Il libro del Cortegiano/Libro secondo/Capitolo LXXIII

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Libro secondo
Capitolo LXXIII

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E questa sorte di facezie che tiene dell’ironico pare molto conveniente ad omini grandi, perché è grave e salsa e possi usare nelle cose giocose ed ancor nelle severe. Però molti antichi, e dei piú estimati, l’hanno usata, come Catone, Scipione Affricano minore; ma sopra tutti in questa dicesi esser stato eccellente Socrate filosofo, ed a’ nostri tempi il re Alfonso Primo d’Aragona; il quale essendo una mattina per mangiare, levossi molte preciose anella che nelli diti avea per non bagnarle nello lavar delle mani e cosí le diede a quello che prima gli occorse, quasi senza mirar chi fusse. Quel servitore pensò che ’l re non avesse posto cura a cui date l’avesse e che, per i pensieri di maggior importanzia, facil cosa fosse che in tutto se lo scordasse; ed in questo piú si confirmò, vedendo che ’l re piú non le ridomandava; e stando giorni e settimane e mesi senza sentirne mai parola, si pensò di certo esser sicuro. E cosí essendo vicino all’anno che questo gli era occorso, un’altra mattina, pur quando il re voleva mangiare, si rappresentò, e porse la mano per pigliar le anella; allora il re, accostatosegli all’orecchio, gli disse: «Bastinti le prime, ché queste saran bone per un altro». Vedete come il motto è salso, ingenioso e grave e degno veramente della magnanimità d’uno Alessandro.

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