Avventure di Robinson Crusoe/53

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Pronostico avverato

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Daniel Defoe - Avventure di Robinson Crusoe (1719)
Traduzione dall'inglese di Gaetano Barbieri (1842)
Pronostico avverato
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Pronostico avverato.



Dopo avere con molta fatica tirata la scialuppa a tanta altezza di spiaggia, che la più grossa marea non avrebbe potuto rimetterla all’acqua, ed assicurati che il foro fattole nel fondo fosse ampio abbastanza da non poterlo ristuccare così su due piedi, ci eravamo seduti su l’erba pensando a quello che ci sarebbe ora tornato meglio di fare. Non andò guari che udimmo uno sparo di cannone sul vascello, e gli vedemmo alzare il segnale che intimava alla scialuppa di tornare a bordo; ma la scialuppa certo non si moveva, e quelli del bastimento ripeterono gli spari di cannone e i segnali. Finalmente quando furono convinti che tutti i loro spari e segnali erano infruttuosi, e che la scialuppa non si movea, vedemmo col soccorso del mio cannocchiale che aveano, com’io lo avea pronosticato, lanciata in mare una seconda scialuppa, la quale veniva inverso alla nostra spiaggia di tutta corsa. Quando questa ci fu più da vicino, potemmo discernere che non vi stavano entro meno di dieci uomini, e che costoro questa volta si erano muniti d’armi assai bene.

Poichè il vascello non era più lontano di circa due leghe dalla spiaggia, li vedemmo perfettamente dal primo momento in cui si avviarono, e se ne poterono fin discernere i volti, perchè la marea avendoli spinti un po’ più del dovere al levante della volta che avea presa lo scappavia, remarono rasente la spiaggia per isbarcare nello stesso sito ove gli altri. Il capitano intanto potè darmi esatto conto delle persone che s’avanzavano e delle loro nature; tre de’ quali, secondo lui piuttosto buoni diavolacci, s’erano lasciati trascinare nella congiura dalla prepotenza degli altri. Ma quanto al guardastiva[1] che pareva il capo di quella spedizione, e al resto di ciurma [p. 315]della seconda scialuppa, me li dipinse per fior di cialtroni e fatti accaniti dalla disperazione a persistere nella scellerata impresa già incominciata. A questo punto non mi dissimulò quanta paura avesse che fossimo troppo pochi contro di loro.

— «Ma, caro mio, gli risposi sorridendo, uomini ridotti alle nostre condizioni devono passar sopra a qualunque paura. Poichè non v’è immaginabile condizione umana che non sembri migliore di quella in cui ci troviamo ora, sia vita, sia morte, la conseguenza de’ tentativi che siamo per intraprendere, sarà sempre una liberazione. Per parte mia almeno... Ve l’ho già contata la mia vita. Vi pare che sia sparsa di rose? Vi pare che non meriti l’incomodo di essere rischiata per cambiarla in uno stato meno cattivo? Ma dov’e andata a stare, mio capitano, quella vostra fiducia che vi aveva sollevato lo spirito momenti fa, la fiducia ch’io fossi stato preservato dal cielo per operare ora la vostra salvezza? Non mi perdo tanto d’animo io. Guardate! in tutto questo apparato di cose io ne vedo una soltanto che mi dà dispiacere.

— Ed è?

— Che in tutta quella ciurma vi sieno tre o quattro buoni diavolacci, come avete detto voi, che sarebbero da salvare. Io vorrei in vece che sol tutta la schiuma di canaglia del vostro vascello fosse là in quella scialuppa, e direi che la Providenza divina gli ha cerniti dal restante per darceli tutti nelle mani. Perchè, contate bene su ciò: ognun di loro che approderà a questa spiaggia è cosa nostra e da noi dipenderà il concedergli la vita o dargli la morte secondo i suoi portamenti.»

Nel dir queste parole innalzai tanto la voce, feci una cera sì allegra, che gl’infusi una parte del mio coraggio; onde procedemmo più vigorosamente entrambi a dar que’ provvedimenti che allora si convenivano.

Fin dal momento che comparve la seconda scialuppa staccatasi dal bastimento, pensammo a separare i prigionieri, e rispetto a ciò veramente disponemmo con sicurezza le cose. Due di costoro, de’ quali il capitano si fidava men che degli altri, li mandai, scortati da Venerdì e da uno de’ miei liberati ospiti, alla mia caverna ove erano in bastante lontananza e fuor del caso di esser uditi e scoperti o di trovar la via d’uscire da que’ boschi, se fossero giunti a liberarsi da sè medesimi. Furono lasciati legati in quel fondo, ma non privi di [p. 316]
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provvigione, oltrechè fu promesso loro, che se continuavano a mantenersi tranquilli, sarebbero posti in libertà fra un giorno o due: ma ad un tempo vennero minacciati che, sol che si fossero provati a tentare una fuga, sarebbero stati messi a morte irremissibilmente. Promisero a quanto apparve di buona fede che avrebbero sopportato con rassegnazione il loro confino; anzi si mostrarono grati a Venerdì che li trattò con dolcezza, e lasciò loro e provvigioni e luce, cioè candele quali noi ce le avevamo fatte per un altro conforto. Ci era per noi una sicurezza di più; credettero che Venerdì stesse continuamente all’ingresso della caverna per fare ad essi la guardia.

Gli altri prigionieri furono trattati meglio. A due di questi per verità si lasciarono legate le braccia, perchè il capitano non si rischiava ancora a fidarsi interamente di loro; ma, presi gli altri due al mio servigio dietro raccomandazione del capitano medesimo, ebbi per buono il solenne loro giuramento di esserci fedeli in vita ed in morte. Computati i tre miei onesti ospiti, eravamo sette uomini [p. 317]armati; nè dubitai che non fossimo capaci di far fronte ai dieci, tanto più che sapeva dal capitano stesso esservi fra i dieci tre di non mala indole.

