La figlia di Iorio/Atto secondo/Scena ottava

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Atto secondo

Scena ottava

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Atto secondo - Scena settima Atto terzo


Mila starà con gli occhi fissi a quella parte, con l’orecchio teso per cogliere le voci. Nella breve tregua, Lazaro scruterà la caverna insidiosamente. Si udrà in lontananza il cantare di un’altra compagnia trapassante pel valico.

LAZARO
Femmina, or hai tu veduto
che il padrone son io. Do la legge.
Rimasta sei sola con me.
Si comincia a far sera; e qui dentro
è già quasi notte. Paura
non avere, Mila di Codra,
né di questa mia cicatrice
se accesa la vedi, che ancóra
mi ci sento batter la febbre...
Accòstati. Consunta mi sembri.
Nel giaccio del pecoraio
non avesti per certo la grassa
pasciona. Da me tu potresti
averla, se tu la volessi,
alla pianura; ché Lazaro
di Roio è capoccio fornito...
Ma che guati per là? che aspetti?
MILA
Nulla aspetto. Non viene nessuno.

(Vigilerà, nella speranza di vedere apparire Ornella per salvazione. Dissimulando e temporeggiando, tenterà d’ingannare l’uomo).

LAZARO
Sei sola con me. Non avere
paura. Ti sei persuasa?
MILA
(lentamente) Ci penso, Lazaro di Roio,
ci penso, a quel che prometti...
Ci penso. Ma chi m’assicura?
LAZARO
Non ti scostare. Mantengo
quel che prometto, ti dico,
se Dio mi dà bene. Vien qua.
MILA
E Candia della Leonessa?
LAZARO
Metta amara saliva e con quella
bagni il filo di canapa e torca.
MILA
E tre figlie tu hai nella casa,
e la nuora. Non mi confido.
LAZARO
Vien qua. Non ti scostare. Qua, senti:
ho vénti ducati cuciti
dentro la pelle. Li vuoi?

(Palperà l’orlo della sua casacca di pelle di capra. Poi se la toglierà di dosso e la getterà per terra, ai piedi della donna).

Tieni! Non li senti che suonano?
Sono vénti ducati d’argento.
MILA
Vo’ prima vedere; vo’ prima
contare, Lazaro di Roio.
Ora prendo le forbici e sdrucio.
LAZARO
Ma che guati? Ah, magalda, tu certo
preparando mi vai qualche sorte
e tenermi a bada ti credi.

(Egli l’assalirà per prenderla. La donna gli sfuggirà nell’ombra, andrà a rifugiarsi presso il ceppo di noce).

MILA

No! No! No! Lasciami! Lasciami!

Non mi toccare. Ecco, viene! Ecco, viene
la tua figlia... Ornella ora viene.

(Ella si aggrapperà all’Angelo perdutamente, per resistere alla violenza).

No, no! Ornella, Ornella, aiuto!

(D’improvviso, alla bocca della caverna, apparirà Aligi disciolto. Vedrà il viluppo nell’ombra. Si precipiterà contro il padre. Scorgerà nel ceppo rilucere l’asce ancóra infissa. La brandirà, cieco di orrore).

ALIGI
Lasciala, per la vita tua!

(Colpirà il padre a morte. Ornella, sopravvenuta, si chinerà a riconoscere nell’ombra il corpo stramazzato a piè dell’Angelo. Gitterà un gran grido).

ORNELLA
Ah! E io t’ho sciolto! E io t’ho sciolto!