Pagina:Annali del principato ecclesiastico di Trento dal 1022 al 1540.djvu/21

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stituire molti stabili (curtes) e chiese ad Ilario abbate di San Vincenzo a Vulturno[1].

Per ordine di Udalrico fu fatto il dittico, il calendario e il libro liturgico, detti da lui Udalriciani, e rinnovato con particolare esattezza il breve di fondazione delle chiese di Caldaro, Termeno e di Castello, che si pretendono consacrate da S. Vigilio[2].

In questo prelato, oltre alla integrità della vita, spiccavano somma prudenza e destrezza; qualità dimostrale specialmente dopo la donazione che a lui ed ai vescovi suoi successori in perpetuo fu fatta dall’imperatore Corrado II nell’anno 1027, del territorio trentino, cogli stessi diritti coi quali per l’addietro fu posseduto dai duchi, dai marchesi e dai conti. Con tale atto i vescovi di Trento vennero assunti al grado cospicuo di principi sovrani del Sacro Romano Impero, col godimento di voto e sessione nelle Diete imperiali. L’anno seguente 1028 i vescovi di Trento ebbero in dono dal medesimo Imperatore la Contea di Bolgiano e della Valle Venosta. Il possesso della prima è incontestabile. Si dubita al contrario di quello della seconda.

Per le divisate donazioni il Vescovato e Principato di Trento estendevasi in lunghezza a circa cento miglia italiane, ed in larghezza a circa ottanta; confinando a levante coi Vescovati di Feltre e di Padova, a ponente colla Chiesa di Brescia, a mezzodì con quelle di Verona e di Vicenza, e a settentrione, in parte col Ve-

  1. Muratori, Rerum Ital. Script. T. I, P. II, fol. 497.
  2. Dal documento autentico dell’Archivio Capitolare.