La figlia di Iorio/Atto primo/Scena quarta
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Le donne porteranno sul capo una canestra di grano adorna di nastri variati e sul grano un pane e fitto nel pane un fiore. Ornella e Favetta prenderanno le estremità della banda vermiglia, cui rimarran poggiati il bidente forbito e la conocchia col pennecchio; e le terranno in pugno a precludere il passo.
- TEÒDULA DI CINZIO
- Ohé, chi guarda il ponte?
- FAVETTA E ORNELLA
- Amore e Ciecamore.
- TEÒDULA
- Io passare lo voglio.
- FAVETTA
- Voler non è valore.
- TEÒDULA
- Ho pur passato il monte,
- ho pur passato il piano.
- ORNELLA
- La piena ha rotto il ponte,
- il fiume va lontano.
- TEÒDULA
- Passami con la barca.
- FAVETTA
- La barca mi fa acqua.
- TEÒDULA
- Ti do io stoppa e pece.
- ORNELLA
- La barca ha sette falle.
- TEÒDULA
- Ti do sette tornesi.
- Passami con le spalle.
- FAVETTA
- No, no, non mi conviene.
- E dell’acqua ho pavento.
- TEÒDULA
- Passami con le schiene.
- Ti do un tarì d’argento.
- ORNELLA
- È poco: otto baiocchi.
- Non basta pel ristoro.
- TEÒDULA
- Su, nùdati i ginocchi.
- Ti do un ducato d’oro.
(La donna darà una moneta a Ornella, che la riceverà nella palma sinistra, mentre le altre portatrici di canestre sopraggiunte si aduneranno sul limitare. I due sposi resteranno seduti su i trespoli aspettando in silenzio. Candia e Splendore esciranno dalla stanza nuziale).
- ORNELLA E FAVETTA
- Passate, Signoria,
- con vostra compagnia.
(Ornella riporrà in seno il tributo e toglierà la conocchia. Favetta toglierà il bidente, poggiando contro gli stipiti i due emblemi rurali. Ornella trarrà verso di sé la cintura che, agitata, serpeggerà nell’aria come un vessilletto. Le donatrici entreranno l’una dopo l’altra, in fila, con le canestre sul capo).
- TEÒDULA DI CINZIO
- Pace a te, Candia della Leonessa.
- Pace al figlio di Lazaro di Roio.
- Pace alla sposa che gli ha dato Cristo.
(Ella deporrà la sua canestra ai piedi della sposa; prenderà un pugno di grano e lo spargerà sul capo di lei; ne prenderà un altro pugno e lo spargerà sul capo del giovine).
- Questa è la pace che vi manda il Cielo.
- E che i capegli vi si faccian bianchi
- su l’istesso guanciale, in gran vecchiezza!
- E che tra voi non sia colpa e vendetta,
- non sia menzogna, né cruccio né guasto,
- dì per dì, sino all’ora del trapasso!
(La seguente ripeterà la cerimonia; le altre resteranno in fila aspettando la lor volta, con le canestre sul capo. L’ultima, la madre della sposa, starà ancóra presso la soglia, soffermata; e col lembo del grembiale si asciugherà le gocce del sudore e del pianto. Crescerà la sciarra dei mietitori e sembrerà avvicinarsi. Vi si mescerà, or sì or no, il suono delle campane).
- LA CINERELLA
- Questa è la pace e questa è l’abondanza.
(Scoppieranno d’improvviso grida di donna nell’aia riarsa).
- LA VOCE DELLA SCONOSCIUTA
- Aiuto, per Gesù Nostro Signore!
- Gente di Dio, gente di Dio, salvatemi!