Pagina:Al Principe Don Sigismondo Chigi.djvu/8

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Vincenzo Monti 39



con angelico vezzo; abbandonarti...
Obblïarti, e per sempre... Ah lungi, lungi,
165feroce idea; tu mi spaventi, e cangi
tutta in furor la tenerezza mia.
Allor requie non trovo. Io m’alzo, e corro
forsennato pe’ campi, e di lamenti
le caverne riempio, che dintorno
170risponder sento con pietade. Allora
per dirupi m’è dolce inerpicarmi,
e a traverso di folte irte boscaglie
aprir la via col petto, e del mio sangue
lasciarmi dietro rosseggianti i dumi.
175La rabbia che per entro mi divora,
di fuor trabocca. Infiammansi le membra,
l’anelito s’addoppia, e piove a rivi
il sudor della fronte rabbuffata.
Piú scaltrezza al sentier, piú forza al piede,
180piú ristoro al mio cor; finché smarrito
di balza in balza valicando, all’orlo
d’un abisso mi spingo. A riguardarlo
si rizzano le chiome, e il piè s’arretra.
A poco a poco quel terror poi cede,
185e un pensiero sottentra ed un desío,
disperato desío. Ritto su i piedi
stommi, ed allargo le tremanti braccia
inclinandomi verso la vorago.
L’occhio guarda laggiuso, e il cor respira;
190e immaginando nel piacer mi perdo
di gittarmi là dentro, onde a’ miei mali
por termine, e nei vortici travolto
romoreggiar del profondo torrente.
Codardo! ancora non osai dall’alto
195staccar l’incerto piede, e coraggioso