Pagina:Annali del principato ecclesiastico di Trento dal 1022 al 1540.djvu/458

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Massimiliano, o in avvenire ottenessero un tale titolo [1].

Nel 1524 uscì la sentenza fra i Perginesi e gli uomini di Vigalzano, di Canzolino, di Casalino, di Costa, di Valdalmedra e sue pertinenze, sopra il diritto di fare fratte, di pascolare e boscheggiare nella selva detta delle Salezze di là dal Fersina [2]. Altro laudo era seguito nella causa vertente tra i Perginesi e loro consorti, e la gastaldia di Frassilongo e Rovereda, riguardante i confini del Monte grande, detto di Innerbach, colla fissione dei termini dividenti [3]. Nello stesso anno i Perginesi e la Valsugana ottennero dall'arciduca Ferdinando la conferma dell'esenzione dallo spoglio che usavasi nelle sostanze lasciate dai parochi e dal clero, commutato in un anniversario da farsi in Bolzano coll'intervento di tutto il clero tirolese, come dicemmo nella vita del vescovo Alberto di Ortenburg. I Perginesi all'incontro, uniti al clero di Valsugana, si obbligarono di celebrare il suddetto anniversario in Pergine [4]. Una lettera di Pietro dei Busi dinasta di Nomi, dei 20 maggio di quest'anno, informa Antonio Quetta, consigliere del vescovo Bernardo, che Andrea conte di Lodrone, abitante a S. Antonio, sopra la villa di Pomarolo, faceva monete false in quantità, e le spacciava in Trento ed altrove coll'opera di tre suoi

  1. Miscellanea Alberti, T. I, fol. 32.
  2. Miscell. Alberti, T. V, fol. 24.
  3. Miscell. Alberti, T. V, fol. 26.
  4. Miscell. Alberti, T. V, fol. 33.