La Lisistrata

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Aristofane 388 a.C. L 1545 Bartolomio Rositini/Pietro Rositini Indice:La_Lisistrata.djvu Teatro teatro La Lisistata Atene Teatro di Dioniso Intestazione 26 gennaio 2012 50% Teatro

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La Lisistata
Traduzione di Bartolomio Rositini, Pietro Rositini (1545)
Prima rappresentazione: Atene, Teatro di Dioniso, 388 a.C.


[p. 279v]

LA LISISTRATA D'A


RISTOFANE. COMEDIA

XI. ET ULTIMA.


Persona de la favola.


Lisistrata. Calonica.
Mirrhina. Lampitò.
Coro d’huomini vecchij. Drace.
Stinnodoro. Coro de femine.
Stratillide. Preside.
Messo d’i vecchij. Ministro.
Un’altra donna. Cinesia.
Un’Ateniese. Fanciullino.
Gli Ateniesi. Laconici.
Servidore. Coro de Lacedemonij.


L I S I S T R A T A.
LisistrataE.jpg
se alcuno à la festa di Bacco n’hauesse chiamate, ò à quella di Pan, ò di Venere Colliade, ò di Venere Genetillide, non haueressemo già potuto passare per i timpani.ma qui adesso niuna donna appare, se non questa de la terra mia, che uien fuori. Dio ti salui ò Calonica.

Cal.

[p. 280r]

