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a qual debolezza io fossi ridotto. Il metodo ch’io aveva usato per guarire era nuovo del tutto, nè forse fu mai operato dianzi per curare una febbre; nè da vero consiglierò ad alcuno il metterlo in opera dietro al mio esperimento; perchè se bene un tal rimedio mi liberasse dall’accesso febbrile, contribuì non so dir quanto a debilitarmi, oltre all’aver portate ne’ miei muscoli e nervi frequenti convulsioni che mi durarono per qualche tempo. In questa occasione imparai un’altra avvertenza, vale a dire come l’andare attorno nelle stagioni piovose fosse la cosa più pericolosa che immaginar si potesse: specialmente se queste piogge andavano accompagnate da temporali e turbini, come e quasi sempre di quelle che cadono ne’ mesi asciutti. Trovai di fatto esser queste assai più nocive delle altre che vengono in settembre e in ottobre.

Erano già più di dieci mesi da che io dimorava in quest’isola malaugurata, ove sembrava che ogni speranza di uscirne mi fosse tolta, ed ove io credea fermamente che nessun essere umano avesse mai posto piede. Dopo avere assicurata pienamente, a mio avviso, la mia abitazione, nacque in me il desiderio di fare una più ampia investigazione dell’isola per discoprire quali altre produzioni da me ignorate finora vi si contenessero.

15. In questo giorno cominciò la mia indagine. Andato primieramente alla calanca ove, come ho già accennato, condussi le mie zattere alla spiaggia, m’accorsi, dopo aver camminato due miglia al di sopra di essa, che la marea non andava alta di più. Trovai quivi unicamente un ruscelletto d’acqua corrente, dolce e buonissima; ma correndo la stagione asciutta era cosa difficile lo scoprire acqua in veruna parte di esso, o almeno in guisa sensibile. Dalla riva di quel fiumicello notai molte piacevoli praterie o savanne[1], tutte uniformi e di bell’erba coperte. Nelle parti più alte di esse in vicinanza delle montagne (ove, come ognuno può immaginarsi, non correva mai l’acqua) rinvenni una grande copia di tabacco i cui verdi gagliardi steli crescevano ad una notabile altezza, poi diverse altre piante ch’io non conosceva e delle quali io non sapeva le proprietà, benchè forse avessero virtù loro proprie ignorate da me.

Andai in cerca della radice di cassava, onde gl’Indiani nella generalità di questo clima formano pane, ma non mi riuscì di trovarne.

  1. Questo nome conviene tanto alle foreste del Canadà quanto alle praterie di varie parti dell’America.