La figlia di Iorio/Atto secondo/Scena terza
| ◄ | Atto secondo - Scena seconda | Atto secondo - Scena quarta | ► |
Appariranno alla bocca della caverna due pastori vestiti di pelli, tenendo fermo tra loro un giovinetto magro e verdastro come una locusta, che avrà le braccia constrette contro i fianchi da più giri di corda passati intorno al tronco seminudo.
- L’UN PASTORE
- O cristiani, fatevi la croce!
- Il Signore vi salvi dal Nemico.
- Per guardarvi la bocca, dite un pater.
(Tutti i presenti si segneranno).
- L’ALTRO PASTORE
- O Cosma, questo giovine ha i demonii.
- Or è tre giorni che l’hanno invasato.
- E vedi vedi come lo travagliano!
- Ed egli schiuma e stride e si fa verde.
- Noi l’abbiamo legato con le corde
- per portartelo. Tu già liberasti
- Bartolomeo del Cionco alla Petrara.
- Uomo di misericordia, anche questo
- libera! Tu fa che escano da lui!
- Tu cacciali da lui, e lo guarisci!
- COSMA
- Qual è il suo nome e il nome del suo padre?
- L’UN PASTORE
- Salvestro di Mattia di Simeone.
- COSMA
- Salvestro, vuoi tu essere sanato?
- Sta di buon cuore, figliuolo. Abbi fede.
- Io te lo dico: Non temere. E voi
- perché l’avete legato? Scioglietelo.
- L’ALTRO PASTORE
- Cosma, vieni con noi alla cappella.
- Là noi lo scioglieremo. Qui ci fugge:
- e sempre ha frenesia di rotolarsi
- e di precipitare; e schiuma. Vieni!
- COSMA
- Verrò con Dio. Sta di buon cuore, figlio!
(I due pastori trascineranno l’indemoniato. Malde e Anna Onna li seguiranno per un tratto; si soffermeranno a guatare: il cavatesori, roso dal suo pensiero di sotterra, tenendo in mano un ramo sfrondato d’ulivo terminante in forcina, fornito d’una pallottola di cera all’estremità più robusta; la vecchia dell’erbe poggiata alla sua stampella, con la sua sacca di semplici penzoloni sul ventre. In breve, anch’essi scompariranno. Il santo si volgerà dal limitare, verso l’ospite).
- Vado con Dio. Pastore Aligi, sii
- rimeritato del conforto ch’ebbi
- nel ricovero tuo. M’hanno chiamato
- ed ho risposto. Prima che tu prenda
- la via nova, considera la legge.
- Chi perverte la via, sarà fiaccato.
- Guarda il comandamento di tuo padre.
- Segui l’insegnamento di tua madre.
- Tienli sempre legati in sul tuo cuore.
- E Dio guidi il tuo piè, che non sia preso
- nei lacci e non incappi nella brace.
- ALIGI
- Cosma, hai tu bene udito? Io sono puro.
- Non mi contaminai ma ebbi fede.
- Hai bene udito i segni che l’Iddio
- altissimo ha mandati verso me?
- Attendo quel che è giusto, e mi mortifico.
- COSMA
- Io te lo dico: Interroga il tuo sangue,
- prima di condur teco la straniera.
- UNA VOCE
- (di fuori gridando) Cosma, non t’indugiare! Ora l’uccide.
- COSMA
- (vòlto a Mila) Pace a te, donna. Se il bene sia teco,
- fa che da te si versi come il pianto,
- senza che s’oda. Forse tornerò.
- ALIGI
- Vengo, ti seguo, ché tutto non dissi...
- MILA
- Aligi, è vero: tutto non dicesti!
- Va sul cammino e cerca del crocifero
- e pregalo che porti la parola.
(Il santo si allontanerà per i pascoli. Si udrà, or sì or no, il cantare dei pellegrini).
- Aligi, Aligi, tutto non dicemmo!
- E meglio m’è avere nella bocca
- un buon pugno di polvere o una pietra
- che me la chiuda. Ascolta solo questo
- da me, Aligi. Io non ti feci male;
- male non ti farò. Sanàti sono
- i miei piedi, e conoscono la via.
- Venuta è l’ora della dipartita
- per la figlia di Iorio. E così sia.
- ALIGI
- Io non so, tu non sai l’ora che viene.
- Rimetti l’olio nella nostra làmpana.
- Prendi l’olio dall’otro. Ancor ve n’è.
- E aspettami, che vado dal crocifero.
- Bene ho pensato quel che gli dirò.