Calonica
E tu anchora ò Lisistrata, chi t’ha torbolata? non ti sdegnar figliuola mia, che non ti sta bene inarcare i ciglij de gli occhij.
Lisistrata
Ma ò Calonica il cuor m’abruscia, e molto mi doglio di noi donne, che apo gli huomini siamo istimate malitiose.
Calonica
Et in verità siamo cosi.
Lisistrata
E quando s’è detto à quelle che vengano qui per far consiglio, non d’una cosa da niente, elle dormono e non vengono.
Calonica
Ma ò dilettissima veniranno, e la uscita de le donne è difficile, per ciò che una di noi è dimorata à torno a’l marito, l’altra ha destato il famiglio, l’altra ha tolto su’l fanciullo, l’altra l’ha lavato, l’altra gli ha dato da mangiare et fatto i bocconi.
Lisistrata
Tutta via v’erano altre cose à loro piu importanti di queste.
Calonica
Che cosa gli è ò cara Lisistrata? à che cosa ne chiami tu mò noi donne? che cosa? quanto è grande il tuo da fare?
Lisistrata
Grande.
Calonica
Forsi anche grosso.
Lisistrata
E per Giove grosso.
Calonica
Poi à che modo non vegniamo?
Lisistrata
Non è questo il modo. perche subito saressimo venute insieme.ma il mio da fare è ispedito homai, e con molte veghie gli hò posto fine. [p. 280v]
Calonica
Veramente è una poca cosa questo ch'hai gettato fuori.
Lisistrata
Così poca, di modo che é salvezza à tutte le donne di Grecia.
Calonica
A le donne? che di poco n'è andato via.
Lisistrata
E sono in noi traffichi de la cità, ò che non sono piu ne anche ne i Peloponesij.
Calonica
Benissimo per Giove, che non siano dunque più.
Lisistrata
E che tutti quelli de la Beozia sono morti.
Calonica
Non tutti già, ma tuogli fuora le anguille.
Lisistrata
D'Atene poi non baiarò niuna cosa tale, ma sotto intendimi tu, ma se le donne sono qua tutte convenute, e quelle di Beozia, e quelle di Peloponeso, noi anchora communemente servaremo la Grecia.
Calonica
Mò che cosa prudente ò notabile sarebono le donne? che seguiamo colorate, che portiamo le vesti crocee, et ornate benissimo e cunicule, e le calzette, e belletti, e le tralucenti vestuzzuole.
Lisistrata
Queste sono ben quelle cose che spero che hanno à servar la Grecia, crocee vestazzuole, et bussolini, e calzette.
Calonica
A che modo mai?
Lisistrata
Che niuno di quelli huomini che hora sono a'l mondo, contra di se istessi iscambievolmente pigli la lancia.
Calonica
Io tingerò dunque, per le dee, la veste crocea.
Lisistrata
Ne che pigli il scudo. [p. 281r]
Calonica
Vestiromi il vestimento Cimberico.
Lisistrata
E non la spadetta.
Calonica
Acquistarò le calzette.
Lisistrata
Dunque non bisognava che le donne vi fussero!
Calonica
Non gia, per Giove, ma che vengano gia un pezzo volando.
Lisistrata
Ma ò meschina , vederai ben esse Atheniese à far d'ogni cosa molto piu dopò di quello che si conviene, ma ne ancho v'è niuna donna da Parili ne da Salamine.
Calonica
Ma so ben che quelle per il fresco sta mattina hanno traghettato ne le gondole.
Lisistrata
Ne anche vengono qua quelle donne de gli Acharnesi, che io aspettava, e faceva conto che fossino le prime.
Calonica
La moglie di Theagene adunque, come per venir qua ricercava una barchetta, ma queste anchora vengono à trovarti, e quest'altre anchor vengono, oh oh, donde sono?
Lisistrata
Da Anagironte.
Calonica
Per Gioue quella Anagironte come spuzza, à mè pare ch'ella sia stata commossa.
Mirrhina
Siamo forsi state noi 1'ultime à venire ò Lisistrata? che ditu, che tacitu?
Lisistrata
Non laudo Mirrina, che tu vegni hora per sì fatta cosa.
Mirrhina
Nò, a pena hò trovato il centurino a'l scuro, ma pur se ti bisogna cosa alcuna dillo à queste che [p. 281v]
sono qui.
Lisistrata
No per Giove, ma aspettiamo per un poco di tempo, e che quelle donne de Beoti, e quelle de Peloponesi vengano.
Mirrhina
Molto meglio tu dici, e già questa Lampitò vien via.
Lisistrata
O carissima Laconica Lampitò, i dei ti salvino, che bellezza si vede la tua ò dolcissima? e come sei ben colorita, e come è grasso e bello il tuo corpo, e soffoccaresti un toro.
Lampitò
Si ben penso pur in fè di Dio, mi essercito pur, e salto à le chiappe.
Lisistrata
E che bella cosa di poppe tu hai.
Lampitò
Come una bestia che mi manegia?
Lisistrata
Et quest'altra giovanetta di che paese è'lla?
Lampitò
Nobile e d'antico parentado per Castore e Polluce da la Beotia viene a voi.
Lisistrata
Per Giove ò Beotia tu hai un bel campo.
Lampitò
E per certo galantissimamente hò stirpato 'l polegiolo.
Lisistrata
Ch'è l'altra giovane poi?
Lampitò
Ella è ben gentile per i dei, et anchora di Corintho.
Lisistrata
Gentile per Giove. Si sà che'lla è circa a quelle cose che sono di là.
Lampitò
Chi hà poi ragunato insieme questa congregazione di femine?
Lisistrata
Questo io. [p. 282r]
Lampitò
Parlane di ciò che vuoi.
Lisistrata
Per Giove ò cara donna.
Mirrhina
Di un poco che cosa hai tu di buono?
Lisistrata
Pur il direi, prima che'l dica, vi domandarò un poco questa picciola cosa.
Mirrhina
Ciò che tu vuoi.
Lisistrata
Non disiderate voi che i padri de fanciulli stianui luntano ne l'essercito?
Mirrhina
Ben so io, che havemo tutti noi il marito luntano.
Lisistrata
Al meno mio marito già cinque mesi, è luntano de qui, in Tracia ò meschino, che hà custodia di Eucrate.
Mirrhina
E'l mio poi sette mesi hà, ch'è in Pilo.
Lampitò
E'l mio anchor che da la guerra sia venuto, ben armato, se ne và anchora via volando legiero.
Lisistrata
Ma de'l nome d'adultero non c'è lasciata una salivetta, perche, poi che i Milesij ne tradirono, non hò veduto ne Olisbo d'otto deda, che ne sarebe stato un agiuto di cuoio, voreste forse adunque s'io trovassi una invenzione, di guastar la guerra con meco?
Mirrhina
Per le dee, io se ben mi bisogna anchora bevere in questo dì d'hoggi, questa vesta rotonda.
Calonica
Et io anchora se ben paio come una passera, darei à spartir la metà di mè medesima.
Lampitò
Et io anchora andarei su fino a'l Taigeto, ove sarei per veder ogni modo la pace. [p. 282v]
Lisistrata
Dirollo pur,che non bisogna gia che’l consiglio stia celato. Noi ò donne, anchor che siamo per costringere gli huomini à servar la pace,bisogna però che se astiniamo.
Calonica
Dì la causa.
Lisistrata
Farete adunque?
Calonica
Faremo se dovessimo ben morire.
Lisistrata
Bisogna adunque che noi s’astegnamo da’l membro de l’huomo, perche mi voltate le spalle? ove andate? ò voi perche mormorate di me , e mi sprezzate? perche il vostro color s’è mutato? perche vi vien giu le lagrime? farete ò non farete, ò che sete per fare?
Mirrhina
Non lo farei per modo alcuno, piu tosto salti fu la guerra.
Calonica
Non per Giove n’anche io, ma se ne venga pur la guerra.
Lisistrata
Qvesto dici tu ò passera. ma pur hora tu hai detto di straciarti via anchor la metà di te medesima.
Calonica
Altro ciò che voi. Se mi fosse ben forza andar ne’l fuoco, voglio andar piu tosto a questo membro. perche non gli è cosa che sia di quella maniera ch’è’l membro de l’huomo, ò cara Lisistrata.
Lisistrata
Che ne dici tu poi?
Lampitò
Anchor io voglio ne’l fuoco.
Lisistrata
O generation nostra,tutta, tutta piena di scelerità. Non senza cagione le Tragedie si fanno per [p. 283r]noi, che non siamo niente se non Nettuno e Scafa. Ma ò cara Laconica se fosti tu sola con meco insieme, salvaressimo la cosa anchora. Consentimi.
Lampitò
Difficili cose ogni modo sono per i dei, che le donne dormano sole senza bestia. Pur tutta via se è conveniente desidero anche forte le paci.
Lisistrata
O carissima tu e sola di queste femine.
Calonica
Se molto assai mò s'asteneremo noi, tu non dici gia che cosa n'averrà piu per questo.
Lisistrata
Si farà la pace.
Calonica
Assai bene per le dee.
Lisistrata
Per ciò che se noi sedessimo in casa sbellettate, e con le vestazzuole di seta, andaressemo ignude havendosi fatto pelare il delta, à gli huomini verrebe l'appetito Venereo, e disiderariano di chiavare, noi poi non gli andaressemo,ma s'asteneressimo. Farebono tregua tosto ogni modo, che so certo.
Lampitò
Menelao adunq; vedute apresso di se le poppe d'Helena ignude, tirò fuora, cregio, la spada.
Calonica
Che poi se gli huomini lasciaranno noi ò meschina?
Lisistrata
Quello che dice Ferecrate, di scorticare una cagna scorticata.
Calonica
Queste ciancie sono tutte imitationi, e se ne pigliaranno, et in casa per forza ne tiraranno?
Lisistrata
Tienti a la porta.
Calonica
E se ne batteranno? [p. 283v]
Lisistrata
Bisogna dargliene a male stente. perche non vi è appiacere in quelle cose che si fanno per forza. Et oltre à ciò bisogna che eglino habian’ à dolersi, et in effecto molto presto. perche mai non s’alegrarà l’huomo se non fa appiacere à la donna.
Calonica
Se pur questo a voi par cosi, et à noi anchora.
Lampitò
E noi persuaderemo a i nostri huomini che faciano patto, che ciascuno giustamente conservi la mera pace. ma à la turba de gli Atheniesi chi sarebe che persuadesse, che’lla non inganni?
Lisistrata
Noi in verità de le cose che noi habiamo ti persuaderemo.
Lampitò
Non è forsi ancho puro argento apresso la dea, ove le navi hanno fretta?
Lisistrata
Ma questo è anchora ben parecchiato, che hoggi occuparemo la rocca, perche à quelle che sono piu vecchie è commandato di far questo, che noi ogni modo s’imaginiamo queste cose, mostramo di sacrificar pigliando la rocca.
Lampitò
Ogni cosa potrebe essere, et per ciò dici ben questo.
Lisistrata
E perchè non havemo subito subito congiurato queste cose ò Lampito, à ciò che stiano infrangibili?
Lampitò
Mostrami pur un poco ’l giuramento, che giuremo.
Lisistrata
Ben dici, ove è Scithena? ove guardi? metti in [p. 284r]mezzo il cavato scudo, et alcuno mi dia i sacrificij.
Calonica
Lisistrata mò di che giuramento ne vuoi tu astringere?
Lisistrata
Di che giuramento? ne'l scudo come si dice in Eschilo, à quelle ch'ammazzano le pecore.
Calonica
Non giurar mica su'l scudo ò Lisistrata cosa niuna de la pace.
Lisistrata
Qual giuramento adunque potrasi fare?
Calonica
Se pigliaremo da qualche luoco un caval bianco, e glie li tagliaremo via.
Lisistrata
A che modo un caval bianco?
Calonica
Ma à che mdoo giuraremo noi?
Lisistrata
Io per Giove diroloti, se vuoi, metteremo in una tazza del vin negro e grande, è sacrificaremo un cado di vin Thafio, giuraremo di non spargere aqua ne la tazza.
Calonica
Oh giuramento indicibile quanto hò io voglia di lodarlo. Portimi quà alcun la tazza de là e la zucca.
Lisistrata
O carissime donne quanto grande è questa tazza de gli altri vasi fittili. Uno s'alegraria ben incontamente à tuorla. Metti giu questa, piglia il mio porco cingiale ò signora Pito, e la tazza cara. Fia benigna à le donne e piglia tu le bestie.
Calonica
Colorito è pur il sangue, e sa di pece.
Lampitò
E pur hà buon odore, è suave per Castore.
Lisistrata
Lasciatemi ò donne prima giurar me. [p. 284v]
Calonica
Non per Venere non, se pur noon hai buttata la sorte.
Lisistrata
Pigliate ciascuna la tazza ò Lampitò. Et una di voi dica per tutte, quello che anchor io dico. Voi poi giurarete qveste cose medesime e le confermarete, non v'è niuno, ne adultcro ne marito.
Calonica
Non v'è niuno, ne adultero ne marito.
Lisistrata
Chi venerà da me infuriato di libidine, dì.
Calonica
Chi venerà da me infuriato di libidine. Oime si mi strupiano i ginocchi ò Lisistrata.
Lisistrata
A casa inviolata me ne viverò.
Calonica
A casa inviolata me ne viverò.
Lisistrata
Portarò la vesta crocea e staromi ordinata.
Calonica
