Avventure di Robinson Crusoe/86

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Spionaggio innocente

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Daniel Defoe - Avventure di Robinson Crusoe (1719)
Traduzione dall'inglese di Gaetano Barbieri (1842)
Spionaggio innocente
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Spionaggio innocente.



Malgrado la minor fede avutasi dal mio prete nella sincerità della conversione degli altri Inglesi, pure avendogli questi promesso di fare ogni possibile per indurre a divenire cristiane le proprie donne che tosto fecero comparire, benedì la loro unione con esse.

Ma Guglielmo Atkins non era ancor tornato, nè per conseguenza vedevamo nemmeno sua moglie. L’ecclesiastico, dopo avere aspettato un poco, ebbe curiosità di sapere ove mai fosse andato questo Atkins.

— «Vi prego, signore, disse voltosi a me, andiamo fuori a fare un giro per questo vostro labirinto e guardiamo attorno. Scommetterei qualche cosa di bello che o da una parte o dall’altra troviamo Guglielmo Atkins parlando sul serio con sua moglie, e ingegnandosi d’insegnarle alcun che di religione.»

Cominciava ad essere anch’io del suo avviso; onde uscito in sua compagnia, lo condussi per un sentiere noto a me solo e laddove gli alberi erano sì fitti, che il loro intreccio di frasche impediva l’esser [p. 524]veduti e rendeva impenetrabile agli occhi altrui più l’interno che l’esterno medesimo della selva. Giunti a lembo di essa, fui io il primo a scorgere Guglielmo Atkins e la sua abbronzata compagna seduti all’ombra d’un macchione ed immersi in serî discorsi. Fermatomi tosto e fatto venire il prete con me gli additai il luogo ove erano allora quei due, che stemmo contemplando un bel pezzo con la più curiosa attenzione. Notammo l’uomo che s’infervorava accennando col dito alla sua vicina il sole, i quattro lati del firmamento, poi sbassandosi per indicare la terra, indi volgendosi in largo verso il mare, finalmente additando sè stesso, lei, gli alberi e il bosco.

— «Ora vedete, mi disse il mio sacerdote, che le mie parole han fatto frutto: quell’uomo predica a sua moglie. Guardatelo adesso; le insegna che il nostro Dio ha fatto lui, lei, il cielo, la terra, il mare, i boschi, gli alberi, tutte le cose.

— Mi pare di sì» gli risposi.

Subito dopo vedemmo Guglielmo Atkins saltare in piedi, gittarsi ginocchione, sollevare al cielo le mani. Ne parve che dicesse qualche cosa; ma gli stavamo troppo lontani per udirlo. Non continuò a rimanere in quella postura un mezzo minuto; ma rialzatosi e sedutosi di nuovo presso la donna sua, tornava a parlarle. Vedemmo che la donna gli prestava grande attenzione, ma se anche ella parlasse, non potemmo distinguerlo. Nel tempo che Atkins rimase ginocchione vidi sgorgar le lagrime su le guance del mio prete, e rattenni a stento le mie; ma fu un gran dispiacere per noi il non essere in tal vicinanza da capire che cosa si dicessero scambievolmente. Pure non ardivamo accostarci di più per la paura di disturbarli; quindi risolvemmo di restar lì per vedere sino alla fine questo dialogo in pittura che, se bene muto, parlava forte abbastanza senza il soccorso della voce. Le stava vicino, come ho detto, serrandosi addosso a lei e parlandole e riparlandole con fervore e due o tre volte, come potemmo accorgercene, abbracciandola e baciandola tenerissimamente; un’altra volta gli vedemmo trarre a mano il suo fazzoletto, rasciugarsi gli occhi, e tornarla a baciare in atto straordinariamente affettuoso. Dopo parecchie di queste variazioni, lo vedemmo in un subito saltar nuovamente in piede e aiutarla a rialzarsi; poi la condusse per mano ad una distanza di due o tre passi, ove entrambi s’inginocchiarono tenendosi in tale guisa per due minuti all’incirca.

Il mio amico non potè durarla più a lungo senza esclamare:

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Il mio amico non potè durarla più a lungo senza esclamare «San Paolo! San Paolo!

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— «San Paolo! san Paolo! vedeteli che fanno orazione!»