(Si volgerà per andare. La donna, vinta dallo sgomento, lo richiamerà).
- MILA
- Aligi, fratel mio! Dammi la mano.
- ALIGI
- Mila, il cammino è là, poco lontano.
- MILA
- Dammi la mano tua, ch’io te la baci.
- È il sorso che concedo alla mia sete.
- ALIGI
- (appressandosi) Mila, col tizzo io la volli bruciare.
- È quella mano trista che t’offese.
- MILA
- Non mi rammento. Io son la creatura
- che trovasti seduta su la pietra,
- che veniva chi sa da quali strade.
- ALIGI
- (appressandosi ancóra) Su la tua faccia il pianto non s’asciuga,
- creatura. Una lacrima ti resta
- nei cigli; trema, se parli; e non cade.
- MILA
- S’è fatto un gran silenzio. Aligi, ascolta.
- Non cantan più. Con l’erbe e con le nevi,
- siamo soli, fratello, siamo soli.
- ALIGI
- Mila, tu sei come la prima volta
- là su la pietra, quando sorridevi
- con gli occhi e avevi i piedi sanguinosi.
- MILA
- E tu, tu non sei quello inginocchiato
- che i fioretti di San Giovan Battista
- posò per terra? Ed una li raccolse
- e se li porta nello scapolare.
- ALIGI
- Mila, una risonanza nella voce
- tu hai, che mi consola e mi contrista
- come d’ottobre quando con le mandre
- si cammina cammina lungo il mare.
- MILA
- Camminare con te per monti e spiagge,
- vorrei che questa fosse la mia sorte.
- ALIGI
- O compagna, prepàrati al viaggio.
- Lungo è il cammino, ma l’amore è forte.
- MILA
- Aligi, passerei sul fuoco ardente,
- e che l’andare non avesse fine!
- ALIGI
- Pei monti coglierai le genzianelle
- e per le spiagge le stelle marine.
- MILA
- Se dovessi pontare i miei ginocchi
- nelle tue péste, mi trascinerei.
- ALIGI
- Pensa ai riposi, quando farà notte!
- La menta e il timo avrai per origlieri.
- MILA
- Non penso, no. Ma lascia, anche per questa
- notte, ch’io viva dove tu respiri,
- ch’io t’ascolti dormire anche una volta,
- che anch’io vegli per te come i tuoi cani!
- ALIGI
- Tu lo sai, tu lo sai quel che s’attende.
- Con te partisco l’acqua il pane e il sale.
- E così partirò la giacitura
- fino alla morte. Dammi le tue mani!.
(Si prenderanno per le mani guardandosi fisamente).
- MILA
- Ah, si trema, si trema. Tu sei freddo,
- Aligi, tu ti sbianchi... Dove va
- il sangue del tuo viso che si perde?
(Ella si scioglierà e con le mani gli sfiorerà le gote).
- ALIGI
- O Mila, Mila, sento come un tuono...
- E tutta la montagna si sprofonda.
- Dove sei? dove sei? Tutto si perde.
(Anch’egli tenderà le mani verso di lei, come uno che brancoli. E si baceranno. Poi cadranno entrambi in ginocchio, l’uno di contro all’altra).
- MILA
- Miserere di noi, Vergine santa!
- ALIGI
- Miserere di noi, Cristo Gesù!
(Sarà grande silenzio).
- UNA VOCE
- (di fuori cruda) Pecoraio, ti cercano all’addiaccio.
- Una pecora nera s’è sciancata.
(Aligi si alzerà vacillando, e andrà verso il richiamo).
- Il massaro ti cerca, che tu corra.
- E dice che c’è una con la còscina,
- non so chi sia, che ti va dimandando.
(Aligi volgerà indietro il capo a guardare la donna rimasta in ginocchio; e il suo sguardo abbraccerà tutte le cose).
- ALIGI
- (a bassa voce) Mila, rimetti l’olio nella làmpana
- che non si spenga. Vedi ch’arde appena.
- Prendi l’olio dall’otro. Ancor ve n’è.
- E aspettami, che arrivo fino al giaccio.
- Paura non avere. Dio perdona;
- perché tremammo, Maria ci perdona.
- Rimetti l’olio, e prega per la grazia.
(Si allontanerà per i pascoli).
- MILA
- Vergine santa, fatemi la grazia,
- ch’io mi rimanga con la faccia in terra
- freddata qui, ch’io sia trovata morta,
- di qui rimossa per la sepoltura.
- Non fu peccato, sotto gli occhi vostri.