Portarò la vesta crocea e staromi ordinata.
Lisistrata
A ciò che mio marito habia gran martello di me.
Calonica
A ciò che mio marito habia gran martello di me.
Lisistrata
E mai volontieri obedirò a mio marito.
Calonica
E mai volontieri obedirò a mio marito.
Lisistrata
E se mi costringerà contra à mio volere.
Calonica
E se mi costringerà contra à mio volere.
Lisistrata
Con difficultà me gli darò ne le mani, e non me gli approssimarò.
Calonica
Con difficultà me gli darò ne le mani, e non me gli approssimarò.
Lisistrata
Non a'l solaro alzarò le scarpe.
Calonica
Non a'l solaro alzarò le scarpe.
Lisistrata
Non starò lionessa ne'l tirocnestide.
Calonica
Non starò lionessa ne'l tirocnestide.
Lisistrata
Questo confermando pur, beverei de quì. [p. 285r]
Calonica
Questo confermando pur, beverei de quì.
Lisistrata
E se io passassi di lungo, d'aqua s'empia la tazza.
Calonica
E se io passassi di lungo, d'aqua s'empia la tazza. Di compagnia tutte voi questo giurate.
Mirrhina
Per Giove.
Lisistrata
Hor su io consecrarò questa tazza.
Calonica
Una parte ò compagna, a ciò che siamo subitamente amiche una co l'altra.
Lampitò
Che giubilatione?
Lisistrata
Queste cose sono quelle, non 1'ho io detto? le femine già hanno occupato la rocca de la dea. Ma ò Lampitò tu và pur, e quel che se ricerca da noi, metti ben à l'ordine,e lasciane qui costoro per sicurtà. E noi insieme con le altre che son nè la città, come vi siamo intrate, mettiamoli di compagnia i cadenazzi.
Calonica
Non pensi tu forsi che gli huomini s'aggiuteranno incontanente contra di noi?
Lisistrata
Poco hò cura di loro. Non veniranno mica havendo ò minaccie ò fuoco, per aprir queste porte, se non per quello che noi habiamo detto.
Calonica
Non per Venere, non mai. Per che altramente saremo chiamate donne senza ardimento et cattive.
Coro de gli homini vecchij
Vien inanzi Drace, va inanzi pian piano. e se ti duol la spalla porta solamente il carico de'l tronco de la verdegiante oliva.
Drace
Veramente molte cose sono insperate ne la vita lunga, ah, mò chi havrebe sperato mai ò Stinnodoro [p. 285v]
d'udir quelle donne, che nodrivamo in casa, rovina manifesta, che ritengano il santo simulacro di Minerva, et habino occupata la mia rocca, e che stanghino le porte et antiporte?
Stinnodoro
Mà tosto tosto andiamo à la cità o Filurgo, à ciò che le mettiamo in cerchio in cerchio questi tronchi, à tutte quelle ch'hanno assalito questa cosa, e là sono andate. Mettiamo insieme una pilla di legne, brusciamole tutte cò le nostre mani con un'aggiuto solo, e per la prima la figlia di Licone. Elle non mi saltaranno mica adosso, per Cerere essendo vivo, poi che ne ancho Cleomene che fu'l primo ad occuparla, si partì impunito. Ma non di meno per che haveva un poco di quel fumo Laconico, mi diede l'arme e se n'andò via, con una vestazzuoletta ben picciola, morto di fame, sporco, haveva i capei lunghi: molti anni erano che non se haveva lavato, e cosi io vinsi quell'huomo, pur in diecesette scudi dormendo à le porte, che sono inimiche ad Euripide et à tutti i Dei. Io dunque non vietarò tanto misfatto con la mia persona? non sia già piu'l mio trofeo in Tetrapoli. Pur tutta via mi resta un luoco de la via, che mi mena montando su à la rocca. Et io hò gran fretta, e bisogna sforzarsi di rampecarli à qualche modo, per su questo monticello senz'asino, per che questi doi legni m'aggravano la spalla. Ma pur bisogna andare et impizzare'l [p. 286r]
fuoco e soffiar dentro, à ciò che non mi s'ammorzi, quando sarà là. Sy, sy. Oh, oh, che fumo, come è terribile ò signor Hercule, che mi vien su da l'olla, come un cane arrabiato gli occhi mi morde, e questo è fuogo Lemnio ogni modo, che non m'havria mai cosi rabiosamente morduto le mie lippitudini. Va tosto avanti ne la cita, e da aggiuto à la Dea Minerva, se mai le daremo aita piu che adesso ò Lachete. Sy, sy. Oh, oh che fumo questo fuoco anchora veghia e stà vivo, dunque mettiamo qui prima doi legni per ogni modo, aggiungendo a l'olla de le fascine di legna di vite a far venir su la fiamma, andiamo poi e saltiamo à le porte à guisa di montone: e se le donne non n'apriranno, chiamandole, bisogna abbrusciar le porte e soffocarle di fumo. Mettiam giu hor mai il poso, oh, che fumo, babeax: chi sarà quel de gli capitani che sono stati in Samo, chi pigliarà il legno? Hor già queste hanno dato luoco di calcarmi'l spinale. Et à te tocca ò olla far impizzar i carboni, per portarmi immantinente la facella accesa. Signora Vittoria danne aita, à ciò che mettiamo 'l trofeo noi hora de la presontion che adesso hanno presa le donne.
Coro de le donne
Bisogna affretarsi velocemente, come se'l fosse appizzato il fuoco. À me pare di vedere'l fumo ò donne.
Mezzo coro de le donne
Vola,vola Nicodica, avanti [p. 286v]
chi s'abbruscij Calice e Critilla, ambe due à torno soffiate e da le legi difficili, e da i vecchij matti.
L'altro mezzo coro de le donne
Ma io hò paura di questo che per esser tardo de piedi non possa darvi agiuto. Per che adesso, che sta mattina hò impita la sedella, à pena toltami via da la fontana per il romore, et turba, e strepito de le sedelle, insieme con le massare, e serve segnalate, con fretta, togliendone da le mie de la terra abbrusciate, le porto de l'acqua per soccorrerle, che hò inteso et udito che sti insensati e vecchij huomini sono venuti co'l mal'anno loro, ch'hanno portato stizzoni, come che vogliano abbrusciare 'l bagno à la città, peso quasi di tre libre, che minacciano gravissime parole, che si sognan dar il fuoco à le scelerate femine, quali ò Dea non ti piaccia che le'vega abbrusicare, ma che siano liberate e da la guerra e da le furie, la Grecia e le citadine. Per le quali, ò tu che hai adorata la celata, difensatrice nostra, hanno occupate le tue sedie. Et te chiamo per agiutrice ò che sei nasciuta apresso à la palude Tritonia, se qualch'huomo le abbrusciarà, che porti de l'acqua con esse noi.
Stratillide
Lascia ò, che cosa è questa, ò huomini travaglijcosissimi, e rei? che questo non havrebon già fatto mai gli huomini da bene, et gli amatori de la religione.
Coro de gli huomini vecchij
Questa cosa n'avien non aspettata. Questo rozzo di femine dà agiuto qui [p. 287r]
anchora à le porte.
Coro de le femine
Che havete paura di noi? vi paremo forsi pur assai? e pur non vedete anchora la millesima parte di noi.
Coro de vecchij
O Fedria lasciaremo, che costoro ragionino tanto? non era ben fatto che uno le ligasse ad un legno, e battessele molto bene?
Coro de le femine
Mettiamogli pur le sedelle anchor noi, à ciò che se un gli metterà la mano, non mi sia questo ne i piedi.
Coro de vecchij
Per Giove se alcuno havesse pistato ò due ò tre volte le mascelle di costoro come d’un bufalo, non haverian già loro voce.
Stratillide
Non di meno ecco, alcuno percotta, et io gli darò. E mai niuna altra cagna ti pigliarà i testicoli.
Coro de vecchij
Se non tacerai, io ti darò, et ti caverò la tua vecchiezza.
Stratillide
Tocca solamente Statillide co’l dito, valle à presso.
Coro de vecchij
Che poi, se ti toccherò con le dita, che mal mi farai?
Stratillide
Ti rosicarò il polmone, et ti cavaro le budella.
Coro de vecchij
Non gli è huomo piu savio d’Euripide poeta: che non gli è bestia a’l mondo si sfacciata, come sono le femine.
Stratillide
Alziamo su un secchio d’aqua ò Rodispe.
Coro de vecchij
Che poi ò da i dei odiata, per che sei venuta quà et hai portata l’aqua. [p. 287v]
Stratillide
Per che hai tu’l fuoco ò montagna, come che tu ti voglij brusciar da tua posta?
Corifeo
Io l’hò, che voglio far una pilla, et abbrusciar le tue compagne.
Stratillide
Et io l’aqua, per amorzar questa tua pilla.
Corifeo
Tu ammorzarai tu’l mio foco?
Stratillide
A man à mano io tè lo farò vedere.
Corifeo
Non sai, se con questa facella (et posso) t’arrostirò?
Stratillide
Se hai adosso sporcitia, io ti darò da lavarti.
Corifeo
Tu mi darai da lavar tu, ò puzzolenta?
Stratillide
E poi da sposo anchora.
Corifeo
Havete sentito la sua prosontione?
Stratillide
Io sono di libertà.
Corifeo
Ti vietarò ben io questo gridore.
Stratillide
Ma piu non giudicarai.
Corifeo
Brusciale i capegli.
Stratillide
A tè tocca ò Acheloo.
Corifeo
O i mè’nfelice.
Stratillide
Erala forsi calda?
Corifeo
A che modo calda? non cessarai tu? che fai?
Stratillide
T’adaquo, à cio che tu germoglij.
Corifeo
Ma sono assciutto, et tremo.
Stratillide
Dunque, poi che tu hai il fuoco, t’ascalderai da per te.
Preside
Veramente s’è illustrata la frequentia di Bacco, e questa festa d’Adonide ne le case, la quale io altre volte udì à canzonare. Diceva Demostrato, à tempo di non navigar in Sicilia: e la moglie ballando [p. 288r]
ah ah Adonide, dice. E Demostrato diceva di far gente di quelli del Zanto. E la donna gittandosi giu per casa, dice di piangere Adonide: e Cholozige nemico de gli dij et sciagurato la violava. Si fatte sono le canzoni loro lascive.
Messo de vecchi
Che poi, se udisti anchor la costoro ingiuria? che n'hanno anchor fatto de l'altre ingiurie, e con le sedelle n'hanno lavato, di modo che è stato lecito squassar le vestazzuole, come se ne fosse stato pissato adosso.
Preside
Per il marin Nettuno hanno fatto bene. Per ciò che siamosi noi mal diportti con le donne, et havemole insegnato a triomfare. Si fatti consiglij loro nascono da noi medesimi, che diciamo anchora à gli artefici tali parole, O aurifice, de la collana che mi facesti, sendo mia moglie à ballar hier sera, le cadde fuora la capella de'l suo luoco. E per che io hò da navigar in Salamina, tu se ti sarà comodità, ogni modo andarai la ista sera, et le acconciarai molto ben dentro la capella: un'altro poi dice ad un calzolaio, giovane, e che non havea già la becchina da fanciullo; O calzolaio, la scarpa fà male à i piedi di mia moglie circa'l ditello, come che tenerello, però va tu là hoggi da mezzi di à slargarlela, à ciò che 'lla non le faccia male. Simili cose sono divenute in si fatti traffichi, che io essendo pur principe de'l senato, mettendo in espeditione, à che modo. Staranno i galeotti [p. 288v]
de'l danaro: hor sendo'l bisogno, da le donne son sarrato fuor de le porte. Ma niente bisogna dimorar. Portami la levera, che io le vietarò questa villania. Dove hai guardato ò gazzotto, et ove guardi tu un altra volta? tu non fai altro che guardar l'hostaria. Non metterete voi le levere sotto à le porta da questa banda, e la torrete giu? et io anchora da quest'altra disieme la levarò via.
Lisistrata
Niente voi levarete via, ch'io vengo da mia posta, che bisogna levere? per che non di levere piu bisogna, che di mente e di prudenza.
Ministro
O da dovero scelerata che sei tu? ov'è 'l zaffo? pigliala e ligale di dietro le mani.
Lisistrata
E se poi il publico ministro mi mettrà l'ultima man' adosso, per Diana ei piagnerà.
Ministro
Hai havuto paura ò tu? non la piglierai tu à traverso? et tu anchor con costui andate tosto à legarla.
Stratillide
Per Diana venatrice , se mettrai solamente una man' adosso a costei, ti sarà calcato su la panza, et ti saltara fuora la merda.
Ministro
Eccoti che cacarai, ove l'altro zaffo? liga prima costei,per che'lla ciancia.
Stratillide
Per Venere lucifera, se mettrai la man ultima adosso à costei, cercherai tosto la tazza.
Ministro
Mò che cosa è questa? ov'è 'l zaffo? fatti apresso costei, io farò star cheta alcuna di voi, e cessar da

