Oreste (Alfieri)/Atto primo/Scena prima
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Vittorio Alfieri - Oreste (1783)
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Elettra
- Elettra
- Notte! funesta, atroce, orribil notte,
- presente ognora al mio pensiero! ogni anno,
- oggi ha due lustri, ritornar ti veggio
- vestita d’atre tenebre di sangue;
- eppur quel sangue, ch’espiar ti debbe,
- finor non scorre. - Oh rimembranza! Oh vista!
- Agamennón, misero padre! in queste
- soglie svenato io ti vedea; svenato;
- e per qual mano! - O notte, almen mi scorgi
- non vista, al sacro avello. Ah! pur ch’Egisto,
- pria che raggiorni, a disturbar non venga
- il mio pianto, che al cenere paterno
- misera reco in annual tributo!
- Tributo, il sol ch’io dar per or ti possa,
- di pianto, o padre, e di non morta speme
- di possibil vendetta. Ah! sí: tel giuro:
- se in Argo io vivo, entro tua reggia, al fianco
- d’iniqua madre, e d’un Egisto io schiava,
- null’altro fammi ancor soffrir tal vita,
- che la speranza di vendetta. È lungi,
- ma vivo, Oreste. Io ti salvai, fratello;
- a te mi serbo; infin che sorga il giorno,
- che tu, non pianto, ma sangue nemico
- scorrer farai sulla paterna tomba.