Erodiade
TRAGEDIE
DI
SILVIO PELLICO
__________
Eufemio da Messina - Ester D'Engaddi
Gismonda da Mendrisio - Leoniero da Dertona
____________
Poema drammatico di lord Byron
(versione in prosa)
F I R E N Z E.
SUCCESSORI LE MONNIER.
____
1883.
- GIOVANNI BATTISTA
- ERODE, re di Galilea.
- SEFORA, sua sposa, figlia d’ Areta, re degli Arabi.
- ERODIADE, rapita da Erode a Filippo fratello di esso,
- figlia d’Aristobulo, sommo sacerdote, l’ultimo
- de’ Maccabei, il quale fu ucciso dal padre d’ Erode.
- Una Figlia d’Erodiade di dieci o dodici anni.
- ANNA, confidente d’Erodiade.
- Un Messo del re Areta.
- Vergini
- Giovani Guerrieri.
- Guardie.
ERODIADE
ATTO PRIMO
SCENA I.
ERODE, GIOVANNI e GUARDIE
Giovanni.Dal carcer mio perchè mi traggi, Erode?
Erode. Giovanni, appena il tuo sostar fra guardie
Carcer può dirsi. Al popol ribellante
Rapirti mi fu forza. Il sai ; malvagio
Te non reputo, no, ma perigliosa
Cagion d’ insania in altri e di delitti.
Odi.-Ben prova a te di reverenza
È la mite prigion, l’assenso mio
Al consorzio perenne in che pur vivi
con drappel di discepoli alternanti
al captivo maestro onori e doni.
erode vuol, che dal suo labbro intenda
Tu, ch’ei ti pregia assai; che in te un novello
Socrate ei regia. edove Erode ha regno
Ciacuta ai saggi uom non appresta, il giuro.
Giovanni.Signor, mercè renderti forse io deggio
che me innocente non uccidi?
Erode. Affrena
L’ira, e m’ascolta. Al caro tuo deserto
Restituito già t’avrei, se Roma,
La tirannica Roma, a cui soggetti
Son tutti i re, non s’adombrasse ai plausi
Ch’ a te prodiga il volgo. Uopo è che i nembi
Si dileguino alquanto, e allor tu sciolto
Ove ti piaccia moverai. Con sire
Che opprimerti non vuol, che attestar degna
Al santo e filosofico tuo spirito
L’ossequio suo, te piega a dolci sensi.
Consiglio, aita da te chieggo.
Giovanni. Aita!
Erode. Misero assai sovra il mio trono io seggo!
Nè me tanto addolorano e l’orgoglio
Idolatra del Tebro, e le rivolte
Del popol mio, e l’inesorata guerra
Dall’arabe tribù, quanto crescente
Domestica sventura. Ahi, la regina....
Giovanni. Qual?
Erode. Erodiade....
Giovanni. Al fratel tuo consorte....
Erode. La mia sposa Erodiade orrende angosce
Premon: lor causa....
Giovanni. I suoi delitti sono.
Erode. Giovanni, ell’è infelice, e or tue rampogne
Inumane sarìen. Da lungo tempo
Languir la veggo, e conturbarsi, e irosa
Disamar tutto.... tranne forse Erode.
Ah, certo m’ama, e assai; ma l’amor suo
È selvaggio, fremente, e sol s’allegra
Di pensieri di sangue. Ad appagarla
Più d’un illustre capo indi immolai
Da cui teneasi offesa; e benchè giuste,
Soverchie forse fur mie stragi, e nome
Acquistai di crudel; pur gli olocausti
Ad Erodiade mai non bastano. Empia
Non è, ma contro agli empi insazïata
Di zelanti vendette. Inorridisce
Quando compiute sono; e del versato
Sangue si pente, e piange,... e altro ne chiede.
Agli eccidii il rimorso, ed al rimorso
Mesce la smania d’espiarli, e affanni
Nobilissimi, e anelito sincero
Vèr tutte regie alte virtù. Me sprona
A glorie non comuni, a illuminato
E retto impero: e mentre io raccapriccio
Di sua fierezza, forza è che l’ onori
Pel gagliardosuo senno, e questo io segua.