[p. 289r]

questa vostra uscita.
Stratillide
Per Diana Taurica se verrai per costei, ti stirparò la barba à pelo à pelo, et i piangolenti capegli anchora.
Ministro
Oime 'nfelice, il zaffo n'hà lasicato. Ma non bisogna mai che noi si sottoponiamo à le femine.
Lisistrata
Per le dee conoscerete certo che havemo anchora noi quattro compagnie de donne guerregiere di dentro armate.
Ministro
Voltatele indietro le mani loro ò Scite.
Lisistrata
O nostre donne corrette da la interior parte ad aiutarmi, ò che vendete in piazza le sementi, i legumi, l'herbe, ò che vendete aglio, ò hoste. O venditrici di pane, non venete fuora? non ferirete? non n'agiutarete? non farete villania? non sarete sfacciate?
Ministro
Chetatevi,ritornate, non vi spogliate. Oime se hà diportato male la mia compagnia.
Lisistrata
Ma che pensavi mai tu? hai forsi pensato di venir contra à qualche massare, ò pensi tu che le donne non habiano la colera aguzza?
Ministro
Non per Apolline, et pur assai bene, se apresso vi sia l'hosto.
Coro d'huomini
O consultor di questa terra, che molte parole hai spese, perche t'aggiungiti te medesimo ne'l parlar à queste bestie? non sai in che bagno costor poco fà, n'hanno lavato sopra de le vestazzuole, specialmente senza liscivio? [p. 289v]
Coro de le donne
Ma ò pover huomo non bisogna inconsideratamente à i vicini metter la mano adosso. E se questo fai, è forza che ti si sgonfino gli occhi, perchè voglio io saviamente come donzella sedermi, molestando niente qui, movendo ne ancho una busca, se non mi pungerà et tentarà alcuno à guisa d'un sciame di vespe.
Coro d'huomini
O Giove in che adoperaremo noi mai queste bestie? non sono mica queste cose da sofferire, ma bisogna che tu insieme con esso me cerchiamo, questo male donde viene, perche queste spontaneamente hanno occupata la terra d'Atheniesi, et il tempio sacro, per il quale, per essergli gran pietre, non si può andare à la rocca. Ma dimanda, non credere, et aggiungeli tutte le spie, per ch'è vergogna lasciar star di spionar questa cosa.
Preside
E pur da loro questo desidero di domandare per Giove primamente, perche causa di vostra bizzaria havete stangata la nostra cita.
Lisistrata
Per darvi il danar salvo, e perche non facciate guerra per quello.
Preside
Per il danaro facciamo noi guerra forsi?
Lisistrata
Et tutto 'l resto è confusione, perche Pisandro à ciò che havessi da poter robare, e quello ch'erano sopra à i magistrati sempre mescolavano qualche torbolatione, non dimeno costor facciano pur per questo ciò che vogliono, che non mi torranno mica piu questo argento.
Preside
Ma che farai. [p. 290r]
Lisistrata
Questo mi domandi tu? noi conservaremo esso, et teneremolo à i bisogni.
Preside
Voi conservarete danari?
Lisistrata
Che gran cosa pensi tu ch'ella sia? non v'havemo noi riservati tutti quelli danari in tutti i modi, che sono di dentro?
Preside
Ma questo non è quel proprio.
Lisistrata
In the modo non è quel proprio?
Preside
Da questo bisogna guerregiare.
Lisistrata
Ma niente per la prima bisogna guerregiare.
Preside
Mò à che modo si servaremo altramente?
Lisistrata
Noi vi servaremo.
Preside
Voi?
Lisistrata
Noi sì.
Preside
La non glie và questa cosa.
Lisistrata
Ma tutta via bisogna perder tutto ciò.
Preside
Per Cerere non mi pare '1 dovere.
Lisistrata
E da esser conservato ò fratello.
Preside
.Anchor che non habia di bisogno?
Lisistrata
Per amor di questa cosa molto piu.
Preside
Voi donde havete mai havuto cura de la guerra e de la pace?
Lisistrata
Te lo diremo.
Preside
Dillo dunque tosto, se non vuoi piangere.
Lisistrata
Odi adunq;,e sforzati di tener le mani a te.
Preside
Ma non posso, perche è cosa difficile per l'ira, tenerle à se.
Lisistrata
Tu piangerai dunque molto piu.
Preside
Questo pur o vecchia crocitarai à tè medesima. [p. 290v]
Et dimi tu un poco.
Lisistrata
Cosi farò. Noi ne la guerra e ne'l tempo passato sostenevamo per nostra temperanza voi huomini; di ciò che haveste fatto, che non permettevate mica che noi citissimo, onde non ne piacevate. Ma havevamo ben gli occhi à dosso à voi, e sendo noi spesso di dentro, habiamo udito voi à consultarvi mal d'una certa gran cosa. Poi di mala voglia sogghignando di dentrò vi addomandarò: che consiglio havete voi fatto de le tregue, d'attaccarle hoggi à la colonna avanti a'l popolo? Che t'appartienti questo? (dice quell'huomo.) non tacerai? Et io taceva.
Un altra donna
Et io non havrei mai taciuto.
Lisistrata
Et havresti dunque pianto, se non havesti taciuto. Però adunque io taceva. Un'altro certo piggior consiglio havemo pur udito da voi. Poi domandavano, à che modo havete fatto questo cosi pazzamente ò huomo? Et egli subitamente guardandomi con un occhio intorto, diceve se non filarò il stame, piangerai stracciandoti la testa, e la guerra è à cura à gli huomini.
Preside
Bene egli dice, per Giove.
Lisistrata
A che modo bene ò sventurato, se non era lecito à noi darvi consiglio, consultandovi voi male? quando poi de voi ne le vie gia manifestamente udivamo, non è huomo ne'l paese per Giove, veramente non alcun altro dopo questo à noi è paruto servar la Grecia, coadunate insieme le donne: mò ove bisognava aspettare? Se vorrete adunq; ubidir à noi [p. 291r]
che diciamo cose buone, et iscambievolmente tacemo, come anchor noi, vi corregeressimo.
Preside
Voi noi? cosa grave dici bene, et non da esser gia tolerata da me.
Lisistrata
Taci, taci ò malvagio.
Preside
Ch'io tacia?
Lisistrata
E piglia un poco questi coprimenti à torno à la testa.
Preside
A ciò che hora non viva.
Lisistrata
Ma se questo t'impedisce, piglia questo coprimento da me, et tientilo, e circondatil'à torno à la testa. E poi taci. E questo cavagnuolo, e fila sottocinto, rodendo fave. E la guerra poi sarà à cura à le donne.
Coro de le donne
Tolletevi ò donne via da i secchij, à ciò che particolarmente soccorriamo anchora noi à le amiche, che io non mi stancherei mai à saltare e ballare, ne la stanchezza mi pigliarà i genocchi faticosi. Et voglo mettermi ad ogni cosa con queste, che sono causa de la vertù. Che hanno ingegno, ch'hanno grazia, ch'hanno audacia, ch'hanno sapienza, ch'hanno vertù prudente amica à la cità. Ma ò venite con ira da le nutrici fortissime e da le madrecine ortiche, venite con ira, e non mitigatevi, perche ancora correte à segonda.
Lisistrata
Et se pur il dolce amor e la Ciprigna Venere gli inspirarà il desiderio di noi iscambievole, ne i petti e ne le cosse, e gli ingenerarà la distension de'l membro grata e dilettosa à gli huomini, e [p. 291v]
duro com'è un bastone: penso una volta che noi, disfatrici de la guerra, saremo chiamate frà i Greci.
Preside
Che cosa haverete fatto?
Lisistrata
Se faremo cessar prima con l'arme i compratori e i pazzi, per Venere Pafia. Perche adesso in verità cò le olle e cò le herbe vanno per la piazza con l'arme à guisa de Coribanti.
Preside
Per Giove, cosi bisogna à gli huomini gaiardi.
Lisistrata
Tutta via la cosa è pur da ridere,quando havra'l scudo e la Gorgone e poii comprarà pesceti piccioli.
Un'altra donna
Per Giove io hò pur visto un'huomo à cavallo con la bella zacciara, governator de'l suo popolo e tribu, et un altro di Tracia che squassava 'l scudo e 'l giacolo come Tereo: haveva paura di quella che vende i fighi, e mandava giu i fichi ben maturi.
Preside
A che modo adunque voi potete sedar molti turbati travaglij ne i paesi, e disfarli?
Coro
Molto facilmente.
Preside
Mostralo.
Coro de donne
Si come d'una involgitura di filo, quando ne sarà intricata e turbata, pigliamo, et tiriamo giu à i fusi una parte in quà l'altra in là: cosi anchor questa guerra disfaressimo, se alcuno lo comportasse, distraendo per legazioni, parte in quà, parte in là.
Preside
Per lane adunque et involgiture e fusi pensate ò [p. 292r]
pazze di sedar cose gravi?
Lisistrata
E pur voi, s'haveste qualche intelletto, da le nostre lane v'amministrareste ogni cosa.
Preside
Mò a che modo? fa ch'io lo vega.
Lisistrata
Prima bisognava ben, si come un garzetto di lana ne la lavatura quelli che lavano la sporchezza de la lana fuor de la cità, bastonar ne'l letto i ribaldi, et ammazzar quegli de la compagnia, e pettinar quelli che fanno cospirazione e che s'uccidono tra loro, e strassinarli ne i magistrati, e stirparli via la testa. Poi filarli in un cestelletto tutti à la commune benivolenza, immescolandogli i cohabitanti. E se alcon forastier sarà tra voi, e se alcuno è debitore à la Repub. anchor questi immeschiarli. E per Giove anchora la cità, quanto sono colonie di questa terra, ad esser conosciute, perchè havemo queste avanti come disvolgiture di filo, separatamente ciascuna cosa, e poi da tutte queste torremo la involgitura de'l filo, per adunarlo quà, e congregarlo insieme, e poi faremo il giro grande, e poi da questo popolo intesseremo una vesta.
Preside
Non è dunq; cosa ingiuriosa che costor invenghino et involgino questo, che non hanno mai havuto partecipazion de la guerra?
Lisistrata
Non dimeno ò ribaldissimo piu che'l dopio esso portiamo. Primieramente partorendo e mandando fuora figlij armati.
Preside
Taci non t'arricordar de le'ngiurie.
Lisistrata
Poi quando bisognava che noi stessimo alegre per [p. 292v]
goder de la nostra gioventù, sole dormiamo per le ispedizion de la guerra, poi lasciate star il nostro travaglio: De le donzelle poi che s'invecchiano ne le camere me ne doglio.
Preside
Non s'invecchiano anchor gli huomini?
Lisistrata
Non per Giove, ma non hai detto una si fatta cosa. Perche se vien uno ben che sia canuto, incontanente hà tolto per moglie una giovanetta donzella. E de la femina breve è 'l tempo, e se non si piglia la occasione, non vi è niuno che la voglia per moglie, et ella aspettando consuma 'l suo fior de la giovanezza.
Preside
Ma qual è quello che hà possanza d'incitar Venere?
Un'altra donna
Tu poi che hai imparato qualcbe cosa, non finisci il corso de'l viver tuo? egli è tempo, compra il manico. Et io à man à mano impasto una fugazza co'l miele. Piglia questo, e sia incoronato. E ricevi questo da me, e recati questa corona. Di ch'hai bisogno? che desideri? vien ne la nave, Charonte ti chiama, e tu lo vieti partirsi.
Preside
Poi non è cosa molesta ch'io patisca questo? sì per Giove, ma andarò à farmi veder palesamente à i presidi de'l senato, à che modo io stò.
Coro de gli huomini vecchii
Non piu bisogna dormire chiunque è libero, ma instiamo ò huomini à questo travagliamento. Per ciò che queste cose a me paiono sentir piu assai e magiori affanni, e [p. 293r]sopra 'l tutto odoro 'l signoreggiar d'Hippia, e ben

