Il libro del Cortegiano/Libro secondo/Capitolo LXVI

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Libro secondo
Capitolo LXVI

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Si morde ancora spesso facetamente con una certa gravità senza indur riso: come disse Gein Ottomanni, fratello del Gran Turco, essendo pregione in Roma, che ’l giostrare, come noi usiamo in Italia, gli parea troppo per scherzare e poco per far da dovero. E disse, essendogli referito quanto il re Ferrando minore fosse agile e disposto della persona nel correre, saltare, volteggiare e tai cose, che nel suo paese i schiavi facevano questi esercizi, ma i signori imparavano da fanciulli la liberalità e di questa si laudavano. Quasi ancora di tal manera, ma un poco piú ridiculo, fu quello che disse l’arcivescovo di Fiorenza al cardinale Alessandrino, che gli omini non hanno altro che la robba, il corpo e l’anima: la robba è lor posta in travaglio dai iurisconsulti, il corpo dai medici e l’anima dai teologi -. Rispose allor il Magnifico Iuliano: - A questo giunger si potrebbe quello che diceva Nicoletto, cioè che di raro si trova mai iurisconsulto che litighi, né medico che pigli medicina, né teologo che sia bon cristiano -.

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