Appena giunti laddove era approdata l’altra scialuppa, i nuovi arrivati presero terra tirandosi dietro a rimorchio la propria, il che vidi con molto piacere; perchè aveva avuto grande timore che la mettessero piuttosto all’âncora in qualche distanza dal lido, lasciandovi entro alcuni uomini che la guardassero, togliendoci così il modo d’impadronircene. Toccata la spiaggia, fu lor prima cura il correre tutti all’altra scialuppa, e si diede facilmente a conoscere il loro stupore al trovarla sguernita affatto e con un gran buco nel fondo, com’è già stato detto.

Dopo aver meditato alcun poco su ciò, misero non so quanti potentissimi gridi, adoperandovi tutta la forza de’ loro polmoni per provare a farsi udire dai loro compagni. Allora serratisi tutti in circolo, spararono i loro moschetti, e certo ne udimmo il fragore noi, e lo ripetè ogni eco delle selve all’intorno; ma fu tutt’uno per loro. Nè i prigionieri della caverna poteano sentirli, nè quelli che avevamo in custodia noi, ancorchè li avessero sentito bastantemente, si attentarono a dar veruna risposta. Sbalestrati, fatti attoniti oltre ogni dire da questo incidente, come lo sapemmo da loro stessi più tardi, presero la risoluzione di tornare a bordo del loro vascello e narrare che i loro compagni erano stati tutti trucidati e smantellata la scialuppa. In fatti, lanciata tosto nuovamente all’acqua la propria, vi saltarono tutti a bordo.

Rimase ben sorpreso e sconcertato il capitano a tal vista, perchè nemmen’egli dubitò che costoro tornerebbero un’altra volta a bordo del vascello, e che tutti di concerto mettendo per perduti i loro compagni darebbero altrove le vele; la qual cosa gli rincresceva assai, perchè lo privava delle speranze testè concepite di riavere il suo bastimento. Non andò guari che dovette affliggersi per tutt’altro motivo.

Si erano scostati ben poco dalla riva quando li vedemmo tornare alla spiaggia, ma con un nuovo proposito che sembrò avessero fermato fra loro stando in barca: quello cioè di lasciare tre uomini in custodia della scialuppa, intantochè girerebbero attorno al paese in cerca degli smarriti compagni. Fu questo un grave sconcerto per noi, perchè adesso non sapevamo più che farne, e il poterci anche impadronire de’ sette uomini sbarcati non era un vantaggio per noi [p. 318]se ci lasciavamo sfuggire la scialuppa; e certo i tre uomini posti a guardarla non avrebbero mancato in tal caso di condursi a bordo del vascello, che avrebbe salpato e date le vele; e addio nostre speranze di ricuperarlo mai più! Pure non avevamo altro rimedio fuor dell’aspettare e vedere qual partito ci potesse venire dall’esito delle cose o in una maniera o nell’altra.

Poichè i sette uomini furono sbarcati, i tre lasciati nella scialuppa la spinsero ad una buona distanza dalla spiaggia, e colà gettarono l’âncora per aspettare i compagni. Quanto ai tre della barca, ne parea dunque tolta ogni speranza di raggiugnerli.

Quelli della spiaggia, tenendosi in serrato drappello, si avanzavano verso l’altura del piccolo poggio sotto cui giacea la mia abitazione, onde li vedevamo pienamente, benchè eglino non potessero veder noi. Noi avremmo desiderato, o che ci venissero a tiro tanto da far fuoco sovr’essi, o che andassero più lontani per lasciarci spazio più aperto. Giunti alla cresta della collina da cui poteano dominare con l’occhio un gran tratto di boschi e valli posti al nord-est (greco), e che formano la parte più bassa dell’isola, si diedero a gridare ed urlare fino al segno di non poterne più. Ma non volendo a quanto

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[p. 319]sembrava arrischiare di allontanarsi troppo nè dalla spiaggia nè gli uni dagli altri, si posero a sedere sotto un albero per prendere in nuova considerazione le cose. Se avessero stimato bene di condursi a quell’ombra per dormire, come avea fatto la prima banda, ci avrebbero reso un bel servigio, ma troppo erano pieni di paura per avventurarsi a dormire, ancorchè finora non sapessero qual fosse il pericolo che dovevano temere.

Il capitano mi fece una proposta molto giudiziosa. Gli sembrava cosa assai probabile che costoro avrebbero tornato a sparare i loro moschetti per veder pure di farsi udire dai compagni. Egli consigliava dunque di esser pronti, se accadea questa scarica generale, a fare una sortita d’assalto sovr'essi. Presi così alla sprovvista si sarebbero certamente arresi, ed avremmo per parte nostra evitato ogni spargimento di sangue. Mi piacque la proposta, semprechè per altro ci fossimo trovati in vicinanza bastante per poterli assalire prima che tornassero a caricare i loro moschetti. Ma il caso preveduto dal capitano non s’avverò, e noi rimanemmo lungo tempo ancora senza sapere che cosa risolvere.

Finalmente dissi agli amici ch’io non credeva ci fosse nulla da fare sino alla notte; e che, se in quell’ora non fossero tornati alla scialuppa, avremmo forse potuto trovar modo di metterci tra loro e la spiaggia, e inventare chi sa? qualche astuzia, per far sì che i tre della scialuppa ci venissero anch’essi.



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Note

  1. Uficiale marinaio che ha cura del sartiame, delle ancore e di tutti gli attrezzi che a queste appartengono.