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28 Antonio Agresti



rabili. Il romanzo della Becker Stowe non era che il racconto fedele dei patimenti dei miseri negri soggetti alle prepotenze ed alle crudeltà dei bianchi. Essa invocava pietà per anime cristiane, pietà per corpi umani, pietà per famiglie di derelitti non di altro colpevoli che di essere nati in schiavitù. Ma parlava a cuori di bronzo.

Il bianco, quando è padrone di uomini di colore, è bestialmente crudele.

Per un padrone umano, per una famiglia di padroni non feroci c’erano cento famiglie, cento padroni e padroncini e padroncine tigri più che uomini.

Già le necessità stesse della schiavitù erano crudeli. Quando in una famiglia di schiavi i figli si moltiplicavano in numero troppo grande per le possibilità o le necessità del padrone questi vendeva alcuni dei figli, o i genitori, o la madre e i più piccoli figli..

Erano le famiglie violentemente e brutalmente separate dall’interesse di un terzo. Il mercato era atroce. Chi vendeva, vendeva generalmente al mercante il quale non vedeva negli schiavi altro che un genere che doveva dargli denaro, quanto più denaro era possibile. Egli non aveva pietà dello strazio della madre separata dai figli, non aveva compassione del dolore del marito strappato alla sposa.

Ma c’era anche di peggio, c’era anche di più. Spesso lo schiavo non era che una posta di giuoco. Quando il padrone si era giuocato tutto il denaro che possedeva, gli rimanevano ancora gli schiavi