Giovanni. Del gagliardo suo senno insuperbia;
Gliel ritoglie il Signor
Erode. Di giorno in giorno
Più incerta appar ne ’ suo divisamenti
Più spaventata sul passato ed ansia
Circa il presente ed il futur. D’ ammenda
Con penitenti lagrime talvolta
A me favella, e trema al popolare
Vociferar d’ un prossimo Messia,
Da cui debba esser giudicato il mondo;
E te, che precursor dell’ Aspettato
Chiaman le turbe, or consultar desia.
Possente sul tuo labbro è una parla
Di sapïenza ch’ a ogni cor s’ apprende:
Erodiade la invoca.... ed io la invoco.
Ma....
Giovanni. Patto assegni, e udire il vero aneli?
Erode. Patto assegno un : pietà della infelice.
Non aumentare i suoi terrori. Intesi
Esser severa tua dottrina, e spesso,
Tal che discepoli ti si faccia, a crudi
Sacrifici del cor venire astretto.
Giovanni. Sacrifici del core inevitati
Impon virtù. Non d’ una scuola io maestro
Son, ma la voce dell’ eterna scuola.
Pace non v’ha pel reo, se d’ esser reo
A ogni costo non cessa. A voglia mia
Espïamenti stabilir non posso :
I voluti da Dio parlo alla terra.
Erode. Allor con Erodiade il tuo colloquio
Soltanto assentirò, che a lei intendi?
Giovanni. Nulla, od il vero, e tutto il ver.
Erode. Qual fia?
Giovanni. Sposa a Filippo, fratel tuo, costei
Non è? L’ arabo rege, il prode Areta,
Non desisiteva da’ trionfi, e schietta
Amistà teco non serrava, etua
non fe’ la figlia sua? Mentre infelice
È la innocente Sefora, agitata
Erodiade non fia dalle perenni
Di conoscïenza ultrici grida?
Erode. I falli
Aggrava spesso o minuisce il vario
Tenor de’ casi. Il padre mio ne’ giorni
Estremi suoi, per raffermar la pace,
Sposo mi volle a Sefora: obbedii
Riluttando e gemendo.. Al cor diletta
M’ era stata Erodiade insin dagli anni
Dolci d’ infanzia. La sposò Filippo!
Aver rispetto a tai destini, ardente
Era mia brama, e in Sefora sperava
Trovare un cor degno del mio. Ben puro
Ed alto era il cor suo, ma disdegnoso
Talora e audace; è odiocovar maligno
Contra Erodiade io la vedea. Mi spiacque;
Né però l’ oltraggiai. Maneggi poscia
Di lei scoprii coll’ arabo suo padre:
Di rigettarla fui tentato, eppure
Finsi accettar le sue discolpe, e tacqui;
Quand’ ecco l’ empio fratel mio, vilmente
Sua magnanima sposa ingiurïando,
A fuggir la costringe. Io dal suo tetto
In securtà la posi. Ove dovea
Ritrovar la infelice? Ed aver taccia
Poss’ io di rapitor, se la difesi
Dal villipendio? S’appome l’ accolsi?
Sefora disumana arse di rabbia,
Insultò alla raminga. Io questa amava;
Più allor l’amai. m’ abbandonò furente
L’ araba, ed à’ paterni padiglioni
Reduce nel deserto, orrenda guerra
Suscitò contro me. Perfidia! Sciolte
Così da lei non fur le nozze? Al tempio
Mosse con Erodiade, e la sposai.-
Tu, profeta di Dio, precipitosa
Avventar non vorrei, come fa il volgo,
Su questo nodo condanna.- Oh cielo!
Erodiade siavanza. Udisti il cenno,
Il prego del tuo re: calma il suo lutto.
| SCENA II. |
| ERODIADE, ANNA E DETTI. |
Erodiade. Anna, ov’ è la mia figlia? Anch’ essa fugge
L’ innamorato mesto occhio materno
Ah, i miei più cari ormai di me son stanchi!
Erode. Donna....
