Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/195

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Dietro queste considerazioni cominciai a pensare al bisogno di dar qualche ordine ai miei cenci, ch’io chiamava vestiti. Aveva già logorati tutti i miei giustacuori, e mi affaccendava ora a provare se potessi cavare fuori alcuni saioni dalle casacche da marinaio e da altri materiali che aveva; così divenni un sarto o piuttosto un rattoppatore di stracci, chè da vero avrebbe fatto pietà il vedermi in questo mestiere. Pure m’ingegnai di fare due o tre saioni nuovi, che sperai mi durassero un bel pezzo. Quanto a brache le mie esperienze furono da vero assai triste.

Dissi già ch’io era solito conservare le pelli de’ quadrupedi da me uccisi; io le attaccava stese sopra pali affinchè si seccassero al sole, per la quale operazione alcune divenivano sì dure che poteano ben servire a poco; ma altre ne trovai di grand’uso. La prima cosa che ne feci, si fu un gran berrettone col pelo volto all’infuori, onde non