temo, che alcuni de Lacedemonij de quelli huomini, che sono venuti insieme da Clistene, non habbiano menato femine inimiche de gli dij con inganno d'occupar i nostri danari, e la mercede anchora, donde io viveva. egli è una gran vergogna certo, e cosa da non sofferir,che queste citadine n'ammoniscano, e che queste feminuccie parlino di combattere, e che à noi appartenga farsi amice à gli huomini Laconici, à quali niente è da dar fede, se non ad un lupo, ch'hà aperta la bocca. Ma questo hanno intessuto à noi gli huomini à la Tirannia, ma contra di mè non essercitarano mica la tirannia, perche me ne guardarò, e portarò la spada de qui inanzi in un ramo di mirto. e la comprarò ne le arme à guisa d'Aristogitone, e cosi me ne starò presso di lui. per ciò che esso lui mi dà causa di battere, e dar su la mascella di questa vecchia inimica de gli dij, che la madre non conoscerà già loro ne l'intrar in casa. Ma poniam giu ò care vecchiette, in terra queste cose. perche noi ò citadine cominicamo ragionamenti utili à la cità, e meritamente, perche nobelmente m'ha nutrita, facendomi haver buon tempo. quando era di sette anni, immantinente filava de la lana, poi la mollecinava di diece anni et essendo principale, cadutami la gialla veste era un'orsa ne i Brauronij, et era una di quelle che portavano 'l canestro, bella donzelletta, et haveva [p. 293v]ua una colana di carice. Non fono io obligata dar qualche buon consiglio à la cità? E se son nasciuta femina, di questo non m’habiate invidia, se portarò anchora miglior cose à le cose presenti, havrò però participation de’ l tributo, per ciò che mando fuora gli huomini. mà voi sventurati vecchij non havrete parte, perchè havete la detta portion de l’avolo di Media, poi quando havrete speso, non conferete insieme i tributi. ma habiamo pericolo oltre à ciò che da voi non siamo distrutte. che cosa havete di farvene beffe? ma se mi darai molesta niuna, con questa calza dura ti darò una mascellata.

Preside
Non sono questi negotij molto ingiuriosi? Et parmi che s’accrescerà la cosa, hor’è da vindicar negotio da quelli che han li testimonij.
Coro
de huomini vecchij. Hor poniamo giu la vesta, perche bisogna che l’huomo hormai senti che habià de l’huomo,ma non è bisogno che stia involto ne la paglia. Horsu Lupipedi, i quali andassimo à Lipsidrio, quando vi erano anchora. adesso, adesso bisogna ringiovenirsi, et elevar tutto ’l corpo, e sciogliere sen()ttu. se alcuno de voi darà una picciol’ ansa à costoro, elle non lasciaranno i doni ricchi de la amministration publica, ma anchora faranno navi e usciranno però à combattere con guerra navale et navigare contra di noi, come Artimisia moglie de’l Rè di Caria andava ne la battaglia: e se convertiranno [p. 294r]sè à l’arte, l’elegero cavallieri: imperoche la donna è una cosa meglio equestre, e agreste, e non morirà correndo. Hor guarda le Amazone, lequali Micone ha piu che combattuto à cavallo con gli huomini. ma bisognaria acconciarli tutti in un forato legno con la coppa.
Coro delle donne.
Per le dee se mi eccitarai, io hormai aprirò fuora il mio porco, et hoggi ti farò gridare e chiamare tutti i vicini sendo lacerato. et noi ò donne spogliamosi presto à ciò che pariamo crudelmente accoracciate. Me ne vado, qualch’uno venga, che mai mangij aglio ne fava negra. però che se tanto maledirai (molto mi adiro) come scarabeo nutricarò te aquila partoriente.
Un’altra donna.
Non mi curerei ponto di voi, se Lampitò fusse viva, e Ismenia Tebana cara giovane nobile. non ti saranno già le forze, nanche se fosti per deliberar tanto sette volte, ilquale ò misero sei odioso anchora à i vicini. onde e heri facendo io festa ludiera à Hecate chiamai da la vicinanza una bella giovane amica à i giovani, e grata anguilla da li Beotij. elli hanno detto che non la vogliono mandare per i toi decreti. et mai cessareste da li decreti, nanti che alcuno pigliandovi per una gamba vi precipiti e facciavi romper la testa. o principe di tal facenda e consiglio, perche sei uscita gramma fuor di casa?
Lisistrata
L’opere de le male donne, e la donesca mente mi fanno andar mal contenta di sopra e di sotto. [p. 294v]
Un’altra donna
Che dici, che dici?
Lisistrata
Il vero, il vero.
Un’altra donna
Che ti noia, dillo à le tue amiche.
Lisistrata
Stà male à dirlo, e è grave à tacerlo.
Un’altra donna
Non mi scondere che male havemo patito.
Lisistrata
Desideriamo haver la cosa, onde senz’alcuno giro de parole ti parliamo.
Un’altra donna
O Giove.
Lisistrata
che dici ò Giove? la cosa sta così. io certamente non piu le posso separare da gli huomini, perche fugono. hò trovata costei prima che divideva il forame, dove è la chiesia di Pan, un’altra con una ruota discesa giu, per una corda, un’altra che spontaneamente fugiva, l’altra che s’imaginava di volare giu in modo d’una passera l’ho strassinata ne i capilli di Orsiloco patrone, et pigliano ogni occasione, che se partino per andar à casa. hor viene una di costoro, dove corri tu quella giovane?
Donna
Voglio gir à casa, che hò à casa lane Milesie rosigate da le tignole.
Lisistrata
Da che tignole? non anderai in dietro?
Donna
Ma venirò presto per le Dee, in tanto quanto t’estendi per il letto.
Lisistrata
Non t’istendere, ne andar in nessun loco, ma lascia andar in mal’hora le lane, se questo bisogna.
Altra donna
Misera me, misera, ch’io hò lasciato il lino à casa senza scaglie.
Lisistrata
Quest’altra vien fuori à’l lino senza squamme, [p. 295r]va via.
Donna
Per la luna io me ne tornaro subito poi che l’havrò scorticato.
Lisistrata
E nò, è no ’l scorticare, se questo comminciarai tu, un’altra donna vora far il simile.
Altra donna
O honoranda Lucina vietami da ’l parto, fin ch’io me ne vado in uno santo luogo.
Lisistrata
Che cianci tu?
Donna
Presto presto parturirò.
Lisistrata
Non havevi già hieri il ventre.
Donna
Hoggi hò il ventre. ma lasciami pur andar à casa prestissimamente, ò Lisistrata à la comare.
Lisistrata
Che parole dici? che durezza hai qui?
Donna
Un fanciullo maschio.
Lisistrata
Non per Venere, non tu certo, ma pare che habij non sò che concavità di metallo. saperò ben’io ò faccia da ridere se io hò questa celata sacra. dicevi tu che eri gravida?
Donna
Et son anche gravida per Giove.
Lisistrata
Perche hai dunque la celata?
Donna
Se ’l parto mi occupasse ne la cità, parturirei ne la celata andandoli sopra come fanno le colombe.
Lisistrata
Che dici? escusi manifeste cose? non aspetterai

le feste de la natività de la celata?