Ebbi una mala paura che Atkins lo avesse udito; onde lo supplicai per l’amor di Dio a contenersi, tanto che potessimo vedere il fine di questa scena, per me, lo confesso, la più commovente di quante io abbia mai vedute in mia vita. Fece dunque per un pezzo forza a sè stesso, ma con grande stento, tanto lo rapiva la contentezza a pensare che quella povera pagana era per abbracciare la fede di Cristo. Or piangeva, ora alzava le mani al cielo e si facea segni di croce; tal altra profferiva sotto voce giaculatorie di ringraziamento al Signore, che facea vedere così miracolosamente coronate d’un buon successo le nostre fatiche; talvolta parlava con sè stesso tanto sommessamente ch’io medesimo non potea capire che cosa dicesse: erano parole or in latino, ora in francese; due o tre volte interrompendo le sue lagrime, non le potea pronunziare di sorta alcuna.

Tornai a pregarlo che si calmasse perchè potessimo con più precisione e pienamente seguir sino al termine il corso di questa scena, che non era ancora finita. Perchè quando il marito e la moglie non furono più genuflessi, osservammo che il primo si pose a ragionare caldamente con la seconda, dai moti della quale (come sarebbe stato il sollevare ripetutamente le mani al cielo, il porsi la mano sul petto, e simili altri gesti propri di chi ascolta e sente fortemente) appariva quanto fosse commossa dalle cose che le venivano dette. Ciò era durato un mezzo quarto d’ora all’incirca, quando s’incamminarono verso una parte più lontana, nè li potemmo più vedere di là dove eravamo.

Colsi questo intervallo per discorrerla col mio compagno, cui prima di tutto manifestai la contentezza eccitata in me dalle cose di cui eravamo stati testimoni di vista.

— «E sappiate bene, soggiunsi, che io non son de’ più facili a fidarmi di tali conversioni, ma questa la comincio a credere sincerissima così nell’uomo come nella donna, per quanto ignoranti sian essi; nè dispero omai che il principio non venga coronato da un esito ancor più felice. Chi sa che l’istruzione e l’esempio loro non operino efficacemente su qualcuno degli altri?

— Su qualcuno, voi dite? replicò tosto voltandosi a me. Dite su tutti. Potete avere per cosa certa che se questi due selvaggi... (li chiamo così perchè, stando alla vostra relazione, il marito fu poco men selvaggio della moglie) se que’ due selvaggi arrivano ad [p. 526]abbracciare il cristianesimo, non sono più quieti finchè non hanno convertiti tutti gli altri, perchè la vera religione è comunicativa, e chi una volta è Cristiano non si lascia più, se lo può, alcun pagano dietro di sè.»

Confessai che era un principio cristianissimo il pensarla così, e che ciò era una prova in lui di un vero zelo religioso ad un tempo e d’un animo generoso.

— «Ma, amico mio, qui aggiunsi, mi date voi permesso di confessarvi su questo proposito una cosa, che non giungo a comprendere?

— Qual è?

— Non ho certo la menoma obbiezione da fare a questa affettuosa sollecitudine che vi prendete per togliere tutti quegli sfortunati dalle tenebre del paganesimo e condurli alla luce della religione di Cristo. Ma che conforto ne avete voi se la donna abbraccia la fede di suo marito? Secondo voi son sempre esclusi del grembo della chiesa cattolica, senza di che non può esservi salvazione; non gli avete per conseguenza in minore conto d’eretici e, per altre ragioni non meno simili nell’effetto, dannati al pari dei pagani.

