La figlia di Iorio/Atto secondo/Scena quinta

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Atto secondo

Scena quinta

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Atto secondo - Scena quarta Atto secondo - Scena sesta


Anna Onna entrerà, arrancando, poggiata alla sua stampella, con la sua sacca di semplici penzoloni sul ventre.

ANNA ONNA
(affannata) L’ha liberato, donna del piano,
l’ha liberato! Di dentro
cacciato gli ha le dimonia
Cosma, all’ossesso. Egli è santo.
Ha dato un gran grido di toro
il giovine, e caduto è di colpo
come se scoppiato gli fosse
il suo petto. Udito non l’hai
fin qui? Ora dorme su l’erba,
ora dorme profondo; e i pastori
gli stanno d’intorno a guatarlo.
Vieni, vieni e lo vedi anche tu.
Ma dove sei, che poco ti scopro?
MILA
Anna Onna, fa dormir me!
Vecchia mia, ti do quella còscina
che piena è di mangiare e di bere...
ANNA ONNA
Chi era colei che fuggiva?
Trafugato t’ha il cuore del petto,
che tu la chiamavi così?
MILA
Vecchia, ascolta. Ti do quella còscina
piena, ch’è posata là in terra,
se per farmi dormire mi dài
di quei semi neri che sai...
di ioscìamo... Poi va, mangia e bevi.
ANNA ONNA
Non ne ho, non ne ho più nella sacca.
MILA
Per giunta la pelle di pecora
dove oggi hai dormito ti do
e tu di quelle coccole dammi
rosse che sai... bacche di nasso...
Poi va, satòllati e cionca.
ANNA ONNA
Non ne ho, non ne ho più nella sacca.
Adagio un po’, donna del piano,
adagio adagio, col tempo.
Pensaci un giorno un mese e un anno.
MILA
Vecchia mia, e per giunta ti do
un fazzoletto a saltèro
e di pannolano tre braccia,
se mi dài di quelle radici
che vendi ai pastori, di quelle
che ammazzano sùbito i lupi...
le barbe dell’erba lupària...
Poi va, e raccónciati l’ossa.
ANNA ONNA
Non ne ho, non ne ho più nella sacca.
Adagio un po’, donna del piano.
Col tempo c’è sempre guadagno.
Pensaci un giorno un mese e un anno.
Con l’erbe di Madre Montagna
si guarisce ogni male e malanno.
MILA
Tu non vuoi? Bene, io te la strappo
la tua sacca e dentro la frugo
e quel che mi giova mi prendo.

(Tenterà di strappare la sacca alla vecchia barcollante).

ANNA ONNA
No, no. Tu mi rubi, a me vecchia,
mi fai forza! A me caverà gli occhi
il pecoraio, a pezzi mi straccia...

(S’udrà un passo e apparirà l’ombra d’un uomo al limitare della spelonca).

Ah, sei tu, Aligi? sei tu?
Guarda la forsennata che fa!