Il libro del Cortegiano/Libro terzo/Capitolo VI

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Libro terzo
Capitolo VI

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E perché le parole sotto le quali non è subietto di qualche importanzia son vane e puerili, bisogna che la donna di palazzo, oltre al giudicio di conoscere la qualità di colui con cui parla, per intertenerlo gentilmente, abbia notizia di molte cose; e sappia parlando elegger quelle che sono a proposito della condizion di colui con cui parla e sia cauta in non dir talor non volendo parole che lo offendano. Si guardi, laudando se stessa indiscretamente, o vero con l’esser troppo prolissa, non gli generar fastidio. Non vada mescolando nei ragionamenti piacevoli e da ridere cose di gravità, né meno nei gravi facezie e burle. Non mostri inettamente di saper quello che non sa, ma con modestia cerchi d’onorarsi di quello che sa, fuggendo, come s’è detto, l’affettazione in ogni cosa. In questo modo sarà ella ornata de boni costumi e gli esercizi del corpo convenienti a donna farà con suprema grazia e i ragionamenti soi saranno copiosi e pieni di prudenzia, onestà e piacevolezza; e cosí sarà essa non solamente amata, ma reverita da tutto ’l mondo e forse degna d’esser agguagliata a questo gran cortegiano, cosí delle condizioni dell’animo come di quelle del corpo -.

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