Erodiade. Erode.... Che veggo? Oh! Non è teco
Il profeta? Me misera!... ho bramato
Il tuo cospetto, uomo di Dio, e il pavento.-
Me noman empia i miei nemici; e spirito
Che più del mio con gemiti ed angosce
Cerchi placar l’ Onnipresente offeso
Non la terra. Ah! i gemiti e! E angosce
E le mandate di Sionne all’ aria
Ostie frequenti, e i ripeturi indarno
Alla santa città peregrinaggi
L’ onnipossente non placaro. Intesi
Asserverar ch’ uom di prodigi sei;
Che in riva al tuo Giordan correan le turbe
De’ pecchatori, e udian la tua favella,
E partian consolati. Io d’ ascoltarti
Da gran tempo son vaga. Equando il volgo
Tumultante astrinse il re a sottrarre
Dal guardo a Erode fu:«Rispetta il santo!»
E oggi, d’erode il natal dì, a segnarlo,
le va incontro, indi fa cenno ad Anna e alle guardie che si ritirino.
Se non di gioja, almen d’ alcun conforto,
Di vederti fermai.
Giovanni. Nulla son io
Che il precursor del Giudice del mondo :
El’annuncio. E dell’anima il lavacro
Come ai popoli intimo, anco ai seduti
In soglio intimo.
Erodiade. Di che rea mi sia
Mal so tel giuro.Alcune volte un mostro
Sembro a me stessa, e i miei delitti cerco ,
E -dirtel deggio?- non li trovo, e nome
Darei lor di virtù.Regina a fianco
D’ amato re, seder dovea io cieca
Ai perigli del trono? Io que’ perigli
Vidi,e mi ricordaid’esser rampollo
De’ Maccabei ; mi ricordai che i vili
Onde il Padre d’ Erode, ahi ! fu sospinto
A spegner lamia stirpe, anco impuniti
Vivevano e d’ Aristobulo alla figlia
Insidïavan. Brandir fei le spade,
E le sospinsi, e camminai nelsangue.
Ma regnar puossi oggi altramente? scusa
È l’espettazïon d’un salvatore
A perpetue rivolte; e chi lo scettro
Insanguinar non osa, infranto il mira.
Giovanni. Volgi gli occhi al passato, e sovverratti
D’ un’ Erodiade, che lo scettro infranto
Avrebbe pria che camminar nel sangue.
Erodiade. Io? Quando? come?
Giovanni. Non rammenti i giorni
Tuoi d’innocenza e di virtù? Presago
Della rovina di sua stirpe, il sommo
Sacerdote Aristobulo al cordoglio
Mescea dolce sollievo, in te veggendo
Esser religïone inclito frutto
Delle paterne cure sue: profonda
Religïon qual ne’ grand’ avi a lungo
Avea prefulso ad Israello avanti.
Del tempio all’ ombra tu crescevi, e norma
A’ tuoi pensieri tutti era il Signore,
L’ adempimento della sua giustizia,
Il desio d’ immolarti a’ suoi voleri,
Di far beati del tuo santo affetto
Genitori e fratelli e servi e ognuno
Che pio ti circondasse
Erodiade. Oh felici anni!
Giovanni.In te destavan raecapriccio allora
Le iniquie ognora e ognor dalla sagacia
Menzognera dell’ uom giustificate
Opre dell’ odio. Equando a sanguinose
Sapïenti vendette apposto il nome
Da’ vincitori ipocriti, or di zelo
Religïoso udivi, or d’ amor patrio,
La retta anima tua se ne sdegnava
E santità sola appellavi quella
Che generosa, e ricca è di perdono.
Ed allo stesso genitor d’ Erode
Ch’ orfana indi ti fea, tu, dopo i primi
Ululi del dolor tu perdonavi.
Erodiade.Io amava un figlio del crudele.
Giovanni E un altro
De’ figli suoi sposo ei ti diè. Tai nozze
Ti costar molte lagrime ; eppur tanta
Chiudea abitudin di virtù il cor tuo,
Che al sacrificio rassegnarti, e fida
Viver moglie a Filippo a te inponevi.
