Il libro del Cortegiano/Libro terzo/Capitolo LXXV

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Libro terzo
Capitolo LXXV

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Queste tai dolorose dimostrazioni son troppo vedute e conosciute, e spesso piú dagli altri che da chi le causa; ed in tal modo in pochi dí son tanto publiche, che non si po far un passo né un minimo segno, che non sia da mille occhi notato. Intervien poi che molto prima che siano tra essi i piaceri d’amore, sono creduti e giudicati da tutto ’l mondo, perché esse, quando pur veggono che l’amante già vicino alla morte, vinto dalla crudeltà e dai strazi usatigli, delibera determinatamente e da dovero di ritirarsi, allora cominciano a dimostrar d’amarlo di core e fargli tutti i piaceri e donarsegli, acciò che, essendogli mancato quell’ardente desiderio, il frutto d’amor gli sia ancor men grato e ad esse abbia minor obligazione, per far ben ogni cosa al contrario. Ed essendo già tal amore notissimo, sono ancor in que’ tempi poi notissimi tutti gli effetti che da quel procedono; cosí restano esse disonorate, e lo amante si trova aver perduto il tempo e le fatiche ed abbreviatosi la vita negli affanni senza frutto o piacere alcuno, per aver conseguito i suoi desidèri, non quando gli seriano stati tanto grati che l’arian fatto felicissimo, ma quando poco o niente gli apprezzava, per esser il cor già tanto da quelle amare passioni mortificato, che non tenea sentimento piú per gustar diletto o contentezza che se gli offerisse -.

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