Pagina:Annali del principato ecclesiastico di Trento dal 1022 al 1540.djvu/462

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notai e d'altre ragguardevoli persone, mediante il saccheggio dei castelli dei feudatarii e delle terre dei Vescovati e delle ricche abbazie; asserendo di non riconoscere per padroni che Dio e l'Imperatore. Andremo dunque toccando di mano in mano, come in succinto diario, i successi di questa funesta insurrezione popolare, colla scorta di Girolamo Brezio Stellimauro, testimonio oculare e auricolare, e dei documenti autentici custoditi nei pubblici archivi [1].

Un principio dei moti interni dei contadini del Vescovato di Trento si scoprì in Levico nel mese di marzo 1525. Ciò si ricava da una lettera scritta da Graziadeo Buratto, vicario di Levico, a Graziadeo di Castelcampo, capitano di quella giurisdizione, con cui lo informa essere giunto un nunzio dell'arciduca Ferdinando, che, in di lui nome, intimò alla suddetta comunità profondo silenzio e cieca ubbidienza al vescovo Bernardo Clesio [2]. Lo scoppio universale s'intese solamente nel mese di maggio, che obbligò lo stesso vescovo a ripararsi nella città di Riva, e la nobiltà più ricca del paese in varie città d'Italia, col meglio delle loro sostanze. Andrea del Borgo scrive al vescovo dal castello di Denno nell'Anaunia, che le cose pigliano cattiva piega, con timore fondato di non poter difendere

  1. Miscellanea Alberti, T. V, fol. 57. Oltre ai documenti, dei quali il cronista fa uso, molti e di grande importanza conservansi inediti nella Biblioteca del Municipio di Trento, in varii archivi di Comuni trentini, e nei privati della famiglia dei conti Thunn, nei castelli di Tono e Braghiero.
  2. Miscellanea Alberti, T. VI, fol. 226.