Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/187

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rimondare delle sue braccia e rami il fusto e la frondosa cima di esso; dopo di che mi bisognò un intero mese per foggiarlo alle debite proporzioni di una scialuppa e ridurlo ad avere una specie di carena che ne sostenesse a dovere il corpo galleggiando su l’acqua. Poi mi bisognarono circa tre mesi a traforarne i’interno in guisa che avesse le forme esatte di una scialuppa; in somma scavai il mio legno senza l’aiuto del fuoco ed a furia soltanto di martello e scarpello ed indicibile fatica, sin che finalmente lo ebbi ridotto ad essere un’assai elegante piroga e sì spaziosa, che avrebbe portati ventisei uomini, e per conseguenza me col mio carico.

Terminato questo lavoro, ne fui veramente soddisfatto oltremodo, perchè la mia scialuppa era di fatto la più grandiosa di quanti canotti o piroghe, fatti d’un solo albero, avessi mai veduti in mia vita; certo mi costò immensi sforzi, ben potete immaginarvelo. Or non mi rimaneva più che a vararlo, in che se fossi riuscito, non dubito che avrei impreso il più strambo ed inverisimile viaggio fra quanti ne furono tentati giammai.

Ah! tutti i miei disegni per varare la mia scialuppa andarono a vuoto, ancorchè i tentativi fatti a tal fine mi costassero immensa fatica, e ancorchè non fosse lontana dall’acqua più di cento braccia; ma il maggiore inconveniente si era che essa stava sopra un’eminenza perpendicolare alla baia. Pure per vincere questa difficoltà io risolsi di scavare la superficie della terra tanto da prepararle un declivo. Mi posi all’opera che non vi so dire quanto travaglio mi desse; ma qual havvi aspro travaglio per chi si prefigge a meta la propria liberazione? Oimè! quando questo lavoro fu terminato, quando parea mitigata la difficoltà, io mi vidi alle stesse strette di prima, perchè non poteva mover da posto il mio canotto più di quanto vi fossi riuscito con l’altra scialuppa.

Misurata allora la distanza del terreno, risolvei di scavare un canale per condur l’acqua sul mio naviglio, poichè il mio naviglio era renitente ad andare su l’acqua. Or bene; anche questo lavoro lo impresi; ma appena ci fui dentro e feci un computo su la profondità da scavarsi, su la larghezza, su le braccia che avrei avuto in mio aiuto, e che non erano più di due, non essendo lì altri che io, su l’ampiezza dell’impresa, vidi che dieci o dodici anni bastavano a stento per venirne a capo. La spiaggia era sì alta che la sua sommità superiore avrebbe dovuto essere scavata per una profondità di venti