La bottega del caffè/Atto Terzo/Scena XVI
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Carlo Goldoni - La bottega del caffè (1750)
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Don Marzio, poi Ridolfo.
- Don Marzio
- Si lamentano della mia lingua, e a me pare di parlare bene. E’ vero che qualche volta dico di questo e di quello; ma, credendo dire la verità, non me ne astengo. Dico facilmente quello che so; ma lo faccio, perché son di buon cuore.
- Ridolfo
- (dalla bottega del barbiere) Anche questa è accomodata. Se dice davvero, è pentito, se finge, sarà peggio per lui.
- Don Marzio
- Gran Ridolfo! Voi siete quello che unisce i matrimoni.
- Ridolfo
- E ella è quello che cerca di disunirli.
- Don Marzio
- Io ho fatto per far bene.
- Ridolfo
- Chi pensa male non può mai sperar di far bene. Non s’ha mai da lusingarsi, che da una cosa cattiva ne possa derivare una buona. Separare il marito dalla moglie, è un’opera contro tutte le leggi, e non si possono sperare che disordini e pregiudizi.
- Don Marzio
- (con disprezzo) Sei un gran dottore.
- Ridolfo
- Ella intende più di me; ma mi perdoni, la mia lingua si regola meglio della sua.
- Don Marzio
- Tu parli da temerario.
- Ridolfo
- Mi compatisca, se vuole; e se non vuole, mi levi la sua protezione.
- Don Marzio
- Te la leverò, te la leverò. Non ci verrò più a questa tua bottega.
- Ridolfo
- (da sè) (Oh il ciel lo volesse!)