Altra donna
Non posso n’anche dormire ne la cità, poi che molti dì fà vidi un serpente domestico.
Altra donna
Et io da le civette muoro, sempre, che ne le vigilie gridano.
Lisistrata
o desgratiate lasciate le mostruose baie: forsi [p. 295v]siderate gli huomini, e pensate che noi altre gli desideriamo,che sò bene che trappassano difficilmente le notti: ma sopportate ò sorelle, e un poco di tempo tolerate, imperò che l’oraculo è per noi, che vinceremo, se non faremo seditioni, e questo è l’oraculo.
Al.d.
Dimmilo, che dice?
Lisistrata
Tacete. Quando le rondini per paura in uno solo luogo fugiranno, fugendo le bube, et s’asteneranno da li faleti, pochi mali saranno, et l’altitonante Giove meterà di sotto le cose di sopra.
D.
Staremo di sopra noi?
Lisistrata
Et se cessaranno le rondini e voleranno via fuor de’l sacro tempio, non più si vedrà n’anche una sola ucellina essere piu impudica.
co. de d.
Veramente ò dei tutti l’oracolo è manifesto, ne noi cessiamo, toleriamo, ma entriamo: è cosa turpe questa certamente ò care voi, se manifestiamo l’oracolo.
Co de gli huomini.
Vi voglio dire una certa novella, che udij io, sendo giovenetto. Era un certo giovane chiamato Melanione, il quale non volendo maritarsi andò a stare in luoghi solitarij, e abitava ne i monti, e pigliava lepori cacciando e stendendo reti, e haveva un cane: e mai ritornò a casa per l’odio che portava à le donne, et così le riffiutò. e noi niente manco siamo prudenti di Melanione.
Co. de d.
Ti voglio basciare ò vecchia, sò che non mangi [p. 296r]cipolle.
Coro de huomini
Et inalzando le gambe cò i calzi.
Coro de donne
Tu porti una grande imboscata.
Coro de huomini
Et Mironide era aspera, cò ’l cul nero a tutti gli nemici,e così anche Formione.
Coro de donne
Anchor’io voglio iscambievolmente contarvi un’alta novella di Melanione. Un certo Tinione era rigido, havendo piena la faccia de spini inaccessibili, appendice da le furie, il quale se n’andò per odio havendo detto male de molti huomini, così iscambievolmente à la vostra, egli odiava molti sciagurati huomini sempre mai, et à le donne era carissimo. Vuoi che ti pianti un massellone?
Coro de huomini
A la fè non hò paura di te.
Coro de donne
Ti darò su le gambe.
Coro de huomini
Tu mi mostrarai la filippa?
Coro de donne
Non dimeno la vederesti, benche sindo io vecchia, quella è barbuta, pur à la lume hà hauta la pelaruola.
Lisistrata
Oime, oime donne venite quà da me presto.
Donna
Cbe gliè? dite, che gridore è questo?
Lisistrata
Vego un huomo impazzito che viene, intiato ne li sacri di Venere.
Altra donna
O honoranda dea che signoregi Cipro e Citeri, e Pafo vien per la diritta via,ne la quale sei su.
Donna
Dov’è egli voglia che si sia?
Lisistrata
Presto a’l luoco de l’herba: ò per Giove gliè certo, chi è colui? vedetelo, lo conosce nessuna di voi?
Mirrhina
Io si per Giove, egli è il mio Cinesia.

[p. 296v]

Lisistrata
saria di tuo ingegno cruciarlo, voltarlo,ingannarlo, amarlo e non amarlo, e sostenir’ ogni cosa eccetto quelle, de le quali il calice n’è consapevole.
Mirrhina
Veramente io ’l voglio fare.
Lisistrata
Et io spettandolo qui, l’ingannerò, et insieme il crucierò,ma partitevi.
Cinesia
Oime infelice che convulsione mi piglia, et che rigore,come s’io fusse cruciato su la ruota?
Lisistrata
Che guardiano è quello chi è dentro?
Cinesia
Io.
Lisistrata
Homo?
Cinesia
Homo certamente.
Lisistrata
Non ne anderai fuora d’i piedi?
Cinesia
Tu che sei, che mi vuoi cacciar via me?
Lisistrata
Ispiona e custode gia tempo assai.
Cinesia
Per amor di Dio chiamami qui Mirrina.
Lisistrata
Ecco ch’io te la cbiamo, et tu che sei?
Cinesia
Suo marito Peonide Cinesia.
Lisistrata
O Dio ti conservi carissimo, il tuo nome non è senza gloria appo noi, ne plebeio, che sempre tua moglie te hà in bocca et se l’haverà un ovo, ò un pomo, ella dice, vorrei che Cinesia havesse questo.
Cinesia
0 di gratia.
Lisistrata
Per Venere et se qualche parlar sia à noi intravenuto da gli huomini, tuo moglie dice subito, che sono baie l’altre cose a rispetto di Cinesia.
Cinesia
Horsu chiamala un poco.
Lisistrata
Che mi darai tu?
Cinesia
Per Giove se la chiamarai, quello ch’io ho, te lo daro.

[p. 297r]

Lisistrata
Andando giu la chiamerò adesso.
Cinesia
Presto pregoti chiamala, ch’io non hò gratia di vivere, poi che ella è venuto fuor di casa. Mi doglio entrando in casa, et ogni cosa mi pare abandonata, et non conosco nissuna gratia à i cibi, per che le son diritto.
Mirrhina
Io gli voglio bene, io gli voglio bene, ma non vuole da me esser amato, et tu non mi chiamare ad esso lui.
Cinesia
O dulcissima Mirrinella perchè fai questo? vien quà giu.
Mirrhina
Non per Giove ch’io non venerò costà.
Cinesia
S’io ti chiamo,non uenirai giu Mirrina?
Mirrhina
Di niente havendo bisogno, tu mi chiami.
Cinesia
Chio non hò bisogno,anz’io son morto.
Mirrhina
Anderò via.
Cinesia
E n’anche vuoi obedire a’l figliuolo? non chiami tu ò la, la tua mamma?
Fanciullino
Mamma, mamma, mamma.
Cinesia
O tu che fai? non hai misericordia de’l fanciullino che non è lavato, ne lattato gia sei di.
Mirrhina
Certo ne hò compassion, ma suo padre gli è negligente.
Cinesia
Vien giu ò buona femina per il fantolino.
Mirrhina
Come à partorire bisogna venir giu.
Cinesia
Che degio fare? costei piu giovane mi pare esser fatta, et piu alegramente mi guarda, et ver me fastidiosamente si diporta, e si leva in soperbia. Questo è quello che mi ammazza di desiderio.

[p. 297v]

Mirrhina
0 soavissimo tu figlioletto d’un male et cattivo padre, hor ch’io ti voglio basciare ò dolcissimo con questa tua mamma.
Lisistrata
Cbe fai cosi misera tu? obedisci à le altre donne. mi dai dolore.
Cinesia
Costei mi noia.
Mirrhina
Non mi toccare,che quelle cose che sonno in casa et mie et tue, pegioremente le tratti.
Cinesia
Poco n’hò io cura di quelle.
Mirrhina
Hai poca cura de la casa strassinata da le galine?
Cinesia
Per Giove le cose sacre di Venere non sono celebrate da me con teco per tanto tempo, non venirai?
Mirrhina
Non per Giove, nò in verità, se non sarete riconciliatim et cessarete da la guerra.
Cinesia
Dunq; se gli parerà, anchora io v’anderò, e certo lo ho giurato. di gratia sta un poco meco per un pezzetto.
Mirrhina
Per certo non voglio, non dimeno mai dirò ch’io non t’ami.
Cinesia
Tu mi ami? perche dunque non vuoi esser meco Mirrinetta mia?
Mirrhina
0 che sei da sprezzare cò ’l fantolino.
Cinesia
Non per Giove. ma portalo à casa ò matta, eccoti il fantolino nati à i piedi, et tu non voi star meco?
Mirrhina
Qual è quel tristo che facesse questo?
Cinesia
Dove è questo bello di Pan.
Mirrhina
In che modo anderia su io casta e pura ne la rocca?
Cinesia
Benissimamente per Dio lavata cò l’horologio da l’aqua.

