La bottega del caffè/Atto Secondo/Scena VII

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Atto Secondo

Scena settima

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Atto Secondo - Scena VI Atto Secondo - Scena VIII


Ridolfo dalla strada e detti.

Ridolfo
(da sè) (Il signor Eugenio scrive d’accordo con m’esser Pandolfo. Vi è qualche novità.)
Pandolfo
(da sè vedendo Ridolfo) (Non vorrei che costui mi venisse a interrompere sul più bello.)
Ridolfo
Signor Eugenio, servitor suo.
Eugenio
(seguitando a scrivere) Oh, vi saluto.
Ridolfo
Negozi, negozi, signor Eugenio? negozi?
Eugenio
(scrivendo) Un piccolo negozietto.
Ridolfo
Posso esser degno di saper qualche cosa?
Eugenio
Vedete cosa vuol dire dar la roba a credenza? Non mi posso prevalere del mio, ho bisogno di denari, e conviene ch’io rompa il collo ad altre due pezze di panno.
Pandolfo
Non si dice che rompa il collo a due pezze di panno, ma che le vende come si può.
Ridolfo
Quanto le danno il braccio?
Eugenio
Mi vergogno a dirlo. Otto lire.
Pandolfo
Ma i suoi quattrini l’un sopra all’altro.
Ridolfo
E vossignoria vuol precipitar la roba così miseramente?
Eugenio
Ma se non posso far a meno. Ho bisogno di denari.
Pandolfo
Non è anche poco da un’ora all’altra trovar i denari che gli bisognano.
Ridolfo
(ad Eugenio) Di quanto avrebbe bisogno?
Eugenio
Che? avete da darmene?
Pandolfo
(da sè) (Sta a vedere che costui mi rovina il negozio.)
Ridolfo
Se bastassero sei o sette zecchini, li troverei.
Eugenio
Eh via! Freddure, freddure! Ho bisogno di denari. (scrive)
Pandolfo
(da sè) (Manco male!)
Ridolfo
Aspetti; quanto importeranno le due pezze di panno a otto lire il braccio?
Eugenio
Facciamo il conto. Le pezze tirano sessanta braccia l’una: e due via sessanta, cento e venti. Cento e venti ducati d’argento.
Pandolfo
Ma vi è poi la senseria da pagare.
Ridolfo
(a Pandolfo) A chi si paga la senseria?
Pandolfo
(a Ridolfo) A me, signore, a me.
Ridolfo
Benissimo. Cento e venti ducati d’argento, a lire otto l’uno, quanti zecchini fanno?
Eugenio
Ogni undici quattro zecchini. Dieci via undici cento e dieci; e undici, cento e vent’uno. Quattro via undici, quarantaquattro. Quarantaquattro zecchini meno un ducato. Quarantatré e quattordici lire, moneta veneziana.
Pandolfo
Dica pure quaranta zecchini. I rotti vanno per la senseria.
Eugenio
Anche i tre zecchini vanno ne’ rotti?
Pandolfo
Certo; ma i denari subito.
Eugenio
Via, via, non importa. Ve li dono.
Ridolfo
(O che ladro!) Faccia ora il conto, signor Eugenio, quanto importano le

due pezze di panno a tredici lire?

