Il libro del Cortegiano/Libro secondo/Capitolo LIII

Da Wikisource.
Libro secondo
Capitolo LIII

../Capitolo LII ../Capitolo LIV IncludiIntestazione 23 luglio 2008 75% Sociologia

Libro secondo - Capitolo LII Libro secondo - Capitolo LIV

Risesi molto del sottil avvedimento di questo cittadino; e, racchetato il riso, disse la signora Emilia: - Comportarete voi, messer Bernardo, che messer Pietro burli cosí i Fiorentini senza farne vendetta? - Rispose, pur ridendo, messer Bernardo: Io gli perdono questa ingiuria, perché s’egli m’ha fatto dispiacere in burlar i Fiorentini, hammi compiacciuto in obedir voi, il che io ancor farei sempre -. Disse allor messer Cesare: Bella grosseria udi’ dir io da un bresciano, il quale, essendo stato quest’anno a Venezia alla festa dell’Ascensione, in presenza mia narrava a certi suoi compagni le belle cose che v’avea vedute; e quante mercanzie e quanti argenti, speziarie, panni e drappi v’erano; poi la Signoria con gran pompa esser uscita a sposar il mare in Bucentoro, sopra il quale erano tanti gentilomini ben vestiti, tanti suoni e canti, che parea un paradiso; e dimandandogli un di que’ suoi compagni, che sorte di musica piú gli era piaciuta di quelle che avea udite, disse: «Tutte eran bone; pur tra l’altre io vidi uno sonar con certa tromba strana, che ad ogni tratto se ne ficcava in gola piú di dui palmi e poi súbito la cavava e di novo la reficcava; che non vedeste mai la piú gran maraviglia» -. Risero allora tutti, conoscendo il pazzo pensier di colui, che s’avea imaginato che quel sonatore si ficcasse nella gola quella parte del trombone, che rientrando si nasconde.

Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni
Navigazione
Comunità
Stampa/esporta
Strumenti