Epitalamio per le nozze di Giulia e Manlio
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- Coro di Giovani.
- Fiammeggia Espero in Ciel; sorgéte omai
- Garzoni; i rai sì lungo desiati
- Egli ha levati al fin su l'Emispero:
- Or sì nel vero in piè tempo è levarsi;
- E dilungarsi dalle opime mense
- Or or conviense; come vien la bella
- Sposa novella, e ad Imeneo dir lde;
- O Imeneo Imen, vienne Imeneo.
- Coro di Vergini.
- Vedete de' garzon l'emulo coro?
- Incontro a loro, verginelle, andate:
- Certo levate ha le sue fiamme d'Eta
- Fuore il pianeta, che di notte è duce.
- Ecco sua luce: or che più starne in forse?
- Ve' come sorse quel drappello a fretta?
- Sorge, s'affretta, e non per nulla: in versi
- Degni a vedersi scioglieranno il canto.
- O Imeneo Imen, vienne Imeneo.
- I Giov.
- Dura palma, o compagni, è a noi proposta:
- Or la composta sua canzon membrando,
- E rintracciando van le verginelle;
- Nè in van son elle sì pensose, e intente.
- Versi hanno a mente assai di viver degni:
- Noi nostr'ingegni, e nostri sensi 'ntanto
- Volti dal canto ad altr'oggetti avemo:
- Vinti saremo adunque, e non a torto.
- Provido, e scorto cuor vittoria vuole;
- Nè spirar suole agl'infingardi, e lenti:
- Dunque le menti divagate, e sciolte
- Da voi raccolte sieno almeno a sera:
- L'opposta schiera omai prende a cantare,
- E ripigliare noi devremo il canto:
- O Imeneo Imen, vienne Imeneo.
- Le Verg.
- Espero, e qual di te stella più dira
- Si volve, e gira per l'eteree chiostre?
- Tu dalle nostre madri, e da' lor seni
- A svellar vieni (ohimè!) la prole amata,
- Ch'indi spiccata mai non si saria.
- Tu stella ria doni a' consorti suoi,
- (E fare il puoi!) le vergini pudiche.
- Squadre nimiche in città presa a forza
- Potrian lor forza usar più feramente?
- O Imeneo Imen, vienne Imeneo.
- I Giov.
- Espero, e qual di te più lieta luce
- Ruota, e riluce ne' stellati chiostri?
- Se i patti nostri, ad ogni maritaggio
- Il tuo bel raggio stabilisce, e ferma.
- Quello rafferma ogni novel marito
- Ch'an stabilito i genitori in prima;
- Nè questi prima, che il tuo lume sorga
- Fan che si porga compimento all'opra.
- Qual'ora, sopra questa, alma e gradita
- L'umana vita in dono ha degli Dei?
- O Imeneo Imen, vienne Imeneo.
- Le Verg.
- Una di noi, compagne, si rapio
- Espero; e rio non sei, non sei rapace?
- Sonno nè pace, da che spunti a sera,
- Non ha la schiera de' custodi armati:
- E pur celati per le vie sen vanno
- A comun danno i ladri in le fosch'ore
- Col tuo favore: indi all'aprir del giorno,
- Quando ritorno fai, cangiato il nome,
- Espero, come pria gli giugni in fallo.
- O Imeneo Imen, vienne Imeneo.
- I Giov.
- Sì ben; vonno con querule parole
- Biasimarti, e fole a noi vender costoro:
- Ma se in cor loro desiasser, quanto
- Biasiman nel canto il tuo venir; che fora?
- O Imeneo Imen, vienne Imeneo.
- Le Verg.
- Qual fra chiuso giardin se spunta un fiore
- Dal verde fuore in solitaria terra;
- Cui non atterra vomero, nè 'l fiede
- Anzi nol vede pur avida greggia;
- Mentre il vezzeggia aura cortese, e molce,
- Mentre di dolce umor lo nutre il Cielo,
- E nello stelo suo l'assoda il sole;
- Allora e' suole a più d'un giovinetto
- Essere accetto, e a più d'una donzella:
- Ma poi che bella vergin mano il colse,
- E sì gli tolse la natia bellezza;
- Di lui vaghezza più non punge il petto,
- Nè a giovinetto, nè a donzella unquanco:
- Tale pur anco infin che intatta, e pura
- La vergin dura, alle sue genti è grata:
- Ma dispogliata poi di si bel fregio
- L'hanno in dispregio, e giovani, e donzelle.
- O Imeneo Imen, vienne Imeneo.
- I Giov.
- Qual se vedova vite in campo aperto
- Nasce a scoverto, il capo alto non leva,
- Nè d'uve allieva mai grappo soave,
- Ma per lo grave pondo in giù curvando,
- E ripiegando il tronco suo crescente
- Vicinamente la superna cima
- De' tralci all'ima sua radice abbassa:
- Tale i dì passa; nè colono, o toro
- Cura o lavoro mai vi spende intorno;
- Ma poi, se un giorno ad olmo si marite
- La stessa vite; assai coloni, e tori
- Spendon lavori, e cure intorno a lei:
- Così colei, che ancor di nozze è sciolta,
- Sola, ed incolta invecchiasi, e negletta:
- Ma a tempo stretta in giogo maritale
- A sposo uguale a lei d'anni, e di sorte,
- Via più al consorte allor aggrada, e piace;
- Meno il tenace genitor l'aborre.
- Nè voi d'opporre vostri sensi, e voglie,
- Novella moglie, a tal marito osate.
- Questo non fate: che non è ragione
- Aver tenzone con chi dievv'il padre;
- Egli, e la madre; a' quai sforza il dovere
- Di soggiacere con voler sommesso:
- E quello stesso fior che'n voi risiede,
- Erra chi 'l crede vostro, altro che in parte.
- Ambo ci han parte i Genitor: la madre
- A un terzo, il padre a un terzo ha il suo diritto,
- Come prescritto è da natura: a voi
- Solo di poi l'estremo terzo avanza.
- Troppa baldanza fora opporsi a due,
- Che queste sue ragion, con esso l'oro
- Dotale, al loro genero han cedute.
- O Imeneo Imen, vienne Imeneo.