Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/183

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robinson crusoe 153


sì ben fruttato ch’io contava su venti moggia all’incirca d’orzo ed altrettante o più di riso. Risolvei ora di valermi con maggior libertà del mio grano, tanto più che la provvista del biscotto m’aveva abbandonato da molto tempo; onde mi feci ad esaminare quanto grano mi sarebbe abbisognato per un intero anno, e se non bastasse per me una sola seminagione annuale.

Fatto questo computo, vidi che quaranta moggia d’orzo e di riso erano molto più di quanto io consumava in un anno, onde stabilii di seminare ogni anno la stessa quantità che io area seminata l’anno scorso, sperando che ciò mi avrebbe provveduto abbastanza di sussistenza per l’avvenire.



La piroga.



Mentre le predette cose seguivano, non vi farà maraviglia se i miei pensieri corsero più d’una volta alla terra ch’io m’avea già veduta rimpetto dall’altra parte dell’isola; durava in me qualche segreto desiderio di potermi trovare su quella spiaggia, immaginandomi che, se avessi potuto scoprire un continente ed un paese abitato, mi sarebbe finalmente riuscito di trasportarmi più innanzi, e forse di trovare un qualche mezzo di fuga.

Ma qui io tenea conto delle speranze, non dei pericoli, non della possibilità di cadere in mano di selvaggi peggiori forse, come io aveva ragione di temere, dei leoni e delle tigri dell’Africa. Io non pensava che, una volta in loro potere, avrei corso il rischio di mille contr’uno d’essere ucciso e probabilmente divorato; perchè aveva udito narrare che gli abitanti della costa de’ Caribei erano mangiatori d’uomini, e la latitudine ove io stava mi dava di non essere