Sonetti romaneschi/Er padre de li Santi

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     Er cazzo se pò ddí rradica, uscello,
ciscio, nerbo, tortore, pennarolo,
pezzo-de-carne, manico, scetrolo,
asperge, cucuzzola e stennarello.
  
            5Cavicchio, canaletto e cchiavistello,
er gionco, er guercio, er mio, nerchia, pirolo,
attaccapanni, moccolo, bbruggnolo,
inguilla, torciorecchio, e mmanganello.
              
     Zeppa e bbatocco, cavola e tturaccio,
       10e mmaritozzo, e ccannella, e ppipino,
e ssalame, e ssarciccia, e ssanguinaccio.
              
     Poi scafa, canocchiale, arma, bbambino:
poi torzo, crescimmano, catenaccio,
mànnola, e mmi’-fratello-piccinino.

            15E tte lascio perzino
ch’er mi’ dottore lo chiama cotale,
fallo, asta, verga, e mmembro naturale.
              
     Cuer vecchio de spezziale
disce Priàpo; e la su’ mojje pene,
       20seggno per dio che nun je torna bbene. [1]
              
Roma, 6 dicembre 1832 - Der medemo

Note

  1. Vedi il Sonetto intitolato L’omo e la donna.
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