Il libro del Cortegiano/Libro quarto/Capitolo LXV

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Libro quarto
Capitolo LXV

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Stavano tutti attentissimi al ragionamento del Bembo; ed esso, avendo fatto un poco di pausa e vedendo che altri non parlava, disse: - Poiché m’avete fatto cominciare a mostrar l’amore felice al nostro cortegiano non giovane, voglio pur condurlo un poco piú avanti; perché star in questo termine è pericoloso assai, atteso che, come piú volte s’è detto, l’anima è inclinatissima ai sensi; e benché la ragion col discorso elegga bene e conosca quella bellezza non nascer dal corpo e però ponga freno ai desidèri non onesti, pur il contemplarla sempre in quel corpo spesso preverte il vero giudicio; e quando altro male non ne avvenisse, il star assente dalla cosa amata porta seco molta passione, perché lo influsso di quella bellezza, quando è presente, dona mirabil diletto all’amante e riscaldandogli il core risveglia e liquefà alcune virtú sopite e congelate nell’anima, le quali nutrite dal calore amoroso si diffundeno e van pullulando intorno al core, e mandano fuor per gli occhi quei spirti, che son vapori sottilissimi, fatti della piú pura e lucida parte del sangue, i quali ricevono la imagine della bellezza e la formano con mille varii ornamenti; onde l’anima si diletta e con una certa maraviglia si spaventa e pur gode e, quasi stupefatta, insieme col piacere sente quel timore e riverenzia che alle cose sacre aver si sòle e parle d’esser nel suo paradiso.

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