[p. 298r]

Mirrhina
Havendo giurato, certamente giurarò falso ò meschino.
Cinesia
Il toglio sopra di me, non ti curar de’l giuramento.
Mirrhina
Horsu degio portare il nostro letticello?
Cinesia
Non, che ne basta à star in terra.
Mirrhina
Per Apolline, non voglio che stij in terra, quantunque sei cosi fatto.
Cinesia
Hor mi vuol bene mia moglie, e cosi dimostra.
Mirrhina
Ecco gettati giu frettandoti, ch’io mi spoglio, nondimeno voglio portar una stuora.
Cinesia
Qual stuora? a me nò.
Mirrhina
Per Diana è cosa turpe sopra il vinculo del letto.
Cinesia
Lasciami basciarti.
Mirrhina
Ecco.
Cinesia
Oime vien presto di gratia.
Mirrhina
Ecco la stuora, gettati giu, ch’io mi spoglio, e pur non hai il piumazzo.
Cinesia
Non ho bisogno di nulla.
Mirrhina
Per Giove, ma io.
Cinesia
Certamente ò Hercule questa bestia si diporta forestiermente. levati, salta su.
Mirrhina
Io hò gia tutto.
Cinesia
Tutto certo? ò cuor d’oro.
Mirrhina
Mi spoglio il petturino: ricordati non m’ingannare in quello che m’hai promesso.
Cinesia
Per Giove nò, possio morire.
Mirrhina
Non hai la coltra?
Cinesia
Non certo, ne anche n’hò bisogno, voglio pur far quella faccenda. [p. 298v]
Mirrhina
La farai per dio,ch’io vengo presto.
Cinesia
L’huomo mi rovinerà per queste coltre.
Mirrhina
Inalzati.
Cinesia
Questo è ben diritto.
Mirrhina
Vuoi cbe t’inunga e profumi?
Cinesia
Non per Apolline, non di certo.
Mirrhina
Per Venere, se vuoi, e se non vuoi.
Cinesia
Postu spander l’onguento, ò signor Giove.
Mirrhina
Porgimi la mano, et piglia et ungiti.
Cinesia
Non è sovave l’onguento, non questo per Apolline, è se non tardativo e non sente di nozze.
Mirrhina
Misera me ch’o hò portato il Rodioto onguento.
Cinesia
Bono. Lascialo stare ò misera.
Mirrhina
Mi dai la baia havendolo.
Cinesia
Poscia morire malamente, che hà fatto questo onguento.
Mirrhina
Piglia quest’alabastro.
Cinesia
N’hò io un’altro, sta giu matta, et non mi portar nulla.
Mirrhina
Questo facio per Diana, et io mi scalzo, ma ò carissimo delibera che si pattegi.
Cinesia
Deliberarò. mi hà rovinato et afflitto mia moglie e in ogni cosa, e spogliandomi s’è fugita. Oime che degio far? quale chiavarò io? ingannato da la più bella di tutte, in che modo allevarò io costei à guisa d’un fanciullo? dov’è Volp’ocha? pigliami a nollo una rebeba.
Coro de vecchij
Da gran male sei afflitto ne l’animo et ingannato, et io compassionisco di te, oime, oime.

[p. 299r]come le rene gli debono esser dure, et che anima, et che testicoli? che lombo, che diritta coda, et che non si muove la mattina?

Cinesia
0 Giove grandi spasmi.
Coro de vecchij
Costei sciaguratissima, e sceleratissima e’ gli ha lasciato in dono.
Cinesia
Non per Giove,e anzi ella mi è cara e dolcissima.
Coro de vecchij
Che dolce? ella è scelerata, scelerata, in vero ò Giove, ò Giove, la potresti pur havere che intorchiandola et involtandola come uno sacco di paglia, con grande accoracciamento e fiamma la porta resti via, et la traeresti e gettaresti giu, onde’lla piglieria una stossura in terra, poi un’altra volta la ti circuiria il membro.
Prec.
Dove è il senato d’Athene? ò Pritanesi, voglio canzonar non sò che di nuovo.
Preside
Tu che sei? sei huomo, ò satiro?
Prec.
Son io il precone, ò huomo da bene per li dij, son venuto da Sparta per i patti.
Preside
E porti l’hasta sotto la lascena?
Prec.
Non per Giove, non io per certo.
Preside
Dove ti volgi? che ti metti la veste denanti? hai male à i testicoli? per la via?
Prec.
Gia non so quanti di se mi sono infiati per Castore.
Preside
Sei incitato ne la libidine huomo sciaguratissimo.
Prec.
Non per Giove, non io certo, non fallar piu.
Preside
Che egli è dunque?
Prec.
Scitala Laconica.
Preside
Se pur è Scitala Laconica. hor dimi, ogni modo

[p. 299v]

il sò, che cose sono quelle vostre da Lacedemone?
Prec.
Tutta Lacedemone è diritta à la Venere, et tutti i compagni le sono incitati e dediti, gli bisogna una Pallene.
Preside: Onde v’è nasciuto questo male? da Pan?
Prec.
Nò. ma credo fusse il principio Lampitò, poi le altre donne che sono in Sparta, le quali scacciavano da una donna gli huomini da le feminili vergogne.
Preside: Come state dunque voi?
Prec.
Siamo dentro fin’ à gli occhij. andiamo per la cità come se portassimo la lume gobbi et inchinati, le donne le vergogne non si lasciano toccare, fin che non faremo tutti patto à la Grecia con una oratione.
Ateniesi
Questa cosa è congiurata in ogni luoco da le donne, ben il conosco, hor parla prestissimamente d’i patti de mandar quà legati che habiano autorità libera. Et io dico che bisogna elegere a’l Senato altri legati, mostrandoli questo membro.
Coro di donne
Voglio,imperò che dici tutte cose ottime.
Coro di huomini
Nessuna bestia è piu inespugnabile de la donna, ne’l fuoco, ne alcuna par da impudente.
Coro di donne
Hai questa openione, et fai guerra? dimi, è lecito à me haver una amica ferma?
Coro di huomini
Io non cessarò mai d’haver in odio le donne.
Coro di donne
Ma quando vorrai non ti rifiutarà sendo cosi nudo, imperò che io vego quanto sei da esser bertegiato, ma io venendo ti vestirò d’una veste.

[p. 300r]

Coro di huomini
Per Giove non, non havete fatto male, ma per la mal'ira, et alhora son spogliato.
Coro di donne
Primamente mi pari un'huomo, poi non da sbeffegiare, et se non mi fascesti dispiacere, io pigliandoti in presenza tua sta bestiola te l'haveria tolta, la quale adesso hai.
Coro di huomini
Questo era che mi affligeva, l'anello, sbattilo fuori, poi mostralomi, che per Giove mi mordeva gli occhij.
Coro di donne
Farò io ogni cosa, quantunq; sij stato huomo difficile, certo t'è licito à vedere una gran cosa ò Giove de culici: non la vedi tu? non è questa una cianciala Tricorisia?
Coro di huomini
Certamente mi hai giovato, che gia molto tempo mi cavava come un fosso: onde poi che egli è cavato fuora, molte lachrime mi scorrono.
Coro di donne
Ben te le forbirò io, benche sei misero, et ti basciarò.
Coro di huomini
Non mi basciare.
Coro di donne
Se vuoi ò non vuoi.
Coro di huomini
Ma non venite à le hore, perche sete adulatrici naturalmente. et quella parola è detta bene et non male ne con perditissimi, ne senza perditissimi, ma fo con teco pace per adesso, e non mai piu. ne farò mal nessuno, ne sarò punito da voi, ma congregati insieme mettiamosi à cantare.
Coro di donne
Non siamo per dir male de citadini ò huomini, ma piu presto il contrario per dirne ben et farlo, che gia molti mali et passati sono. ma ogni huomo [p. 300v]
mo e donna avisi se gi bisogna alcun denaretto che haverà due ò tre mine, che molte ne sono dentro, et havemo le borse. et s’apparerà alcuna volta la pace, ciascuno che haverà tolto in presto da noi, non piu lo renda. siamo per allogiar certi forastieri Caristij huomini accostumati et da bene, et egli è una polenta di fava: haveva io un porchetto anchor sotto la tetta, et l’hò ammazzato, onde havete carni molli et delicate? Venite hoggi con meco. sta mattina per tempo bisogna farli lavare et far venire questi, e i giovanetti, ne di nulla interrogarli n’anche pur uno, ma venir à la presentia generosamente come ne la sua istessa casa, e forsi le porte saranno chiuse.
Coro di huomini
Non dimeno questi legati vengono di Sparta poliendosi la barba, come una pertica che habiano fin’ à le parti vergognose. Dio vi salvi Laconi. dicete, come state?
Laconi
Cbe accade dir tante parole? bisogna vedere in che modo stemo sendo venuti.
Coro di huomini
Questa calamità è fermata grandemente, scaldata pegior appare.
Laconi
Inesplicabili cose, che potrà dir alcuno. ma veruno andando dove vuole ne ordini la pace.
Coro di huomini
Non dimeno vego questi huomini di quella terra luttatori, farsi su la cappa, tal che appari l’essercitatoria cosa de’l male.
Atheniesi
Che ne saperia dire, dove è Lisistrata? che non siamo quelli huomini. [p. 301r]
Coro d'huomini
Et quest'& quell'altro è costante à questo male. vi piglia il spasmo ne la mattina?
Ateniesi
Non per Giove, se questo facessimo saressimo spediti, e rovinati. onde se alcuno prestamente non ne racconcilia, non si teneremo che chiavaremo Clistene.
Coro d'huomini
Se havete mente, torrete su la cappa, à ciò che alcun' Hermocopida non vi vega.
Ateniesi
Per Giove ben dici.
Laconici
Per i dei, horsu mettiamosi la cappa.
Ateniesi
Dio vi salvi Laconici, havemo noi patito cose turpi.
Laconici
O cose gratiose. noi haveressemo patito anchor noi gran cose, se gli huomini n'havessino veduti à menare le bestie.
Ateniesi
Horsu Laconici, bisogna dir diffusamente, che sete venuti à far quà?
Laconici
Siamo legati d'i patti.
Ateniesi
Ben dicete voi, & noi il simile, che staimo à fare che non chiamiamo Lisistrata? la qual sola ne consolaria e conciliaria.
Laconici
Per i dei se volete Lisistrata.
Ateniesi
Ma non bisogna come parmi chiamar nissuno, che costei subito che hà udito, la vien fuora. Dio ti salvi ò fortissima de tutte, bisogna che sij costante, da bene, severa, lusinghevole, per provar à molte guise: impero che i primi de Greci pigliati da le tue carezze sono venuti da te, & insieme hanno commesso ogni strasordine. [p. 301v]
Lisistrata
Non è difficil opra à chi conosce quelli che sono accoracciati e incitati à la Venere, et che iscambievolmente non l'han provata. presto io saperò dov'è il riconciliarsi. piglia li Laconici e menaneli non con mano molesta ò insolente. ne i nostri huomini ignorantemente facevano questo, ma famigliarmente come fariano le donne. Se non ti darà la mano, menali il zuco. Tu anchora fa venir questi Atheniesi: & con quella mano che ti daranno, guidali. Huomini Laconici venite quà da me, & udite. Son io donna & hò la prudenza. et io di me istessa non hò falsa openion, quanto à le parole di mio padre e d'i mei vecchij. havendo udite molte cose non son ammaestrata malamente, & havendovi trovati voi, meritamente e communemente vi voglio svilanegiare, e d'una aqua lustrale circonsparger gli altri come parenti ne li sacri Olimpici, ne li Pili, ne li Pitici. quanti altri ne potrei dire se'l vi bisognasse diffundermi? con l'essercito de nemici presenti Barbari havete morti & rovinati gli huomini Greci, e le cità. una sol'oratione mi finisce qui.
Ateniesi
Et io moro incitato e infiamato ne la libidine.
Lisistrata
Poi ò Laconici mi volgerò à voi, non sapete quando Pericle Lacone supplice à gli Ateniesi per altro tempo se ne venne quà, pallido, à gli altari, vestito di scarlato, e domandando l'essercito? e Messinia alhora vi era sopra, e'l dio insieme squassandovi. e Cimone andatosi con quattro milia pedoni, [p. 302r]
servò tutta Lacedemone. Havendo voi patito questo da gli Ateniesi, guastateli la regione, da la quale havete tanto sofferto, e tolerato.
Ateniesi
Costoro fanno ingiustamente ò Lisistrata.
Laconici
Ingiustamente sì. ma il tomaso è inesplicabile e bello.
Lisistrata
Pensi tu che gli Ateniesi vi lasciaranno stare? non sapete quando i Laconici, portando voi le servili vesti, venero, e con lancie ammazzorno molti huomini Thessagliani? e loro soli dandosi agiuto liberarono in quel solo di molti altri Hippij e compagni, & in vece di pallio servile, vestirono di clamide il popolo vostro.
Laconici
Mai vidi piu eccellente donna.