— Signore, egli mi rispose con esuberante ingenuità, sono cattolico, sono un prete dell’ordine di San Benedetto, e come tale abbraccio tutti i principî della chiesa romana; pure, nè dico ciò per farvi un complimento o per un riguardo alle cortesie che mi avete usate, quando penso a voi altri che vi chiamate protestanti, nol fo senza un certo spirito di carità. Non ardisco affermare, benchè sia questa in generale l’opinione de’ miei confratelli, che voi non possiate salvarvi.[1] Io non intendo di limitare la misericordia divina al segno di credere ch’egli non possa condurvi sotto il pallio della sua chiesa per impercettibili vie; e spero che voi altri abbiate per noi la medesima carità. Prego ogni giorno questo Dio, affinchè vi faccia rientrare nel seno della sua chiesa, valendosi di quei mezzi che alla sua infinita antiveggenza sembreranno i migliori. Intanto mi concederete sicuramente che spetta appunto alla mia qualità di sacerdote e di cattolico [p. 527]romano il fare distinzione fra un protestante e un pagano; tra l’uomo che invoca Gesù Cristo, benchè in una guisa che non credo si accordi con la vera fede, e col selvaggio o barbaro che non conosce nè Dio nè Cristo nè Redentore. Se non avete la fortuna d’essere ammessi nel seno della cattolica chiesa, siete almeno più vicini ad entrarvi di colui che non sa nulla nè di Dio nè di chiesa. M’allegro perciò quando vedo quel pover uomo, che voi mi dite essere stato un malvagio e poco meno d’un assassino, prostrarsi per pregar Gesù Cristo... noi supponiamo almeno che si sia inginocchiato con questo fine... benchè non pienamente illuminato dalla sua grazia; e me ne allegro perchè spero che Dio, da cui credo che proceda quanto attoniti or contempliamo, gli toccherà il cuore e lo promoverà a suo tempo ad una compiuta cognizione del vero. E se Dio può tanto che quest’uomo istruisca e converta a lui quella povera ignorante selvaggia di sua moglie, ho a credere ch’egli respinga da sè l’autore di un’opera così santa? E non ho forse motivi di sentir compiacenza, e tanto maggiore quanto più vedo una creatura avvicinarsi alla cognizione del vero Dio, se bene non sia giunta nel grembo della chiesa cattolica tutt’ad un tratto e in quel punto che avrei desiderato io? Lascio poi alla bontà dello stesso Dio la cura di perfezionare la sua opera nel tempo e per quelle vie che nella sua alta saggezza giudicherà più espedienti. Da vero sarebbe una festa per me se tutti i selvaggi dell’America fossero condotti a pregare Dio, come quella povera donna, ancorchè tutti divenissero protestanti: sempre meglio che se rimanessero pagani o idolatri? Crederei fermamente che chi ha compartita loro questa luce, si degnerebbe illuminarli di più con un raggio della celeste sua grazia e condurli sotto il manto della vera chiesa, quando lo giudicherebbe opportuno.»

Mentre mi comprendeano di ammirazione e stupore l’indole ingenua e il candor di animo di quel pio papista, la possanza dei suoi ragionamenti mi convinceva; onde pensai allora, che, se quel suo carattere fosse comune ne’ suoi confratelli, saremmo tutti cattolici cristiani, qualunque fosse la professione che ci riunisse, perchè lo spirito di carità diverrebbe sì operoso in tutti, che ben presto ne saremmo guidati quanti siamo su i retti principî; e poichè egli credea che tale spirito di carità varrebbe a renderne tutti cristiani cattolici, gli dissi io pure per parte mia:

— «Ed io credo che se tutti i membri della vostra chiesa [p. 528]possedessero la vostra moderazione, voi altri Cattolici sareste tutti protestanti a quest’ora[2]

Questo punto fu lasciato da parte, perchè su tali materie non ci allungammo mai nelle dispute. Benchè non potei starmi dal fargli un’altra osservazione.

— «Amico mio, gli dissi, desidererei certo a tutto il clero romano una moderazione pari alla vostra, e tanta carità quanta ne date a conoscere voi; ma devo ben dirvi che se andaste a predicare queste vostre dottrine nell’Italia o nella Spagna, vi metterebbero all’inquisizione.[3]

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— Può darsi, egli rispose. Non cerco che cosa farebbero nella Spagna o nell’Italia. So bene che non sarebbero migliori cristiani per questa severità, e che non crederò mai eretico chi abbonda nell’amare il suo prossimo.»

Note

  1. Poichè l’opinione del prete cattolico è, come si vede dal progresso di questo stesso suo discorso, che tutti i Protestanti possano con opere buone meritarsi da Dio la grazia di essere illuminati e chiamati nel grembo della chiesa cattolica, fa torto ai suoi confratelli nel dipingerli in generale d’avviso diverso. La sua eccezione doveva escludere sol quelli che non conoscono il vero spirito della carità cristiana. È per altro fatalmente vero che questi tali ai suoi giorni erano molti.
  2. Già anche un Turco crede di fare il più bello de’ complimenti ad un Cristiano col dirgli: «Meritereste proprio di essere nato turco.»
  3. E in Francia a quei giorni non c’era forse lo stesso pericolo? Almeno da qualche vecchio suo contemporaneo Robinson poteva aver saputo il supplizio della marescialla d’Ancre, azione non atta del certo a provare la carità cristiana o la dottrina di que’ teologhi francesi che ne dovettero essere cooperatori.