Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/124

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qualche tempo, incominciai a ripigliare coraggio; pure non ne aveva abbastanza per andare al di là del mio baluardo; troppa era la mia paura di rimanere sepolto vivo! Mi posi a sedere su l’erba con l’animo fortemente sconsolato e depresso, nè sapendo a qual partito appigliarmi. In tutto questo tempo non mi occorse alla mente il menomo pensiere serio di religione, se si eccettui quella esclamazione comune: Dio n’abbia misericordia! e quando la disgrazia fu cessata, se ne andò via con essa anche questo pensiere.

Standomi così seduto sentii che l’aria era oltremodo pesante e vidi il cielo annuvolato come se volesse piovere; e subito dopo si alzò a poco a poco il vento che in meno di mezz’ora andò a finire in un turbine spaventoso. Il mare si coperse tutt’ad un tratto di spuma; i suoi cavalloni s’internavano nella spiaggia; gli alberi, atterrati dalle radici; sopravvenne una tremenda burrasca, che per altro, durata all’incirca tre ore, cominciò a mitigarsi; laonde dopo altre due ore tutto era tornato in calma, dando luogo soltanto ad una dirottissima pioggia. In tutto questo tempo me ne rimasi seduto su l’erba sempre atterrito e costernato al maggior segno; quando in un subito mi occorse alla mente che que’ venti e questa pioggia essendo stati la conseguenza del tremuoto, non era congettura improbabile il dedurne la cessazione del tremuoto stesso e la ragionevolezza quindi dell’avventurarmi a tornarmene un’altra volta nella mia grotta. Ravvivatosi con ciò il mio coraggio, contribuì non poco a persuadermi la presenza stessa della pioggia. Andai dunque a sedermi sotto la mia tenda; ma la pioggia era sì violenta che minacciava abbattere la tenda stessa, per lo che non vidi meglio che rintanarmi nella mia grotta, benchè il facessi paurosamente ed assai di mal umore, aspettandomi da un momento all’altro che questa mi cadesse sopra la testa. La violenza di un tal avvenimento mi costrinse ad un nuovo lavoro: quello di aprire una fossa per traverso alla mia fortificazione, siccome scolatoio dell’acqua piovana che altrimenti mi avrebbe inondala l’intera cantina. Dopo essere rimasto in questa per alcun tempo, nè udita più veruna scossa di tremuoto, cominciai ad essere più calmo; anzi per procurare un ristoro ai miei spiriti, che da vero ne aveano grande bisogno, ricorsi alla mia credenza per prendere una sorsata di rum, con parsimonia per altro: regola che osservai allora e sempre prevedendo l’istante che non avrei più avuto di questo liquore. Continuò piovendo tutta la notte e gran parte del giorno appresso, onde non potei