,;Ateniesi: Et io mai nissuna panza piu bella.

Lisistrata
Che dunque guerregiate sendovi tanti e boni beneficij? che non cessate da la malvagità? e che non vi reconciliate? horsu che v'impedisce?
Laconici
Noi volemo, se pur alcun ne darà il pallio rotundo.
Lisistrata
Qual'ò bon compagno?
Laconici
Pilo, si come l'havemo dimandata.
Ateniesi
Non per Giove, non farete questo.
Lisistrata
Lasciala à loro huomo da bene.
Ateniesi
E poi quale moveremo?
Lisistrata
Domandatene un'altra cosa.
Ateniesi
Datene dunque Echinonte,e poi il seno Meliese, e le gambe Megarice.
Lisistrata
Non per i dei, non tutto ò huomo da bene. [p. 302v]
Laconici
Lasciatelo. non disputar niente de le gambe.
Ateniesi
Hor voglio arare nudo e spoliato.
Laconici
Et io stercorar la terra primamente per li Dij.
Lisistrata
Poi che sarete conciliati, & haverete fatto i patti farete questo. & se vi pare far questo, consigliatevi e andate a communicarlo cò i compagni.
Ateniesi
0 tu con che compagni? siamo incitati da la libidine. non pareranno qeulle istesse cose à i compagni nostri, d'haver à far con tutte? per i dei, à li nostri.
Ateniesi
Per Giove, à i Caristij.
Lisistrata
Ben dicete. dunque à ciò che castamente vi diportiate, & che noi donne vi allogiamo ne la cità con quello che havemo ne le ciste, datevi il giuramento e la fede iscambievolmente, e poi ogniuno pigliandosi sua moglie se n'andarà.
Ateniesi
Ma andiamo tosto tosto.
Laconici
Horsu come vuoi?
Ateniesi
Per Giove prestissimamente.
Lisistrata
De le varie vesti, e clamidi, e tunice scarlatine, e d'oro ch'io godo, non ho io invidia à farle havere e darle à questi giovenetti, che egli è mia figlia che di veruno sarà canestrifera. Dicovi à tutti voi che vi togliate dentro d'i mei denari. & niente è cosi serato che'l non possiate aprire, et pigliar di quelle cose che vi son dentro. Et nessuno vederà nulla, se alcun non vede più acutamente di me. & s'alcuno di voi non hà pane, & che nodrisca famiglij & moglie, figlioletti piccioli, io [p. 303r]
gli darò de le fette di pane quantunque sottili. il pane si pò vedere da la chenice molto grosso. ciascun dunque d'i poveri, che ne vuole, venga da me havendo sacchetti e scarselle, che gli darò del formento, et il mio Mane ce ne dara. Non dimeno non v'appropinquate à la mia porta, ma guardate il cane.
Servo
Apri la porta, non vuoi farti indietro? che state quì à sedere? volete che vi abbrugi con la facella? il luoco è molesto, non farei certo. ma se bisogna far questo, facendovi cosa grata, s'affligeressimo ogniuno.
Coro
Noi con teco s'affligeremo.
Servo
Non vi partirete? piangere che i capelli vi saranno islongati, non vi partirete? à ciò che i Lacedemonij da la parta piu dentro, se ne vaghino per riposo havendo mangiato.
Ateniesi
Non anchora io hò veduto tal convivio, & li Laconici han fatto galante, e noi ne'l vino siamoci stati compagni dolcissimi.
Coro
Benissimo. quando siamo sobrij, non siamo in cervello. Io persuadero gli Ateniesi dicendo. Sempre ebriachi cercaremo la legatione. pur adesso se in Lacedemone n'andiamo sobrij, subito se diamo meraviglia perche si turbiamo. però quello che dicono non udimo, che non dicono, il suspettamo. & annonciamo non quelle cose medesime de loro. Hor ogni cosa cosi è piacciuta, che s'alcuno cantasse di Telagone, saria de bisogno che [p. 303v]
egli cantasse di Clitagora. Haveressimo lodato, e giurato falso.
Servo
Hor tornano costoro un’altra volta à quella cosa medesima. Non andarete à le forche ò asini? per Giove anchora vengono fuori.
Laconici
Piglia homo da bene le tibie inflatorie, che io voglio ballare e cantare gentilmente à favore de gli Ateniesi e nostro.
Ateniesi
Piglia di gratia le tibie per li dij, ch’io m’alegro vedendovi à ballare.
Laconici
0 Memoria incita la tua musa à i giovani la quale ben conosce voi e gli Ateniesi, quando elli assomiglianti à un Dio convincevano Artemisio à le cose honeste, & vinsero i Medi: & ne condusse noi Leonidi come porchi cinghiari agucciando penso il dente, e molta spuma m’andava giu per le gambe, & v’erano d’i Persi non mano numero che d’arena. ç salvatica Diana fericida vien quà virgine Dea à i patti, che ne ritegni noi per molto tempo. Et adesso e sempre l’amicitia sij abondante de patti, e liberiamoci da le accarezzevole volpi, ò vien quà, ò vieni cacciatrice Vergine.
Lisistrata
Horsu poi che l’altre cose stanno bene: menate via costoro ò Laconici, e voi queste altre. L’huomo stij apresso la donna, e la donna presso l’huomo, e poi per le bone fortune saltando e ballando à li Dij, sforciamosi per l’avenire non fallar piu, fà venir la compagnia, fà venir le gratie, e chiamane quà Diana, e fà venire ambe due le compagnie alegre, [p. 304r]
e Baccho, il quale trà le Menadi arde ne gli occhij, & è infiamato, e fa venire l’honoranda e beata moglie, e li Dij, i quali doperaremo per testimonij non isdomentichevoli ne la gran quiete, che n’ha fatta la Dea venere. alalè iè Peion, lievamosi su iè, come per la vittoria, iè euè, euè, euè, euè. Lacone vien fuora à la nuova, nuova Musa.
Coro de Laconici
O musa lascia un poco il desiderato Taigeto, vien ò Laconiese à celebrare in Amicle l’honorato dio Apolline e Minerva Calcieca, e i galanti fratelli Castor e Polluce, che combattono presso à l’Eurota. Eia entra di gratia, ò ia leggiermente squassandoti e ballando. O celebramo Sparta à cui sono à cura i chori de li Dei e ii ballore e muover de piedi. Le giovanette vergini presso l’Eurota crolanosi frequentemente, frettandosi cò i piedi, & le chiome si squassano, come de le Bacche che volgeno i Thirsi, & che ballano. Egliè presidente la santa figlia di Leda, speciosa e bella Capitania de la compagnia. Horsu acconciatevi la chioma con la lenza in groppo con la mano. salta cò i piedi come farebbe un cervo, e fà il plauso conveniente à la chorea, e celebra la Dea ottima Calcieca, e guerregiatrice.



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