Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/102

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e particolarmente penne, inchiostro e carta, oltre ad altre serbate nei ripostigli del capitano, del suo aiutante, del cannoniere e del carpentiere; tra queste tre o quattro compassi, alcuni stromenti matematici, quadranti, cannocchiali, carte e libri di nautica, cose tutte che unii insieme, ne avessi o no il bisogno. Trovai ancora tre bellissime bibbie che faceano parte del mio carico quando abbandonai l’Inghillerra e che aveva unite al fardello de’ miei arnesi; parimente alcuni libri portoghesi, e tra essi due o tre libretti di preci cattoliche, e molti altri che conservai con gran cura. Nè tralascerò che avevamo nei nostro vascello un cane e due gatti, su l’eminente storia delle quali bestie mi accade qui il fare alcun cenno. I gatti me li portai entrambi meco nella prima zattera, e quanto al cane salto fuori del vascello da sè, e venne a cercarmi a nuoto fin su la spiaggia il giorno dopo che ci arrivai col mio primo carico. Ebbi in esso un fedel servitore per molti anni. Non mi mancò mai cosa ch’egli fosse buono di cercarmi, ne compagnia che egli potesse tenermi; restava a desiderare che mi parlasse, ma questo non lo poteva. Tornando dunque al primo discorso, io trovai penne, inchiostro e carta, delle quali cose feci il miglior governo possibile; e potrò far vedere, che finchè durommi l’inchiostro, tenni i miei registri con la massima esattezza, il che non potè più avverarsi quando questo mi mancò; ma per quanti modi mi studiassi, non mi riuscì il fabbricare inchiostro d’alcuna sorta.

E ciò mi fa ricordare che mi mancavano molte cose a malgrado di tutte quelle che aveva adunate. Una di queste fu da principio l’inchiostro; ma mi mancarono poi sempre e una pala e una vanga e una zappa per ismovere la terra, ed aghi e spilli e filo. Quanto a vestimenta di tela, di cui pure aveva scarsezza, il caldo m’insegnò presto a poterne far senza con poca fatica.

La mancanza di stromenti per lavorare facea ch’io procedessi lentamente nelle mie manifatture, ed era quasi passato un intero anno prima ch’io avessi finita la palizzata e munita all’intorno la mia abitazione. I pali o stecconi, gravi sì che se fossero stati di più non avrei potuto levarli, mi portarono via lungo tempo per tagliarli ed apparecchiarli ne’ boschi, ed in oltre per trasportarli a casa ben da lontano; laonde mi ci voleano talvolta due giorni fra lavoro e condotta d’un solo di questi, ed un altro per conficcarlo nel terreno; al qual fine io mi valsi su le prime d’un pezzo di legno pesante,