Pagina:Annali del principato ecclesiastico di Trento dal 1022 al 1540.djvu/442

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Cles, feudo vescovile di Trento, da Aliprando signore di detto castello e dalla contessa Dorotea Fuchs. Dotato dalla natura di spirito vivace, imparò la grammatica nel proprio castello, passò in Vienna d’Austria, indi all’università di Bologna, ove riportò la laurea dottorale.

Informato di queste doti il vescovo Giorgio, di lui predecessore, gli procurò nella propria Chiesa un canonicato, e tornando in patria per Verona, ve lo trattenne in qualità di suo consigliere, e poscia lo nominò fra i suoi luogotenenti nella reggenza del Principato. Bernardo era stato promosso agli ordini minori in Verona nel 1509.

Acconsentito che ebbe Bernardo Clesio all’elezione, fu delegato a Roma, per iscusarlo di non poter subito accettare il grave ufficio, il dottore Antonio Quetta col seguito di tre altre persone[1]. Il Quetta, giunto colà, seppe che la elezione suddetta era gravemente impugnata da Jacopo Banisio dalmata, decano di Trento, e perciò, invece delle scuse, chiese a dirittura la conferma[2]. Alle forti rimostranze del delegato, e vieppiù alle premurose raccomandazioni dell’imperatore Massimiliano, riuscì di superare ogni ostacolo e di ottenere la spedizione delle sette bolle; l’ultima delle quali concede all’eletto la facoltà di ricevere gli ordini sacri da quel vescovo che più gli piacesse, e di farsi consecrare da due o tre vescovi, prestando il solito giu-

  1. Bonelli, Notizie ístorico-critiche, Tomo III, Parte I, pag. 294.
  2. Miscell. Alberti, T. VII, fol. 89.