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robinson crusoe 143


Pericoli minacciati alla messe e superati.



Correvano i mesi di novembre e dicembre quando io stava in espettazione del mio ricolto di grano e di riso. Il campo da me lavorato e vangato per queste biade non era vasto; perchè, come osservai, la mia semenza d’entrambe non oltrepassava la capacita d’un mezzo moggio, da che aveva perduto un intero ricolto per aver fatta la mia seminagione ne’ giorni asciutti; ma questa volta i miei campi promettevano grandemente, allorchè mi accorsi d’improvviso d’essere in un nuovo pericolo di perdere tutto e minacciato da tanti nemici di varie sorte, che pareva quasi impossibile il difendernelo. I principali di questi nemici erano le capre ed i quadrupedi da me chiamati lepri, che allettati dal buon sapore della punta del gambo si posero a stare notte e giorno fra le biade e, appena esse spuntavano fuor del terreno, le mangiavano sì vicino ad esso, che non davano loro il tempo di crescere sul proprio stelo.

Non vidi altro rimedio a ciò fuor quello di circondare il mio campo con una palizzata, opera che mi costò grande pena, e tanto maggiore in quanto bisognava terminarla speditamente. Pure, siccome la mia terra da arare, proporzionata alla mia semenza, non era sì vasta, giunsi a vederla sufficientemente riparata entro il termine di circa tre settimane, perchè parte con questa difesa, parte ammazzando col moschetto alcune di queste bestie durante il giorno, parte legando ad un palo dello steccato il mio cane che co’ suoi abbaiamenti le spaventava tutta la notte, non andò guari ch’esse batterono la ritirata; onde il mio grano cresciuto gagliardamente e bene venne a presta maturità.