Pagina:Annali del principato ecclesiastico di Trento dal 1022 al 1540.djvu/448

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neti pretendono, che Brentonico spetti al Veronese e Tignale al Bresciano; del che si dovesse dare ragguaglio alla Cesarea Maestà. A questa informazione corrisponde il confesso del suddetto signore di Foix, che appunto delle surriferite cose era stato ricercato dai ministri del vescovo di Trento, e ne presagisce un buon esito[1]. Il vescovo nostro concesse in quest’anno la privativa del salnitro a Bartolomeo della Valle di Rumo[2]; e a Giovanni Vinsterwalder la privativa di vendere la pece e la termentina[3]. Nel medesimo anno il Capitolo di Trento ottenne dal sommo pontefice Leone X l’indulto di poter conferire liberamente i beneficii della cattedrale, colla derogatoria ai mesi papali, le riservatorie ed altre provvisioni che fosse per fare la Sede Apostolica[4]. Ai 20 d’aprile del detto anno 1517, il vescovo Bernardo confermò i privilegi ai nobili delle valli di Annone e di Sole[5]. In questo stesso anno, da Giovanni Gaudenzo Madruzzo, da Cristoforo di Tono, capitano di Trento, da Baldassare Clesio, capitano delle valli di Annone e di Sole, da Antonio di Tono e da Bernardino di Tono, fratello del suddetto Cristoforo, comuni arbitri eletti, fu pubblicato il laudo sopra le differenze vertenti fra il vescovo Bernardo e i signori di Sporo, intorno al loro feudo di Mezzolombardo, con aggradimento d’ambe le

  1. Miscellanea Alberti, T. III, fol. 225.
  2. Miscell. Alberti, T. III, fol. 225.
  3. Miscell. Alberti, T. III, fol. 226.
  4. Miscell. Alberti, T. III, fol. 52.
  5. Miscell. Alberti, T. III, fol. 176.