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Viaggio marittimo intorno all’isola.



Ancorchè il mio piccolo naviglio fosse terminato, la proporzione di esso non corrispondeva menomamente all’intento ch’io mi avea prefisso quando lo fabbricai; quello cioè di avventurarmi alla volta della terra ferma da me scoperta distante oltre a quaranta miglia dall’isola; per conseguenza la picciolezza della mia navicella bastò a farmi mettere da banda questo disegno al quale più non pensai. Tal mia navicella nondimeno poteva, a quanto sembrommi, servirmi a girare dintorno all’isola; e questo fu il disegno che sopravvenne all’altro rimasto privo d’effetto; perchè avendo io già, come dissi altrove, veduta una parte di spiaggia opposta attraversando il paese per terra, le scoperte fatte in quel mio piccolo pellegrinaggio m’invogliarono sempre più di vedere il rimanente della costa; onde non pensai più che a veleggiare intorno dell’isola.

A tal fine, per fare tutte le mie cose ponderatamente, adattai un piccolo albero alla mia navicella, formandogli una vela con alcuni pezzi di vele del vascello naufragalo de’ quali aveva una buona quantità presso di me. Eseguite tali operazioni, provai questo mio bastimento e lo vidi in istato di veleggiare assai bene. Allora lavorai ai due lati di esso alcuni ripostigli od armadi per collocarvi in sicuro dalla pioggia o dagli sprazzi dell’acqua le mie provvigioni, munizioni o quant’altro occorresse alla divisata corsa; in oltre scavata nell’interno della barca una lunga fenditura che potesse contenere il mio moschetto, la copersi di una cortina affinchè esso non prendesse l’umido.

Formata una specie di scassa su la poppa, vi conficcai il mio ombrello a guisa d’un albero di nave: esso, sovrastando al mio capo,