Eugenio
Oh, importano molto più.
Pandolfo
Ma col respiro; e non può fare i fatti suoi.
Ridolfo
Faccia il conto.
Eugenio
Ora il farò colla penna. Cento e venti braccia, a lire tredici il braccio. Tre via nulla; e due via tre sei; un via tre; un via nulla; un via due; un via uno. Somma: nulla; sei; due e tre cinque; uno. Mille cinquecento e sessanta lire.
Ridolfo
Quanti zecchini fanno?
Eugenio
Subito ve lo so dire. (conteggia) Settanta zecchini e venti lire.
Ridolfo
Senza la senseria?
Eugenio
Senza la senseria.
Pandolfo
Ma aspettarli chi sa quanto. Val più una pollastra oggi che un cappone domani.
Ridolfo
Ella ha avuto da me: prima trenta zecchini, e poi dieci, che fan quaranta; e dieci degli orecchini che ho ricuperati, che sono cinquanta; dunque ha avuto da me, a quest’ora dieci zecchini di più di quello che gli dà subito, alla mano, un sopra l’altro, questo onoratissimo signor sensale! ;Pandolfo
(Che tu sia maledetto!) (da sè)
Eugenio
E’, vero, avete ragione; ma adesso ho necessità di danari.
Ridolfo
Ha necessità di danari? ecco i danari: questi sono venti zecchini e venti lire che formano il resto di settanta zecchini e venti lire, prezzo delle cento e venti braccia di panno, a tredici lire il braccio, senza pagare un soldo di senseria; subito, alla mano, un sopra l’altro, senza ladronerie, senza scrocchi, senza bricconate da truffatori.
Eugenio
Quand’è cosi, Ridolfo caro, sempre più vi ringrazio; straccio quest’ordine, (a Pandolfo) e da voi, signor sensale, non mi occorre altro.
Pandolfo
(Il diavolo l’ha condotto qui. L’abito è andato in fumo.) Bene, non importa, avrò gettati via i miei passi.
Eugenio
Mi dispiace del vostro incomodo.
Pandolfo
Almeno da bevere l’acquavite.
Eugenio
Aspettate; tenete questo ducato (cava un ducato dalla borsa, che gli ha dato Ridolfo.)
Pandolfo
Obbligatissimo. (da sè) (Già vi cascherà un’altra volta.) (ad Eugenio) Mi comanda altro?
Eugenio
La grazia vostra.
Pandolfo
(Vuole?) (gli fa cenno se vuol giuocare, in maniera che Ridolfo non veda)
Eugenio
(di nascosto egli pure a Pandolfo) (Andate, che vengo.)
Pandolfo
(Già se gli giuoca prima del desinare.) (va nella sua bottega e poi torna fuori)
Eugenio
Come è andata, Ridolfo? Avete veduto il debitore cosi presto? Vi ha dati subito i danari?
Ridolfo
Per dirgli la verità, gli avevo in tasca sin dalla prima volta; ma io non glieli voleva dar tutti subito, acciò non gli mandasse a male sì presto.
Eugenio
Mi fate torto a dirmi così; non sono già un ragazzo. Basta... dove sono

gli orecchini?

Ridolfo
Quel caro, signor Don Marzio, dopo aver avuti i dieci zecchini, ha voluto per forza portar gli orecchini colle sue mani alla signora Vittoria.
Eugenio
Avete parlato voi con mia moglie?
Ridolfo
Ho parlato certo; sono andato anch’io col signor Don Marzio.
Eugenio
Che dice?
Ridolfo
Non fa altro che piangere poverina! Fa compassione.
Eugenio
Se sapeste come era arrabbiala contro di me! Voleva andar da suo padre, voleva la sua dote, voleva far delle cose grandi.
Ridolfo
Come l’ha accomodata?
Eugenio
Con quattro carezze.
Ridolfo
Si vede che le vuol bene: è assai di buon cuore.
Eugenio
Ma quando va in collera, diventa una bestia.
Ridolfo
Non bisogna poi maltrattarla. E’ una signora nata bene, allevata bene. M’ha detto, che s’io lo vedo, gli dica che vada a pranzo a buon’ora.
Eugenio
Sì sì, ora vado.
Ridolfo
Caro signor Eugenio, la prego, badi al sodo, lasci andar il giuoco; non si perda dietro alle donne; giacchè V.S. ha una moglie giovine, bella, e che le vuol bene; che vuol cercare di più?
Eugenio
Dite bene, vi ringrazio davvero.
Pandolfo
(dalla sua bottega si spurga, acciò Eugenio lo senta e lo guardi. Eugenio si volta. Pandolfo fa cenno che Leandro l’aspetta a giuocare, Eugenio fa cenno che andrà. Pandolfo torna in bottega; Ridolfo non se ne avvede)
Ridolfo
Io lo consiglierei andar a casa adesso. Poco manca al mezzogiorno. Vada, consoli la sua cara sposa.
Eugenio
Sì, vado, subito. Oggi ci rivedremo.
Ridolfo
Dove posso servirla, la mi comandi.
Eugenio
Vi sono tanto obbligato. (vorrebbe andare al giuoco ma teme che Ridolfo lo veda)
Ridolfo
Comanda niente? Ha bisogno di niente?
Eugenio
Niente, niente. A rivedervi.
Ridolfo
Le son servitore. (si volta verso la sua bottega)
Eugenio
(vedendo che Ridolfo non l’osserva, entra nella bottega del giuoco)