Il libro del Cortegiano/Libro secondo/Capitolo LXXVI

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Libro secondo
Capitolo LXXVI

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È ancor bello, quando uno vien morso in quella medesima cosa che esso prima ha morso il compagno; come essendo Alonso Carillo alla corte di Spagna ed avendo commesso alcuni errori giovenili e non di molta importanzia, per comandamento del re fu posto in prigione e quivi lasciato una notte. Il dí seguente ne fu tratto, e cosí, venendo a palazzo la mattina, giunse nella sala dove eran molti cavalieri e dame; e ridendosi di questa sua prigionia, disse la signora Boadilla: «Signor Alonso, a me molto pesava di questa vostra disavventura, perché tutti quelli che vi conoscono pensavan che ’l re dovesse farvi impiccare». Allora Alonso súbito, «Signora», disse, «io ancor ebbi gran paura di questo; pur aveva speranza che voi mi dimandaste per marito». Vedete come questo è acuto ed ingenioso; perché in Spagna, come ancor in molti altri lochi, usanza è che quando si mena uno alle forche, se una meretrice publica l’addimanda per marito, donasegli la vita. Di questo modo rispose ancor Rafaello pittore a dui cardinali suoi domestici, i quali, per farlo dire, tassavano in presenzia sua una tavola che egli avea fatta, dove erano san Pietro e san Paulo, dicendo che quelle due figure eran troppo rosse nel viso. Allora Rafaello súbito disse: «Signori, non vi maravigliate; ché io questi ho fatto a sommo studio, perché è da credere che san Pietro e san Paulo siano, come qui gli vedete, ancor in cielo cosí rossi, per vergogna che la Chiesa sua sia governata da tali omini come siete voi».

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