Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/107

Da Wikisource.

robinson crusoe 85


fossi stato buono di farmi, massimamente se avessi avuto i necessari stromenti. Pure moltissime ne feci anche senza di questi ed alcune con non altri arnesi che un’accetta e una pialla, che forse non furono mai adoperate a simile uso; ciò per altro non senza un’immensa fatica. Per esempio, se mi bisognava un asse, io non aveva a far altro che abbattere un albero, mettermelo transversalmente dinanzi, e spianarlo ad entrambe le superficie con la mia accetta finchè fosse ridotto all’incirca alla sottigliezza d’un asse, poi lo rendeva liscio con la mia pialla. È ben vero che con questo metodo non poteva cavare se non un asse da tutto un albero; ma a ciò, come pure all’enorme dispendio di tempo e di fatica che mi bisognava per fare un asse, io non aveva altro rimedio fuorchè la pazienza; d’altra parte il mio tempo e la mia opera erano sì a buon mercato, che tanto facea per me l’impiegarli in un modo quanto in un altro.

Ciò non ostante la tavola e la scranna che mi fabbricai, come ho detto da prima, furono costrutte coi corti pezzi di asse portati via dal vascello su la mia zattera. Alcune altre assi che mi procurai nel modo dianzi indicato, mi giovarono a fare ampi scaffali della larghezza di un piede e mezzo collocati un sopra l’altro lungo una parete della mia grotta per annicchiarvi tutti i miei arnesi, chiodi e ferramenti, ed in una parola per tenere tutte le cose mie in tal conveniente distanza l’una dall’altra, da non durar fatica a trovarle quando ne aveva bisogno. Conficcai alcuni piuoli nel muro del monte per sospendervi i miei moschetti e tutti quegli arnesi atti ad essere tenuti in tal modo; laonde chi avesse veduta la mia grotta, gli sarebbe sembrata un magazzino generale di tutte le necessarie provvigioni; ed io di fatto avea ciascuna di esse sotto la mano in tal guisa, ch’io poteva altamente compiacermi di vedere tutte le cose mie in tanto buon ordine, e specialmente di vedere dintorno a me tanta abbondanza delle cose più necessarie.

Fu questo il momento in cui mi nacque il pensiere di tenere un registro de’ miei lavori di ciascun giorno; perchè da vero su le prime io era tanto stravolto, nè solo per la fatica, ma pel disordine fattosi nella mia mente, che anche il mio giornale sarebbe stato pieno di memorie confuse; per esempio avrei scritto così: «Ai 30 settembre, dopo avere raggiunta la spiaggia ed essere campato dal pericolo di annegarmi, in vece di ringraziar Dio per la mia liberazione, avendo prima vomitato una grande copia d’acqua salata, di