Ora parrà s'eo saverò cantare

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Ora parrà s'eo saverò cantare

 
Ora parrà s'eo saverò cantare
e s'eo varrò quanto valer già soglio,
poi che del tutto Amor fug[g]h' e disvoglio,
e più che cosa mai forte mi spare:
       5ch'a om tenuto saggio audo contare
che trovare - non sa né valer punto
omo d'Amor non punto;
ma' che digiunto - da vertà mi pare,
se lo pensare - a lo parlare - sembra,
       10ché 'n tutte parte ove distringe Amore
regge follore - in loco di savere:
donque como valere
pò, né piacer - di guisa alcuna fiore,
poi dal Fattor - d'ogni valor disembra
       15e al contrar d'ogni mainer' asembra?
Ma chi cantare vole e valer bene,
in suo legno a nochier Diritto pone
e orrato Saver mette al timone,
Dio fa sua stella, e 'n ver Lausor sua spene:
       20ché grande onor né gran bene no è stato
acquistato - carnal voglia seguendo,
ma promente valendo
e astenendo - a vizi' e a peccato;
unde 'l sennato - apparecchiato - ognora
       25de core tutto e di poder dea stare
d'avanzare - lo suo stato ad onore
no schifando labore:
ché già riccor - non dona altrui posare,
ma 'l fa 'lungiare, - e ben pugnare - onora;
       30ma tuttavia lo 'ntenda altri a misora.
Voglia in altrui ciascun ciò che 'n sé chere,
non creda pro d'altrui dannaggio trare,
ché pro non può ciò ch'onor tolle dare,
né dà onor cosa u' grazia e amor père;
       35e grave ciò ch'è preso a disinore
a lausore - dispeso esser poria.
Ma non viver credria
senza falsia - fell' om, ma via maggiore
for'a plusor - giusto di cor - provato:
       40ché più onta che mort' è da dottare,
e portar - disragion più che dannaggio;
ché bella morte om saggio
dea di coraggio - più che vita amare,
ché non per star, - ma pèr passare, - onrato
       45dea credere ciascun d'esser creato.
In vita more, e sempre in morte vive,
omo fellon ch'è di ragion nemico;
credendo venir ricco, ven mendico,
ché non già cupid' om pot' esser dive:
       50ch'adessa forte più cresce vaghezza
e gravezza - u' più cresce tesoro.
Non manti acquistan l'oro,
ma l'oro loro; - e i più di gentilezza
e di richezza - e di bellezza - han danno.
       55Ma chi richezza dispregi' e manente,
e chi gente - dannaggio e pro sostene
e dubitanza e spene
e si conten - de poco orrevelmente
e saggiamente - in sé consente - affanno,
       60segondo vol ragione e' tempi dànno.
Onne cosa fu solo all'om creata,
e l'om no a dormir né a mangiare,
ma solamente a drittura operare,
e fu descrezïon lui però data.
       65Natura, Dio, ragion scritta e comune,
reprensïon - fuggir, pregio portare
ne comanda; ischifare
vizii, e usar - via de vertù n'empone,
onne cagione - e condizion - remossa.
       70Ma se legge né Dio no l'emponesse,
né rendesse - qui merto in nulla guisa
né poi l'alm' è divisa,
m'e pur avisa - che ciascun dovesse
quanto potesse - far che stesse - in possa
       75onni cosa che per ragion è mossa.
Ahi, come vale me poco mostranza!
ché 'gnoranza - non da ben far ne tolle,
quanto talento folle;
e mai ne 'nvolle - a ciò malvagia usanza,
       80ché più fallanza - è che leanza - astata.
No è 'l mal più che 'l bene a far leggero;
ma' che fero - lo ben tanto ne pare
solo per disusare
e per portar - nel contrar disidero:
       85u' ben mainero - e volontero - agrata,
usarl' aduce in allegrezza onrata.

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