Favole (Fedro)/Libro secondo/VIII - Il Cervo, e i Buoi

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Libro secondo: VIII - Il Cervo, e i Buoi
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Scacciato fuor de' folti boschi il Cervo,
Da fiero cacciator che a morte il cerca,
Tal ha timor, ne la vicina villa,
Entro a una stalla celasi fra Buoi.
Quando un lor: misero, in bocca a morte
Entro abituro uman tua vita affidi?
Qui lacciatemi, a lui soggiugne il Cervo:
Quando il vorrà fortuna a' boschi io riedo.
La notte vien, e a' Buoi la fronde arreca
Il bifolco, nè il Cervo ivi discopre.
Vengono gli altri tutti, e pur di tanti
(Fra quali evvi il fattor) nessun l'osserva.
Sicchè a' Buoi, donde fu sottratto a morte,
A render grazie il Cervo s'accingea.
Bramiam bensì, che salvo al bosco rieda
Un dice; ma se vien quel ch'ha cent'occhi,
Fia tua vita in periglio: il dice appena,
Che ritorna il Padron da cena, e visto
Poc'anzi i Buoi negletti, a lor s'accosta:
E perchè, dice, senza fronda, e senza
Toglier via queste ragnatelle! In somma,
Mentre tutto ricerca, e tutto osserva,
Scuopre a l'eccelse corna il Cervo ascoso.
Ei chiama la famiglia: il prende, e uccide.
        * La Favola tal senso in se racchiude:
Vede acuto il Padron ne le sue cose.

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