Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/138

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«Che cosa sono questo mare e questa terra di cui tanta parte ho veduta? Chi gli ha fatti? E che cosa son io e tutte l’altre creature, mansuete o selvagge, ragionevoli o irragionevoli? Chi ci ha fatti? Sicuramente siamo stati fatti da qualche segreto potere che ha fatto e la terra ed il mare e l’aria ed il firmamento. E chi è questi?»

Ne veniva come di naturale conseguenza: «È Dio che ha fatto tutto. Or bene (seguiva allor da presso l’altra conseguenza sterminatamente più ampia), se Dio è quegli che ha fatte tutte queste cose, egli è pur quegli che le guida e governa tutte, e tutte si riferiscono a lui; perchè chi aveva il potere di farle tutte dovea del certo avere anche l’altro di condurle e di reggerle; ciò posto, nulla accade nella vasta sfera delle opere sue senza saputa o disposizione di esso.

«E se nulla accade senza sua saputa, io continuava, egli sa ch’io sono qui e che mi trovo in questa deplorabile condizione; e se nulla accade senza disposizione di esso, egli ha adunque voluto tutto quanto or m’interviene.»

E poichè non mi occorreva alla mente alcuna idea che si opponesse all’esattezza delle predette conseguenze, quella che vi rimase più fortemente si fu dell’essere stati necessariamente disposti da Dio tutti gli avvenimenti ai quali soggiacqui.

«Dunque, io diceva fra me, è il voler di Dio che mi ha condotto