La bottega del caffè/Atto Terzo/Scena VI
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Carlo Goldoni - La bottega del caffè (1750)
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Ridolfo ed Eugenio.
- Ridolfo
- Se posso, voglio vedere di far del bene anche a questa povera diavola. E nello stesso tempo facendola partire con suo marito, la signora Vittoria non avrà più di lei gelosia. Già mi ha detto qualche cosa della pellegrina.
- Eugenio
- Voi siete un uomo di buon cuore. In caso di bisogno, troverete cento amici che s’impegneranno per voi.
- Ridolfo
- Prego il cielo di non aver bisogno di nessuno. In tal caso non so che cosa potessi sperare. Al mondo vi è dell’ingratitudine assai.
- Eugenio
- Di me potrete disporre finch’io viva.
- Ridolfo
- La ringrazio infinitamente. Ma badiamo a noi. Che pensa ella di fare? Vuol andar in camerino da sua moglie, o vuol farla venire in bottega? Vuol andar solo? Vuole che venga anch’io? Comandi.
- Eugenio
- In bottega non istà bene; se venite anche voi, avrà soggezione. Se vado solo, mi vorrà cavare gli occhi... Non importa; ch’ella si sfoghi; che poi la collera passerà. Anderò solo.
- Ridolfo
- Vada pure col nome del cielo.
- Eugenio
- Se bisogna, vi chiamerò.
- Ridolfo
- Si ricordi che io non servo per testimonio.
- Eugenio
- Oh, che caro Ridolfo! Vado. (in atto di incamminarsi)
- Ridolfo
- Vai bravo!
- Eugenio
- Che cosa credete che abbia da essere?
- Ridolfo
- Bene.
- Eugenio
- Pianti, o graffiature?
- Ridolfo
- Un poco di tutto.
- Eugenio
- E poi?
- Ridolfo
- Ognun dal canto suo cura si prenda.
- Eugenio
- Se non chiamo, non venite.
- Ridolfo
- Già ci s’intende.
- Eugenio
- Vi racconterò tutto.
- Ridolfo
- Via, andate.
- Eugenio
- (Grand’uomo è Ridolfo! Gran buon amico!) (entra nella bottega interna)