La figlia di Iorio/Atto secondo/Scena quinta
Da Wikisource.
Gabriele D'Annunzio - La figlia di Iorio (1904)
| ◄ | Atto secondo - Scena quarta | Atto secondo - Scena sesta | ► |
Anna Onna entrerà, arrancando, poggiata alla sua stampella, con la sua sacca di semplici penzoloni sul ventre.
- ANNA ONNA
- (affannata) L’ha liberato, donna del piano,
- l’ha liberato! Di dentro
- cacciato gli ha le dimonia
- Cosma, all’ossesso. Egli è santo.
- Ha dato un gran grido di toro
- il giovine, e caduto è di colpo
- come se scoppiato gli fosse
- il suo petto. Udito non l’hai
- fin qui? Ora dorme su l’erba,
- ora dorme profondo; e i pastori
- gli stanno d’intorno a guatarlo.
- Vieni, vieni e lo vedi anche tu.
- Ma dove sei, che poco ti scopro?
- MILA
- Anna Onna, fa dormir me!
- Vecchia mia, ti do quella còscina
- che piena è di mangiare e di bere...
- ANNA ONNA
- Chi era colei che fuggiva?
- Trafugato t’ha il cuore del petto,
- che tu la chiamavi così?
- MILA
- Vecchia, ascolta. Ti do quella còscina
- piena, ch’è posata là in terra,
- se per farmi dormire mi dài
- di quei semi neri che sai...
- di ioscìamo... Poi va, mangia e bevi.
- ANNA ONNA
- Non ne ho, non ne ho più nella sacca.
- MILA
- Per giunta la pelle di pecora
- dove oggi hai dormito ti do
- e tu di quelle coccole dammi
- rosse che sai... bacche di nasso...
- Poi va, satòllati e cionca.
- ANNA ONNA
- Non ne ho, non ne ho più nella sacca.
- Adagio un po’, donna del piano,
- adagio adagio, col tempo.
- Pensaci un giorno un mese e un anno.
- MILA
- Vecchia mia, e per giunta ti do
- un fazzoletto a saltèro
- e di pannolano tre braccia,
- se mi dài di quelle radici
- che vendi ai pastori, di quelle
- che ammazzano sùbito i lupi...
- le barbe dell’erba lupària...
- Poi va, e raccónciati l’ossa.
- ANNA ONNA
- Non ne ho, non ne ho più nella sacca.
- Adagio un po’, donna del piano.
- Col tempo c’è sempre guadagno.
- Pensaci un giorno un mese e un anno.
- Con l’erbe di Madre Montagna
- si guarisce ogni male e malanno.
- MILA
- Tu non vuoi? Bene, io te la strappo
- la tua sacca e dentro la frugo
- e quel che mi giova mi prendo.
(Tenterà di strappare la sacca alla vecchia barcollante).
- ANNA ONNA
- No, no. Tu mi rubi, a me vecchia,
- mi fai forza! A me caverà gli occhi
- il pecoraio, a pezzi mi straccia...
(S’udrà un passo e apparirà l’ombra d’un uomo al limitare della spelonca).
- Ah, sei tu, Aligi? sei tu?
- Guarda la forsennata che fa!