Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/140

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E primieramente mi misi in bocca e masticai una delle sue foglie, che in principio mi portò da vero grande sbalordimento al cervello, trattandosi di tabacco verde e gagliardo ed al quale io non era grandemente assuefatto. Un’altra picciola parte ne misi in infusione per un’ora o due in un poco di rum, prefiggendomi di berne una dose quando fossi per coricarmi; per ultimo ne bruciai altra porzione sopra un braciere tenendo il naso sul suo fumo tanto tempo, quanto me lo permisero il calore e la paura di rimanere soffocato.

Durante questa operazione io prendeva in mano la bibbia che mi feci a leggere; ma la mia testa era troppo disturbata dal fumo del tabacco, perchè potessi reggere ad una lettura, almeno seguìta. Solamente avendo aperto a caso il volume, m’abbattei tosto in queste parole: Chiamami nel giorno dell’angoscia, ed io ti aiuterò e mi glorificherai: parole adattissime al caso mio e che mi fecero, se vogliamo, impressione nel leggerle, ma non tanta quanta in appresso. Le parole Ti libererò in quel momento non aveano, per così esprimermi, un significato per me: nel mio modo d’intenderla, la mia liberazione appariva una cosa sì lontana da ogni probabilità, che poteva dire come il popolo d’Israele quando nel deserto gli fu promessa carne da mangiare: Può egli Dio apparecchiarci una mensa qui? Incominciai anch’io a dire: Può egli Iddio liberarmi da questo luogo? E poichè sol dopo anni splendè qualche speranza di tal maniera di liberazione, questa idea d’impossibilità prevalse frequentemente su i miei pensieri; ciò non ostante le parole della bibbia non mancavano di produrre in me una forte impressione; onde tornai spesse volte a pensarci sopra.

L’ora era tarda e il fumo del tabacco, siccome dissi, mi aveva fatto girare tanto la testa, che mi sentiva in molta disposizione di dormire. Lasciai quindi la mia lucerna accesa entro la grotta pel caso di qualche bisogno che mi sopravvenisse nella notte, indi andai a mettermi in letto. Ma prima di coricarmi feci una cosa che non aveva mai fatta in mia vita: m’inginocchiai a pregar Dio, affinchè mi mantenesse la promessa fattami di liberarmi, semprechè fossi ricorso a lui nel giorno della mia angoscia. Finita questa interrotta ed imperfetta preghiera, bevvi il rum entro cui aveva messo in infusione il tabacco: bevanda trovata da me sì fiera e nauseosa che potei a grande stento inghiottirla; poi mi stesi sul letto. Sentii tosto i fumi del rum andarmi con una tremenda violenza alla testa; ma