Il libro del Cortegiano/Libro primo/Capitolo XLI

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Libro primo
Capitolo XLI

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In tal modo si fugge e nasconde l’affettazione, la qual or potete comprender quanto sia contraria, e levi la grazia d’ogni operazion cosí del corpo come dell’animo; del quale per ancor poco avemo parlato, né bisogna però lasciarlo; ché sí come l’animo piú degno è assai che ’l corpo, cosí ancor merita esser piú culto e piú ornato. E ciò come far si debba nel nostro cortegiano, lasciando li precetti di tanti savi fìlosofi, che di questa materia scrivono e diffiniscono le virtú dell’animo e cosí sottilmente disputano della dignità di quelle, diremo in poche parole, attendendo al nostro proposito, bastar che egli sia, come si dice, omo da bene ed intiero, ché in questo si comprende la prudenzia, bontà, fortezza e temperanzia d’animo e tutte l’altre condizioni che a cosí onorato nome si convengono. Ed io estimo quel solo esser vero filosofo morale, che vol esser bono; ed a ciò gli bisognano pochi altri precetti, che tal voluntà. E però ben dicea Socrate parergli che gli ammaestramenti suoi già avessino fatto bon frutto, quando per quelli chi si fosse si incitava a voler conoscer ed imparar la virtú; perché quelli che son giunti a termine che non desiderano cosa alcuna piú che l’essere boni, facilmente conseguono la scienzia di tutto quello che a ciò bisogna; però di questo non ragionaremo piú avanti.

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