ell’era necessaria.

Emone.

                    Ignota
M’è la ragion, di’ tu; ma ignoti, parmi,
Ten son gli effetti. Antigone può in Tebe
Dell’esul Padre, e del rapito Trono, 90
E del Fratello, che insepolto stassi,
Non la cercando, ritrovar vendetta.
Mormora il Volgo, a cui tua legge spiace,
E assai ne sparla, e la vorria delusa,
E rotta la vorrà.

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ATTO SECONDO

Creonte.

           Rompasi; ch'altro 95
I'non chiegg'io, purchè la vita io m'abbia
Di qual primier l'infrangerà.

Emone.

            Qual fiero
Nemico a danno tuo ciò ti consiglia?

Creonte.

Amor di te sol v'astringe: il fruttto
Tu raccorrai di quanto or biasmi. Avvezzo 100
A ben altri veder delitti in Tebe.
E il Cittadin che può far altro omai,
Che obbedirmi, e tacer?

Emone.

            Talor si cova
Nel silenzio vendetta.

Creonte.

            In quel di pochi;
Ma nel silenzio d'una gente intera 105
Timor si cova, e servitù. Tralascia,
D'opporti a' miei saggj disegni, o Figlio:

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ANTIGONE


Non ho di te maggior, non ho più dolce
Cura di te: solo m’avanzi; e solo
Godrai tu un dì di mie fatiche. Ingrato 110
Anzi tempo non far ti veggia il Padre .....
Ma qual d’Armati, e di catene suono?.....

Emone.

Oh! Chi mai vien? ... Fra duri lacci avvolte
Donne son tratte?... Antigone! Che miro?

Creonte.

L’incauta cadde entro la rete; uscirne 115
Mal ne potrà.


SCENA SECONDA


GUARDIE con fiaccole, ANTIGONE, ARGÌA,

CREONTE, EMONE.


Creonte.

             Che fia? Qual’han delitto
Queste Donzelle?