Ed in que’ di meravigliava ogn’ uomo
Come dall’origine infami a poco a poco
Il perverso Filippo a onesti modi
Si ritraesse ; e ogn’ uom dicea« Di santa
Moglie ercco l’ opra, d’ Erodiade l’opra! »
Erodiade.Ed io Filippo quasi amava allora,
E mia mestizia s’addolcìa sperando
D’aver resuscitato a generosa
Vita d’ onore un uomo. Oh! ch’ altro avrei
Desiderato, fuorchè amrarlo, e sposa
Incolpevol restar? - Perfido! a vile
Mi tenne un dì, perch’ io veggendo Erode
Involontariamente arsi di gioja,
E il caro nome suo, la notte in sogno,
Mi sfuggì dalle labbra. Inesorato
Ne’ suoi sospetti, nel suo fero spregio,
Oltraggi più mi sparmiò, fu sordo
A tutti i preghi; a par delle sue schiave
Osò trattarmi. Ed io, dopo gran lotta
Con mia virtù, dopo invincibil lotta
Per serbarmi magnanima e piutosto
Morir,... fui vinta dallo sdegno.
Giovanni. Vinta
Esser ti parve dallo sdegno, ed eri
Dall’ iniquo amor tuo.
Erode.1 Che ardisci?
Giovanni.2 Agli aspri
Detti d’ offeso sposo oppor non aspri
Detti dovevi, ma soavi. Ingiusto
Era? Maggiore a te incombeva adunque
Di pazïenza ufficio, e benedetta
Dagli uomini e da Dio stata saresti.
Erodiade.Pazïenza agl’ insulti! E non l’ebb’io?
E chi sei tu che dirmi osi: «Dovevi
Questa virtù spinger più oltre! »-È alcuno
Che misurar la virtù possa altrui,
E asseverar che, ove cessò, capace
Ancor fosse d’estendersi? Infinito
È forse l’ uom ? Lo stanco peregrino,
Perché, varcate molte balze, a terra
Alfinsi prostra, un infingardo è forse?
Quando lena gli manca, uom dir gli puote
«Altre balze da te varcar pendea!»-
Oh!se pati longanime! oh se morsi
L’ orrendo freno! e oh quanto tempo il morsi!
E alfin, quando nell’ anima mi surse
In tutta la terribil sua possenza
1 A Giovanni. 2 Ad Erodiade.
L’ odio!... e forte premeami un tormentoso
Disperato desio di punir tanti
Scherni, e punirli col pugnal.... se il colpo
Non vibrai, se fuggir scelsi pittosto,
Forse virtù la mia non era? Io sola
Misurar posso qual si fosse! I conscia
De’ atimenti sostenuti, e conscia
Del cor gagliardo che m’ ha dato Iddio!
Giovanni.Appunto a’ cor gagliardi impone Iddio
Arduissime prove. Ed a te imposto
Era...
Erodiade. Morir nell’ ignomia?
Giovanni. Pria
Che viver scellerata.
Erode. Audace, arresta!
Giovanni.All’innocente Sefora qual diritto
Avevi, o donna, d’involar lo sposo?-
Caro egli t’ è:-bastante dritto è questo?
Cara è al ladron sua preda : assolve Iddio
Perciò il ladrone? Al traditore è cara
La perfidia, e le stragi all’ omicidia :
Stragi e perfidia più non don delitto?
Gagliardo core è in te, lo so. Fallisti :
Abbi la forza che non è nei fiacchi ;
Ricalca l’ erta via donde cadesti,
L’ imo adisso ove sei non ti spaventi,
Non ti spaventi l’alta cima: a vero
Vigoroso voler dato è il trionfo.-
No, non audacia, ira non è la mia!
non è insulto a infelici alme che errano!
Non è rigor di farisaico orgoglio!
È ardimento fraterno, è pietà schietta
D’ uom che alla vista del fulgor del trono,
Non oblia che sul trono assiso è l’uomo,
Enon gli tace ciò che in petto ei sente!
