Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/119

Da Wikisource.

robinson crusoe 97


internarmi altro nei fini della providenza o prendermi pensiere dell’ordine da essa tenuto nel governare gli eventi di questo mondo. Ma dopo aver veduto crescere qui l’orzo, sotto un clima ch’io sapeva non essere atto al grano (e ciò che specialmente io non sapeva si era, come il grano fosse venuto qui) ciò mi scosse d’una straordinaria maniera. Allora cominciai a supporre che Dio avesse miracolosamente disposto, che questa biada nascesse senza alcun aiuto di semina e che avesse predisposto ciò unicamente pel mio sostentamento in questa selvaggia isola della sfortuna.

Tale avvenimento che toccò alquanto il mio cuore, mi spremette lagrime dagli occhi, onde cominciai a riputarmi benedetto e beato poichè un tal prodigio di natura a mio solo favore avveravasi; e il fatto riusciva tanto più stravagante per me, in quanto osservava nello stesso tempo in vicinanza alcuni altri steli dispersi lungo il fianco del monte che apparivano gambi di riso, a me ben noti per averne veduti crescere nell’Africa quando mi trovai su quella spiaggia.

Non solamente io pensai che quegli steli fossero meri doni mandatimi in soccorso dalla providenza, ma, non dubitando che ve ne fosse una maggior copia nell’isola, mi diedi a percorrerla per tutte le bande ove era già stato altre volte, e ad indagare per ciascun angolo, sotto ciascun dirupo per vedere se di queste spiche benefiche ve ne fossero altrove, ma non ne trovai in nessun’altra parte. Finalmente tornatomi al pensiere ch’io aveva scosso in quel luogo il sacchetto della provvigione dei polli, principiò a cessare in me la meraviglia; e bisogna lo confessi, la mia religiosa gratitudine alla providenza divina s’andò dileguando, poichè ebbi scoperto nulla esservi in ciò che uscisse dall’ordinario. Pure, se avessi ragionato meglio, io doveva esser grato a questa non preveduta ed inaspettata providenza, come se fosse stata miracolosa; perchè fu realmente verso di me un’opera di lei e tale come se quel grano mi fosse venuto dal cielo, l’aver essa preordinato che dieci o dodici grani d’orzo rimanessero intatti quando i sorci ne avevano distrutto il rimanente; fu una predestinazione della providenza ch’io gettassi quel grano in tal particolare luogo, ove essendo protetto dall’ombra di un’alta rupe potesse immediatamente spuntare; giacchè se fosse stato gettato altrove in quella stagione dell’anno sarebbe tosto arso e perito.

Raccolsi con grande cura, potete bene esserne certi, quelle spiche d’orzo quando ne fu la stagione, verso il fine di giugno all’incirca;