- Non fu peccato. Voi lo concedeste.
- Non furono le labbra (siete voi
- testimone) non furono le labbra.
- Posso morire sotto gli occhi vostri.
- Forza non ho d’andarmene, Maria.
- E vivere con lui Mila non può!
- Madre clemente, malvagia non fui.
- Fui una fonte calpestata. E troppo
- mi fu fatta vergogna innanzi al Cielo.
- Ma chi mi tolse dalla mia memoria
- la mia vergogna, se non voi, Maria?
- Rinata fui quando l’amore nacque.
- Voi lo voleste, Vergine fedele.
- Tutte le vene di quest’altro sangue
- vengono di lontano di lontano,
- dal fondo della terra ove riposa
- quella che m’allattò (fate che anch’ella
- ora mi vegga!), dalla più lontana
- innocenza. O Maria, voi lo vedete.
- Non le labbra, dianzi (siete voi
- testimone) non furono le labbra.
- E, s’io tremai, ch’io porti nel trapasso
- il tremito con me nell’ossa mie.
- Mi chiudo gli occhi miei con le mie dita.
(Con l’indice e il medio di ciascuna mano si premerà le pàlpebre; e curverà la faccia sino a terra).
- Sento la morte, me la sento appresso.
- Cresce il tremito. E il cuore non si ferma.
(Si leverà impetuosamente).
- Ah sciagurata! Quel che mi fu detto
- non feci, e per tre volte me lo disse:
- «Rimetti l’olio». Ed ecco, ora si spegne!
(Correrà verso l’otro, appeso a un asse, ma vigilando con l’occhio la fiammella tremula dinanzi all’imagine e cercando di sostenerla con la preghiera mormorata).
- Ave Maria, gratia plena, Dominus tecum...
(Spiccherà l’otro che le si affloscerà tra le mani. Cercherà la caraffa per versarvi l’olio; ma non potrà dall’otro spremuto trarre se non qualche stilla).
- È vuoto! È vuoto! Vergine, tre gocce,
- che mi sien sante per l’estrema Unzione,
- due per le mani, l’altra per la bocca
- e tutt’e tre sopra l’anima mia!
- Ma se ancóra son viva, quando torna,
- che gli dirò, Madre, che gli dirò?
- Certo che, prima di veder me, vede
- che la làmpana è spenta. E se l’amore
- non mi valse a tenerla accesa, Madre,
- che mai varrà per lui quest’amor mio?
(Ella spremerà anche una volta l’otro, frugherà una bisaccia, capovolterà gli orciuoli, mormorando la preghiera).
- Fate che v’arda, Madre intemerata,
- ancóra per un poco, ancóra quanto
- dura un’Avemaria, dura una Salve
- regina, Madre di misericordia!
(Nella ricerca affannosa ella andrà verso il limitare, udrà un passo, scorgerà un’ombra. Si farà a chiamare, gridando).
- O donna, buona donna, cristiana,
- accòstati, che Dio ti benedica!
- Accòstati, ché forse Dio ti manda.
- Che porti nella còscina? Hai un poco
- d’olio? Per carità, dàmmene un poco!
- Poi entra e scegli e piglia quel che vuoi:
- cucchiai mortai conocchie fusi, tutto!
- Bisogno c’è per la Signora nostra,
- per rimettere l’olio nella làmpana
- che non si spenga; ché, se mi si spenge,
- non vedo più la via del Paradiso.
- M’intendi, cristiana? Me la vuoi
- tu fare questa carità d’amore?
(La donna apparirà sul limitare, col volto coperto dall’ammantatura nera, si toglierà dal capo lo staio di legno, senza dir parola, e lo poserà a terra; di sopra vi toglierà il pannolino, cercherà dentro, prenderà un utello pien d’olio e lo porgerà a Mila di Codra).
- Ah benedetta, benedetta! Dio
- ti rimeriterà in terra e in cielo.
- Tu l’hai, tu l’hai! Vestita a lutto sei;
- ma la Madonna ti concederà
- di riveder la faccia del tuo morto
- per questa carità che tu mi fai.
(Ella prenderà l’utello e si volgerà con ansia per correre alla làmpana moribonda).
- Ah, perdizione sopra me! S’è spenta.
(L’utello le sfuggirà dalle mani e si spezzerà sul suolo. Ella rimarrà immobile per alcuni attimi, stretta dall’orrore dei presagi. La donna ammantata si chinerà con un atto rapido e tacito verso l’olio sparso, toccandolo con le dita della destra e poi segnandosi).