Signor,-misera donna,-io sento in petto
Cheprosperatanon sarà la colpa
Sul trono vostro ; che funesto il biasimo
Vi sarà d’ogni giusto. Altri possenti
Che v’ avrien sostenuti, ove giustizia
Con voi regnato avesse, indi oseranno,
Disamati dal popolo, atterrarvi ;
E allor che il trionfante è un empio,
E il griderà liberator.- Ma pria
Che tali aurore sorgano, impedirle
Ed altre procciacciarne è in balia vostra.
virtù seguite : amato fia lo scetro
Di Galilea; la prepotenteRoma
Ch’ esser giusta non vuol, pur non disgrada
De’re soggetti l’ onestà : più fido
Sarà tenuto, perché onesto,Erode ;
Passerà il serto a’ figli suoi.
Erodiade. Quai figli?
Di Sefora? Non mai!
Giovanni. Virtù seguite :
d’ Erode il nome splenderà ; né il solo
Nome di lui. Più d’ Erodiade il nome,
Benchè lontana dalla reggia e ascosa
A tutti i plausi, D’ Erodiade il nome
Più splenderà! tutte l’ età dirranno:
«Con Erode regnava, e il non suo posto
Cesse-ed a chi?-O magnanima! lo cesse
Alla rivale! all’ ottima infelice
Di cui terger le lagrime alfin volle
Dopo d’ averle cagionate! E volle
Tergerle, perché a falso idol d’ onore
Erodiade antepor seppe giustizia!»
Erodiade.Cedere? A chi? Non mai! non mai!-Profeta,
In te posi mia speme,in tue preghiere
Al Dio che t’ ama, al Dio che me non ama
E d’anagoscia m’ opprime. Io vo’ placarlo:
Quai pur sien gravi penitenze imponi
Fuor ch’una!-for ch’ abbandonar lo sposo!-
Le adempirò.
Giovanni. Di farisaica frode
Son penitenze tutte, ove la vera
Non compia il peccator.
Erodiade. qual è?
Giovanni. Il cangiarsi!
Erodiade.Io....
Giovanni. Pentimento altro non v’ ha.Salita
Empiamente sul trono, inferocisti,
Versasti il sangue di chi ardia spregiarti :
Loco d’ obbrobrio è per te il trono: scendi!
Erodiade.Non mai! non mai!-Giovanni.... ferma!
Giovanni. Io dissi.1
Erodiade.Erode, oh come fremi!
Erode. E sarem noi,
Pari al volgo, ludibrio e spaventacchi
Di solite fantasie? Chi sono costoro
Che profeti s’ annunciano? E con essi
Perché sarà il Signor? non regnam noi?
Erodiade.Perché il Signor sarà con essi?... Oh Erode!
Perché son giusti. Ed, oh infortunio!... noi....
Tali siam noi?...
Erode. Calmati, dhe!
Erodiade. Non posso.
SCENA I.
Anna. (Eccola.-Risolviamoci.-Il cor mi scoppia
Dalla pietà : ma Dio comanda;... e indugio?)
Regina.
1 Parte
Erodiade. O mia diletta, unica amica
Cento fiate non tel dissi? agli altri
Lascia i soverchi atti d’ ossequio : io dolce
Amistà chieggo dal cor tuo. Tu sola
Me conosci e compiangi, e sai che rea
Esser può un’ alma e odïosa al mondo,
E aver d’ uopo d’ amore! ed amar molto!
E non aver perduto anco ogni diritto
A benigna onoranza!-Ah, sì ; me appieno
Sola conosci tu : lo stesso Erode
Gran parte ignora di mie ambasce. Oh ! sempre
Ignori, deh, come mentr’ io lo adoro,
Aborro in lui del fallir mio la causa,
E maledico il primo dì che io ’l vidi,
E vorrei disamarlo!-Amica.... oh cielo!
L’ amplesso mio respingi? Onde?
Anna. Regina-
Duolmen-tu vedi su mie ciglia il lutto.-
Dalla mia madre che a te fu nutrice
Un affetto eredai che per te ognora
In questo cor vivrà....
Erodiade. Sorella mia!
Sorella mia! Vèr gli altri io scellerata,
Vèr te mai non sal sarò. Più l’ universo
Mi rigetta com’ empia, ed io il rigetto,
Più a te s’ avvince l’alma mia infelice,
Avida di pietà.
Anna Cessa, ten prego.
