Artaserse/Atto primo/Scena XI
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Pietro Metastasio - Artaserse (1730)
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Megabise, poi Arbace disarmato fra le guardie, e detti.
- Megabise
- Arbace è il reo.
- Artaserse
- Come!
- Megabise
- Osserva il delitto in quel sembiante. (accennando Arbace, che esce confuso)
- Artaserse
- L’amico!
- Artabano
- Il figlio!
- Semira
- Il mio german!
- Mandane
- L’amante!
- Artaserse
- In questa guisa, Arbace,
- Mi torni innanzi? Ed hai potuto in mente
- Tanta colpa nudrir?
- Arbace
- Sono innocente.
- Mandane
- (Volesse il Ciel!)
- Artaserse
- Ma, se innocente sei,
- Difenditi; dilegua
- I sospetti, gl’indizi; e la ragione
- Dell’innocenza tua sia manifesta.
- Arbace
- Io non son reo: la mia difesa è questa.
- Artabano
(Seguitasse a tacer!)
- Mandane
- Pure i tuoi sdegni
- Contro Serse?
- Arbace
- Eran giusti.
- Artaserse
- La tua fuga?
- Arbace
- Fu vera.
- Mandane
- Il tuo silenzio?
- Arbace
- È necessario.
- Artaserse
- Il tuo confuso aspetto?
- Arbace
- Lo merita il mio stato.
- Mandane
- E ’l ferro asperso
- Di caldo sangue?
- Arbace
- Era in mia mano, è vero.
- Artaserse
- E non sei delinquente?
- Mandane
- E l’uccisor non sei?
- Arbace
- Sono innocente.
- Artaserse
- Ma l’apparenza, o Arbace,
- T’accusa, ti condanna.
- Arbace
- Lo veggo anch’io: ma l’apparenza inganna.
- Artaserse
- Tu non parli, o Semira?
- Semira
- Io son confusa.
- Artaserse
- Parli Artabano.
- Artabano
- Oh Dio!
- Mi perdo anch’io nel meditar la scusa.
- Artaserse
- Misero! che farò? Punire io deggio
- Nell’amico più caro il più crudele
- Orribile nemico. A che mostrarmi
- Così gran fedeltà, barbaro Arbace?
- Quei soavi costumi,
- Quell’amor, quelle prove
- D’incorrotta virtude, erano inganni
- Dunque d’un’alma rea? Potessi almeno
- Quel momento obliar che in mezzo all’armi
- Me da’ nemici oppresso
- Cadente sollevasti, e col tuo sangue
- Generoso serbasti i giorni miei!
- Ché adesso non avrei,
- Del padre mio nel vendicare il fato,
- La pena, oh Dio! di divenirti ingrato.
- Arbace
- I primi affetti tui,
- Signor, non perda un innocente oppresso.
- Se mai degno ne fui, lo sono adesso.
- Artabano
- Audace! E con qual fronte
- Puoi domandargli amor? Perfido figlio!
- Il mio rossor, la pena mia tu sei.
- Arbace
- Anche il padre congiura a’ danni miei!
- Artabano
- Che vorresti da me? Ch’io fossi a parte
- De’ falli tuoi nel compatirti? Eh, provi, (ad Artaserse)
- Provi, o signor, la tua giustizia. Io stesso
- Sollecito la pena. In sua difesa
- Non gli giovi Artabano aver per padre.
- Scordati la mia fede, oblia quel sangue,
- Di cui, per questo regno
- Tante volte pugnando, i campi aspersi:
- Coll’altro, ch’io versai, questo si versi.
- Artaserse
- Oh fedeltà!
- Artabano
- Risolvi, e qualche affetto
- Se ti resta per lui, vada in oblio.
- Artaserse
- Risolverò, ma con qual core... Oh Dio!
- Deh respirar lasciatemi
- Qualche momento in pace!
- Capace di risolvere
- La mia ragion non è.
- Mi trovo in un istante
- Giudice amico, amante,
- E delinquente e re. (parte)