Il libro del Cortegiano/Libro terzo/Capitolo XVII
Capitolo XVII
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Allora la signora Emilia rivolta al signor Magnifico, - Per amor di Dio, - disse, - uscite una volta di queste vostre «materie» e «forme» e maschi e femine e parlate di modo che siate inteso; perché noi avemo udito e molto ben inteso il male che di noi ha detto el signor Ottaviano e ’l signor Gasparo, ma or non intendemo già in che modo voi ci diffendiate; però questo mi par un uscir di proposito e lassar nell’animo d’ognuno quella mala impressione, che di noi hanno data questi nostri nemici. - Non ci date questo nome, Signora, - rispose il signor Gaspar, - ché piú presto si conviene al signor Magnifico, il qual col dar laudi false alle donne, mostra che per esse non ne sian di vere -. Suggiunse il Magnifico Iuliano: - Non dubitate, Signora, che al tutto si risponderà; ma io non voglio dir villania agli omini cosí senza ragione, come hanno fatto essi alle donne; e se per sorte qui fusse alcuno che scrivesse i nostri ragionamenti, non vorrei che poi in loco dove fossero intese queste «materie» e «forme», si vedessero senza risposta gli argomenti e le ragioni che ’l signor Gaspar contra di voi adduce. - Non so, signor Magnifico, - disse allora il signor Gasparo, - come in questo negar potrete che l’omo per le qualità naturali non sia piú perfetto che la donna, la quale è frigida di sua complessione, e l’omo calido; e molto piú nobile e piú perfetto è il caldo che ’l freddo, per essere attivo e produttivo; e, come sapete, i cieli qua giú tra noi infondono il caldo solamente e non il freddo, il quale non entra nelle opere della natura; e però lo esser le donne frigide di complessione credo che sia causa della viltà e timidità loro.