Favole (Fedro)/Libro terzo/II - La Pantera, e i Pastori

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Libro terzo: II - La Pantera, e i Pastori
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Soglion gli offesi il contraccambio rendere.
        * Inavvedutamente una Pantera
Sdrucciolò ne la fossa. De' villani,
Chi pietre contra, e chi legni le avventa.
Altri però di lei mossi a pietade,
(Poichè, se alcun non le portasse offesa,
Pur la trarrebbe sua sventura a morte)
Le gittan pane, onde alcun tempo viva.
Notte si fa, ciascun che si lusinga
Di morta ritrovarla il dì vegnente,
Ogni timor sbandito, a casa riede.
Ma la Pantera, poi ch'ebbe col cibo
Ristorate le forze, un lieve salto
Da la fossa spiccando al suo covile
Veloce torna. Indi a non molti giorni
Repente uscendo, uomini e greggi assale;
E ruine a l'intorno, e morti arreca.
Allor quei che a la fiera dier perdono,
La vita in don le chieggiono, ed ogni altro
Danno a patir son pronti. E ben sovviemmi,
E chi sassi avventommi, ella risponde,
E chi pan mi gettò. Voi non temete:
Di quei che m'oltraggiar', nemica io riedo.

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