La bottega del caffè/Atto Primo/Scena III
Da Wikisource.
Carlo Goldoni - La bottega del caffè (1750)
| ◄ | Atto Primo - Scena II | Atto Primo - Scena IV | ► |
Don Marzio e Ridolfo
- Ridolfo
- (Ecco qui, quel che non tace mai, e che sempre vuole aver ragione.) (da sè)
- Don Marzio
- Caffè!
- Ridolfo
- Subito, sarà servita.
- Don Marzio
- Che vi è di nuovo, Ridolfo?
- Ridolfo
- Non saprei, signore.
- Don Marzio
- Non si è ancora veduto nessuno a questa vostra bottega.
- Ridolfo
- E’ per anco buon’ora.
- Don Marzio
- Buon’ora? Sono sedici ore sonate.
- Ridolfo
- Oh illustrissimo no, non sono ancora quattordici.
- Don Marzio
- Eh, via, buffone!
- Ridolfo
- Le assicuro io che le quattordici ore non sono sonate.
- Don Marzio
- Eh, via, asino.
- Ridolfo
- Ella mi strapazza senza ragione.
- Don Marzio
- Ho contato in questo punto le ore, e vi dico che sono sedici; e poi guardate il mio orologio (gli mostra l’orologio); questo non fallisce mai.
- Ridolfo
- Bene, se il suo orologio non fallisce, osservi; il suo orologio medesimo mostra tredici ore e tre quarti.
- Don Marzio
- Eh, non può essere. (cava l’occhialetto e guarda)
- Ridolfo
- Che dice?
- Don Marzio
- Il mio orologio va male. Sono sedici ore. Le ho sentite io.
- Ridolfo
- Dove l’ha comprato quell’orologio?
- Don Marzio
- L’ho fatto venir di Londra.
- Ridolfo
- L’hanno ingannata.
- Don Marzio
- Mi hanno ingannato? Perché?
- Ridolfo
- Le hanno mandato un orologio cattivo. (ironicamente)
- Don Marzio
- Come cattivo? E’ uno dei più perfetti, che abbia fatto il Quarè.
- Ridolfo
- Se fosse buono, non fallirebbe di due ore.
- Don Marzio
- Questo va sempre bene, non fallisce mai.
- Ridolfo
- Ma se fa quattordici ore meno un quarto, e dice che sono sedici.
- Don Marzio
- Il mio orologio va bene.
- Ridolfo
- Dunque saranno or ora quattordici, come dico io.
- Don Marzio
- Sei un temerario. Il mio orologio va bene, tu di’ male, e guarda ch’io non ti dia qualche cosa nel capo. (un giovane porta il caffè)
- Ridolfo
- E’ servita del caffè. (con sdegno) (Oh che bestiaccia!) (da sè)
- Don Marzio
- Si è veduto il signor Eugenio?
- Ridolfo
- Illustrissimo signor no.
- Don Marzio
- Sarà in casa a carezzare la moglie. Che uomo effeminato! Sempre moglie! Non si lascia più vedere, si fa ridicolo. E’ un uomo di stucco. Non sa quel che si faccia. Sempre moglie! sempre moglie! (bevendo il caffè)
- Ridolfo
- Altro che moglie! E’ stato tutta la notte a giuocare qui da messer Pandolfo.
- Don Marzio
- Se lo dico io. Sempre giuoco. Sempre giuoco! (da la chicchera e s’alza)
- Ridolfo
- (Sempre giuoco; sempre moglie; sempre il diavolo, che se lo porti!) (da sè)
- Don Marzio
- E’ venuto da me l’altro giorno con tutta segretezza a pregarmi che gli prestassi dieci zecchini sopra un paio di orecchini di sua moglie.
- Ridolfo
- Vede bene; tutti gli uomini sono soggetti ad avere qualche volta bisogno; ma non tutti hanno piacere poi che si sappia, e per questo sarà venuto da lei, sicuro che non dirà niente a nessuno.
- Don Marzio
- Oh io non parlo. Fo volentieri servizio a tutti, e non me ne vanto. (mostra gli orecchini in una custodia) Eccoli qui; questi sono gli orecchini di sua moglie. Gli ho prestato dieci zecchini; vi pare che io sia coperto?
- Ridolfo
- Io non me ne intendo, ma mi par di sì.
- Don Marzio
- Avete il vostro garzone?
- Ridolfo
- Ci sarà.
- Don Marzio
- Chiamatelo. Ehi, Trappola.