Pagina:Annali del principato ecclesiastico di Trento dal 1022 al 1540.djvu/456

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e procuratore ad agire avanti al tribunale la loro causa contro la comunità di Storo, riguardante la ricuperazione di certi beni, selve e boschi nelle pertinenze di Storo, da essa comunità indebitamente posseduti, contro l’antico diritto del monastero [1]. Nel citato anno, il vescovo Bernardo confermò ad un certo Wolf e agli ebrei dimoranti in Riva, i privilegi che godevano sotto il dominio dei Veneti e dell’imperatore Massimiliano [2]. Sul terminare di quest’anno, il vescovo Bernardo ricevette due brevi dal sommo pontefice; il primo nel mese di ottobre, l’altro in quello di decembre, nei quali gli s’ingiunge di recarsi sollecito alla Dieta imperiale per difendere la causa della Chiesa Cattolica contro l’eresia di Lutero, adoperandovi il solito zelo, e dottrina e l’autorità che gode sopra l’animo di Ferdinando [3].

Del 1523 vi è nell’Archivio episcopale una lettera del celebre Erasmo Roterodamo al nostro prelato, in cui, ragguagliandolo che Ferdinando gli aveva richiesta la parafrasi in Giovanni ad esso dedicata, si procura l’onore d’includergli il detto libretto, assieme con un’altra parafrasi in Matteo dedicata a Carlo V, acciò il vescovo in suo nome gliela presentasse [4]. Dei 27 d’aprile di quest’anno v’ha una sentenza a favore dei Perginesi che possiedono beni nella gastaldia di Susato,

  1. Miscellanea Alberti, T. VI, fol. 66.
  2. Miscell. Alberti, T. III, fol. 231.
  3. Miscell. Alberti, T. VI, fol. 231.
  4. Miscell. Alberti, T. VI, fol. 209.