Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/145

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passata condotta con tanto orrore, le mie colpe mi apparvero s spaventose, che la mia anima non seppe più domandare altra cosa a Dio se non la liberazione dal peso dei peccati che la privavano d’ogni conforto. Che quanto al vivere in solitudine, ciò era un nulla; non pensai nemmeno a pregar Dio per esserne liberato o a fermarmi su tal desiderio; tutto era di nessuna importanza a confronto dell’altra liberazione. E aggiungo questo episodio alla mia storia per indicare a chiunque la leggera che, ogni qual volta l’uomo arrivi a scoprire il vero senso delle cose, ravviserà nella liberazione dalla colpa una beatitudine infinitamente maggiore dell’essere liberato da qualsivoglia cordoglio. Ma si lasci questo punto per tornare al mio giornale.


Nuovi ricolti e produzioni dell’Isola.



Cominciava ora la mia condizione ad essere, benchè non meno sfortunata pel tenore di vita a cui mi vedeva costretto, più facile nel mio pensiere a tollerarsi. Come più con la costante lettura delle sacre carte e con l’abitudine di pregar Dio volsi i miei pensieri a cose di più alta natura, trovai entro me stesso una copia di conforti de’ quali finora io non aveva avuto il menomo sentore. Tornatemi ancora la mia salute e le mie forze, diedi opera a procurarmi ciascuna delle cose ond’io mancava, ed a regolare il corso del mio vivere quanto meglio per me si poteva.

Dal 4 al 14. Armato sempre del mio moschetto, impiegai questo intervallo a far le mie passeggiate, ma adagio e com’uomo che andava ricuperando a poco a poco e dopo una grave malattia le sue forze; che è difficile l’immaginarsi quanto queste fossero depresse ed


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