Questa implacata guerra di rimorsi
E di colpe e di rabbia avrà sepolto
La sventurata tua sorella, e ognuno
Imprecherà la mia memoria.... e forse
L’ imprecherà lo steso Erode, in braccio
Vilmente ritorgato a mia rivale....
Oh sospetto! o furor! Pria il core ad ambo
Voglio strappar!...-Me lassa ! Oh ! che dicea?
Che ti dicea, sorella mia?-Che allora
Che ognun m’imprecherà, tu sola sempre
Compiangerai le mie sciagure, e sola
Alla mia figlia attesterai che, in mezzo
A’miei delitti, iniqua io si non era
Qual mi pingean.
Anna. Ma tai fur que’ delitti,
E il non pentirten.... ch’ io, colei che tanto
Ti rïamai.... che l’amistà disdirti
Non poteva né posso.... astretta sono,
Astretta....
Erodiade. Che?-ad abbandonarmi?
Anna. Il sono.
Erodiade.Anna! anche tu! M’ aborre anche l’amica!
Anna. Non t’aborro, ma forza è che ti fugga.
Lo sposo mio, discepol di Giovanni,
Sino ad or tollerò ch’ io0 a te servissi.
Egli sperava che tonata un giorno
Del suo maestro alle tue orecchie fora
La possente parola, e che risorta
Virtude fosse in te quel dì. Tonata
D’Erodiade all’ orecchio è tal parola,
Ed Erodiade la pregiò. Non lice
Ch’ io più teco rimanga.-Impallidisci?
T’ adiri? Pregne di compresso pianto
Hai le pupille.-Oh mia regina! oh amica!
Non condannarmi. Sappi ch’ io allo soposo
Disobbedir non posso. Ei di Giovanni
Non è solo il discepolo : ei veduto
Ha sulla terra l’ Aspettato, il Divo,
E di lui cose mi narrò si sante,
Che crederle m’è forza, e in tutte l’ opre
Mostrar ch’io credo. Ed opra oggi su tutte
Dolorosa m’è imposta.... abbandonarti!
Erodiade.Anna! anche tu!-Va’. perfida : imparato
Arattener non ho gl’ ingrati ancora.
Anna. Ah! non è ingratitudine ; è spavento!
Alti delitti ai fulmini di Dio
Segno te fanno, o sciagurata, e teco
Quelli che spiran l’aer che spiri. Io madre
Sono, e salvar l’amata prole anelo
Dalla ruina che minaccia. — Oh! madre
Fossi tu così tenera a tua figlia!
Pietà di lei ti prenderia; per lei
Piacare il cielo agogneresti. Ah, trema,
Che Dio vibrando i colpi suoi, li vibri
Anco sovr’essa, e tu sul suo ferètro
Urlar non debba: «Io sono, io, che l’uccisi!»
Erodiade. Barbara! Oh atroce augurio! oh perturbanti
Detti! oh pensier che appunto e notte e giorno
Crudelmente m’assal! La figlia mia! —
Anna, arresta; non fia. Tu la diletta,
L’ultima amica d’Erodiade fosti.
Mi compiangevi, ed all’ammenda ancora,
Quando tutti odïavanmi, tu ancora
Mi spronavi, o fingevi, ed era pia
Finzïon di sorella. Ed io fingeva
Un possibil futuro, in che la pace
Quasi dell’innocenza in me tornasse;
Un possibil futur di si giust’opre,
Che da’ mortali appena i miei dellitti
Ricordati venissero da Dio
E da me stessa. Ah dunque egli era un sogno!
Anna. Oh te infelice! egli era un sogno. Il santo
Precursor del Messia te a penitenza
Trar non poté: chi fia che più ti vinca?
Io di questo Messia vo’ cercar l’orme,
Vo’ gettarmi a’ suoi piedi, e supplicarlo
Ch’egli a te si palesi e vïolenza
Faccia al duro tuo core, e ancor ti salvi.
Erodiade. Anna, ascolta. E che sai, se non di quelli
Alterissimi spiriti io forse sia
Che, quanto più garriti e concitati
A virtù, più disdegnano seguirla;
E allorché poscia ipocrita superbia
Tragge ogn’uomo a lasciarli, e a dir: «Felice
Me che a spirti si rei non assomiglio!»
